A Osoppo il lavoro torna al centro: Fedriga propone un patto regionale su salari e futuro dei giovani
Alla Fantoni confronto tra Regione, Confindustria Udine e Governo su industria, salari, energia e ricostruzione. il confronto tra istituzioni e imprese su industria, ricostruzione, energia e redditi.
Dal cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli arriva anche un messaggio rivolto all'economia di oggi. A Osoppo, negli spazi della Fantoni, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha riportato al centro il tema del lavoro e dei redditi, rilanciando l'idea di un libro bianco condiviso con imprese e parti sociali.
La proposta, nelle intenzioni del governatore, dovrebbe servire a mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, sistema produttivo e rappresentanze del lavoro per affrontare una questione che tocca da vicino anche il territorio udinese: la tenuta del potere d'acquisto delle famiglie e le opportunità offerte alle nuove generazioni.
L'incontro, promosso da Regione e Confindustria Udine, rientrava nel programma per i 50 anni dal sisma del 1976 e ha scelto come filo conduttore il rapporto tra ricostruzione, fabbriche e sviluppo. Un tema particolarmente significativo in un'area che ha costruito parte della propria rinascita proprio sulla capacità industriale.
Il nodo dei salari e il progetto del libro bianco
Nel suo intervento conclusivo, Fedriga ha insistito soprattutto su un punto: la difficoltà crescente dei cittadini nel mantenere il proprio tenore di vita. Da qui la necessità, secondo il presidente, di uno strumento di confronto stabile che permetta di ragionare su occupazione, redditi e prospettive, con l'obiettivo di sostenere i consumi interni e dare maggiore sicurezza alle famiglie.
Il governatore ha chiuso i lavori insieme al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, collegato in videoconferenza. Il passaggio più politico del suo intervento è stato proprio quello legato alla costruzione di un'intesa larga sul lavoro, pensata come risposta concreta a un quadro economico che pesa sui bilanci domestici.
Industria, transizione energetica e infrastrutture
Fedriga ha poi allargato il discorso al contesto europeo e internazionale, collegando i problemi locali alle scelte industriali più ampie. Ha richiamato la necessità di evitare, a suo giudizio, una transizione ecologica impostata in modo ideologico, perché rischierebbe di indebolire le imprese del territorio e di favorire mercati concorrenti fuori dall'Europa.
Nel ragionamento del presidente rientrano anche i temi della sovranità tecnologica ed energetica, con riferimento a comparti considerati strategici come microchip, batterie e terre rare. Nello stesso passaggio ha sostenuto la necessità di sbloccare le resistenze su opere logistiche, produttive ed energetiche, citando anche il nucleare tra le opzioni da discutere senza preclusioni.
Il valore della ricostruzione nel racconto delle istituzioni
Ad aprire i saluti istituzionali è stata l'assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha letto il terremoto del 1976 come un passaggio decisivo non solo sul piano materiale, ma anche sotto il profilo sociale ed economico. Nella sua riflessione, quella stagione ha favorito una maggiore apertura verso impresa, innovazione e iniziativa diffusa.
Zilli ha richiamato il cosiddetto modello Friuli, fondato sul lavoro e su una forte rete di solidarietà, sottolineando come a mezzo secolo da quei fatti il territorio possa contare su basi economiche solide e su un rapporto stretto tra istituzioni e mondo produttivo. Un legame che, nella ricostruzione, ha avuto un ruolo determinante.
Riccardi: emergenze gestite e investimenti sul territorio
Nella tavola rotonda dedicata alla ricostruzione industriale è intervenuto anche l'assessore regionale alla Salute e Protezione civile Riccardo Riccardi, insieme ad Antonio Gozzi, vicepresidente di Confindustria con delega ad Autonomia strategica europea, Piano Mattei e Competitività.
Riccardi ha posto l'accento sulla distanza tra la velocità delle emergenze e i tempi del quadro normativo, ritenuto non sempre adeguato a risposte rapide. Nel suo intervento ha citato anche l'esperienza della pandemia, osservando come alcuni vincoli amministrativi abbiano complicato l'azione pubblica.
I numeri richiamati dall'assessore fotografano l'impegno degli ultimi anni: dal 2018 a oggi, ha ricordato, sono state affrontate sette emergenze nazionali, con 3.500 opere concluse e investimenti pari a 1 miliardo di euro. Per Riccardi, la capacità di tenuta di un sistema si vede soprattutto nelle scelte che producono effetti nel medio e lungo periodo.
Nel finale del suo intervento ha aggiunto un altro tema: il passaggio di competenze ai più giovani. Un aspetto che, anche per il Friuli di oggi, chiama in causa scuola, formazione e investimenti capaci di accompagnare il ricambio generazionale.
Gli ospiti del confronto alla Fantoni
A moderare la mattinata è stato il giornalista Marco Panara. In apertura è intervenuto il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo; presenti anche il sindaco di Osoppo Lorenzo Tiepolo, il presidente dell'Associazione Comuni terremotati e sindaci della Ricostruzione del Friuli Roberto Revelant, il presidente di Piccola Industria e vicepresidente Confindustria Fausto Bianchi e, in collegamento, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
Il programma ha dato spazio anche alle testimonianze degli imprenditori che hanno attraversato la stagione della ricostruzione friulana. In presenza è intervenuto Carlo Burgi, mentre sono stati proposti contributi dedicati a Rino Snaidero, commentato dal figlio Edi, e ad Andrea Pittini, con l'intervento di Eugenio Del Piero, già direttore di Confindustria Udine.
La parte conclusiva ha ospitato anche un approfondimento economico con lo studio della Banca d'Italia sugli effetti della ricostruzione. A discuterne sono stati l'economista Sauro Mocetti e Daniele Franco. A Osoppo, tra memoria del sisma e sfide industriali, il messaggio emerso è stato chiaro: il lavoro resta uno dei terreni decisivi per il futuro del territorio udinese.