A Gemona il saluto ai volontari del Nord Italia: il raduno chiude guardando all’eredità del sisma

Conclusione alla caserma Goi-Pantanali per il raduno della Protezione civile: al centro il modello nato dopo il 1976 e le sfide delle emergenze di oggi.

04 ottobre 2026 14:18
A Gemona il saluto ai volontari del Nord Italia: il raduno chiude guardando all’eredità del sisma -
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Non è stata solo la chiusura di un appuntamento nazionale, ma anche un ritorno a uno dei luoghi che più raccontano la storia recente del Friuli. A Gemona del Friuli si è concluso oggi, 4 ottobre 2026, il Raduno interregionale del volontariato di Protezione civile del Nord Italia, con una giornata finale che ha legato memoria, organizzazione e ruolo dei volontari.

Per il territorio udinese il significato dell’iniziativa è stato evidente: nel cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976, il raduno ha riportato al centro l’esperienza da cui è nato un modo di affrontare le emergenze che ancora oggi viene richiamato come esempio.

La parte conclusiva della manifestazione si è svolta alla caserma Goi-Pantanali, dopo la sfilata delle delegazioni nelle strade della città. Presenti, tra gli altri, il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e l’assessore regionale alla Salute con delega alla Protezione civile Riccardo Riccardi.

Gemona, chiuso il raduno della Protezione civile del Nord Italia nel segno del sisma del

Gemona come luogo simbolico del ricordo

La scelta della Goi-Pantanali ha dato alla cerimonia un valore ulteriore. Riccardi ha ricordato che questo spazio rientra tra quelli individuati per il percorso di commemorazione dei cinquant’anni dal sisma friulano. In quel contesto, è stato richiamato anche il sacrificio dei 29 alpini che persero la vita nel 1976.

Il passaggio ha riportato l’attenzione non soltanto sul dolore di quei giorni, ma anche su ciò che ne seguì: la capacità di tenere insieme soccorso, ricostruzione e continuità della vita delle comunità locali. Nel suo intervento, l’assessore ha richiamato la scelta di difendere i paesi, il lavoro e la presenza delle persone nei loro territori.

Gemona, chiuso il raduno della Protezione civile del Nord Italia nel segno del sisma del

In questo quadro, Riccardi ha citato anche figure istituzionali di quella stagione come Antonio Comelli e Mario Toros, collegando quel periodo alle infrastrutture e alla nascita dell’Università di Udine, considerate parte di una visione più ampia maturata nel dopo terremoto.

Il modello Friuli richiamato dagli interventi

Uno dei temi più presenti durante la giornata è stato il cosiddetto modello Friuli. Musumeci ha indicato proprio nell’esperienza maturata dopo il sisma una delle basi del sistema di Protezione civile costruito in Italia, fondato sulla collaborazione tra livelli istituzionali e componenti operative diverse.

Fedriga e Riccardi hanno insistito sul valore del volontariato come tratto distintivo del Friuli Venezia Giulia. Nelle parole della Regione, si tratta di una risorsa cresciuta negli anni fino a diventare parte essenziale di una struttura capace di operare ben oltre i confini regionali.

Gemona, chiuso il raduno della Protezione civile del Nord Italia nel segno del sisma del

Dal 1976 alle emergenze affrontate oggi

Nel corso della cerimonia è emerso anche quanto il sistema regionale si sia trasformato nel tempo. Riccardi ha richiamato il percorso che, a partire dalla macchina dei soccorsi del 1976, portò Giuseppe Zamberletti a definire il moderno impianto della Protezione civile, con i volontari inseriti stabilmente accanto alle istituzioni.

Accanto alla memoria, il confronto si è spostato sulle necessità operative di oggi. L’assessore ha ricordato attività molto diverse tra loro, dall’accoglienza di chi fuggiva dalla guerra in Ucraina agli aiuti inviati in Turchia dopo il terremoto, fino alla gestione dell’emergenza pandemica. Un quadro che, secondo la Regione, rende indispensabili investimenti sulle competenze e sul capitale umano.

Gemona, chiuso il raduno della Protezione civile del Nord Italia nel segno del sisma del

Il raduno, sviluppato tra Gemona, Venzone e altri comuni dell’area, ha coinvolto centinaia di operatori, confermando la centralità dell’Alto Friuli in una riflessione che riguarda l’intero sistema del Nord Italia.

Il confronto aperto su volontari e responsabilità

Tra i passaggi affrontati a Gemona anche quello relativo al provvedimento in discussione in Parlamento sulle responsabilità di volontari e sindaci durante le emergenze. Riccardi ha sostenuto la necessità di definire un quadro più chiaro per chi presta servizio nelle situazioni più delicate.

Il punto, secondo l’assessore, è evitare che disponibilità e impegno civico si traducano in esposizioni eccessive sul piano personale e patrimoniale. Da qui il riferimento al dialogo in corso con Governo e Parlamento e al ruolo del ministro Musumeci nel recepire le richieste avanzate dalle Regioni.

Gemona, chiuso il raduno della Protezione civile del Nord Italia nel segno del sisma del

La chiusura del raduno lascia così a Gemona un messaggio doppio: custodire la memoria del 1976 e, allo stesso tempo, aggiornare gli strumenti con cui il territorio e il Paese rispondono alle crisi. Nel ringraziamento finale ai volontari si è concentrato il senso della giornata, in un Friuli che continua a riconoscere nella Protezione civile uno dei suoi patrimoni più solidi.

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