A Venzone il dialogo con la Slovenia riparte dalle case e dalla sicurezza in montagna
Nel comune friulano un confronto tra istituzioni, parchi e tecnici su rischio sismico, patrimonio edilizio e futuro delle comunità alpine.
Il futuro della montagna passa anche da come si continua a viverla, casa per casa, servizio per servizio. È da questo nodo molto concreto che a Venzone si è sviluppata la giornata di confronto “Abitare il Confine – Il paesaggio insegna”, appuntamento ospitato lunedì 5 ottobre e dedicato ai temi dell’abitare nelle aree alpine tra Friuli e Slovenia.
Per il territorio udinese la scelta di Venzone non è casuale. Il paese resta uno dei riferimenti più forti quando si parla di ricostruzione dopo il sisma del 1976 e oggi torna al centro di una riflessione che guarda avanti: sicurezza degli edifici, prevenzione, tenuta dei servizi locali e contrasto allo svuotamento dei paesi di montagna.
L’iniziativa è stata promossa da Ater Udine, dalla Riserva della Biosfera transfrontaliera MaB UNESCO Alpi Giulie e dal Comune di Venzone, mettendo allo stesso tavolo amministratori, realtà dei parchi, università e professionisti dei due versanti del confine.
Un confronto che riguarda da vicino anche l’area udinese
Il punto di partenza condiviso durante il convegno è che le Alpi Giulie vanno lette come un sistema unico, dove i problemi non si fermano alla linea amministrativa tra Stati. Fragilità ambientali, tutela del paesaggio, gestione del rischio e qualità dell’abitare toccano infatti comunità che, pur in contesti diversi, si trovano a misurarsi con questioni molto simili.
In apertura sono intervenute la presidente di Ater Udine Vanessa Colosetti e, in collegamento, il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava. La prima sessione, dedicata al rapporto tra territorio e prevenzione, ha messo al centro il paesaggio come strumento utile per comprendere criticità e risorse.
A portare i rispettivi contributi sono stati Uroš Brežan, direttore del Parco nazionale del Triglav, Anna Micelli, presidente dell’Ente parco naturale delle Prealpi Giulie, e il geologo Luca Bincoletto, con il coordinamento di Stefano Santi. Dal dibattito è emersa l’idea di un ambiente condiviso, nel quale acqua, biodiversità, insediamenti umani e trasformazioni del territorio restano strettamente legati.
Micelli ha richiamato proprio questa interdipendenza, sottolineando come leggere il paesaggio significhi coglierne anche i segnali più delicati, utili alla protezione del territorio e alla vita delle comunità che lo abitano.
La lezione della ricostruzione e il tema delle aree interne
Nel corso dell’incontro, Ater Udine ha posto l’attenzione su un aspetto centrale per molti comuni della provincia: parlare di abitare in montagna non vuol dire solo discutere di alloggi, ma di condizioni complessive che permettano alle persone di restare. Dentro questo quadro rientrano la qualità del costruito, la sicurezza, i collegamenti e i servizi di prossimità.
Il caso di Venzone è stato richiamato non come semplice memoria storica, ma come esperienza da osservare per capire come un territorio colpito da un terremoto possa ricostruire identità urbana e capacità di futuro. Nel confronto è entrata anche l’esperienza di Bovec, sul versante sloveno, in una logica di scambio tra aree montane che hanno conosciuto eventi e percorsi comparabili.
Da qui anche una visione meno difensiva della montagna: non soltanto spazio fragile da proteggere, ma luogo in cui creare nuove occasioni di vita, lavoro e permanenza. Un’impostazione che nel Friuli collinare e montano si intreccia con il tema, sempre aperto, della tenuta demografica dei piccoli centri.
Edifici sicuri, prevenzione e collaborazione stabile tra enti
Tra i temi affrontati durante la giornata hanno trovato spazio la sicurezza del patrimonio edilizio e la necessità di trasformare la memoria dei terremoti in pratiche utili per il presente. L’obiettivo, emerso più volte, è rafforzare una cultura condivisa della prevenzione, capace di unire conoscenza tecnica, pianificazione e ascolto dei territori.
Secondo quanto discusso a Venzone, il lavoro da fare passa anche dalla costruzione di rapporti stabili tra istituzioni, tecnici e mondo accademico, guardando a modelli già sperimentati in altre zone d’Italia: recupero del patrimonio esistente, nuovi servizi locali e soluzioni abitative pensate per sostenere il ritorno o la permanenza nelle aree interne.
Alla giornata hanno preso parte anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e al Territorio Cristina Amirante, Natalino Gattesco, ingegnere e docente di Tecniche delle costruzioni all’Università di Trieste, e Lorenzo Puzzi, direttore di Ater Udine e Ater Pordenone.
Il messaggio uscito dall’incontro è chiaro: per i territori di montagna dell’udinese, il confine con la Slovenia può diventare un punto di collaborazione concreta più che una separazione. Venzone, con la sua storia e la sua posizione, si conferma così un luogo simbolico ma anche operativo da cui far partire un ragionamento sul futuro delle comunità alpine.