Acque reflue trattate, da Udine parte il piano CAFC per il riuso in Fvg

Via libera a uno studio regionale e a due interventi tra San Giorgio di Nogaro e Lignano. Obiettivo: meno pressione sulle falde e più riserva idrica.

01 maggio 2026 06:43
Acque reflue trattate, da Udine parte il piano CAFC per il riuso in Fvg -
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UDINE – Il riutilizzo delle acque depurate entra in una fase più concreta in Friuli Venezia Giulia, con CAFC impegnata a mettere a punto un piano su scala regionale e due progetti operativi destinati a industria e agricoltura. Il tema riguarda da vicino anche il territorio udinese, sia per il ruolo del gestore sia per la necessità di trovare nuove risposte alla crescente pressione sulle risorse idriche.

L’impostazione del lavoro è duplice: da una parte uno studio complessivo sul possibile impiego delle acque reflue urbane trattate, dall’altra due interventi mirati in aree considerate strategiche. L’obiettivo dichiarato è ridurre il ricorso alle fonti tradizionali, in particolare alle falde, e rafforzare la capacità del sistema di reggere periodi di scarsità.

Due progetti concreti accanto al masterplan

CAFC, come capofila della rete Smart Water Management FVG e in collaborazione con gli altri gestori, avvierà quindi un masterplan regionale dedicato al riuso delle acque reflue urbane per usi non potabili, in particolare irrigui e industriali.

Accanto a questo quadro generale sono stati indicati due cantieri progettuali specifici. Il primo riguarda San Giorgio di Nogaro, dove è previsto un percorso condiviso con il Consorzio Industriale COSEF per realizzare un acquedotto duale nell’area industriale dell’Aussa Corno. Il secondo interessa Lignano Sabbiadoro, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, con destinazione agricola.

Il principio è quello di utilizzare acqua depurata e successivamente affinata per impieghi che non richiedono acqua potabile. In questo modo si punta ad alleggerire i prelievi dalle risorse più pregiate e a costruire un sistema più flessibile in un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico.

Le risorse approvate da AUSIR

Il pacchetto degli interventi è stato inserito tra quelli approvati da AUSIR, l’Autorità unica per i servizi idrici e i rifiuti del Friuli Venezia Giulia. Per lo studio di fattibilità del masterplan regionale sono stati destinati 400 mila euro.

Per i due interventi seguiti da CAFC, a San Giorgio di Nogaro e Lignano Sabbiadoro, la dotazione complessiva arriva invece a sette milioni di euro tra progettazione e realizzazione. Si tratta quindi di un passaggio che non resta solo teorico, ma che apre alla costruzione di soluzioni applicabili sul territorio.

Industria e agricoltura: i fabbisogni al centro

Nel caso del polo industriale, il lavoro partirà dalla domanda reale delle imprese. CAFC ha infatti predisposto una survey rivolta al COSEF per capire quali aziende potrebbero utilizzare l’acqua affinata, quali volumi servirebbero, quale qualità sarebbe necessaria e quali adeguamenti interni potrebbero essere richiesti.

L’idea è evitare progetti costruiti su stime generiche, impostando invece l’infrastruttura sui bisogni effettivi degli utenti. Un approccio che dovrebbe consentire di calibrare meglio investimenti e caratteristiche tecniche del sistema.

Per l’ambito agricolo, invece, esiste già un Documento di fattibilità delle alternative progettuali relativo al trattamento dell’acqua in uscita dal depuratore di Lignano e al suo successivo utilizzo per l’irrigazione. Lo studio ha già messo in evidenza non solo gli aspetti tecnici, ma anche quelli gestionali e i costi di esercizio, ritenuti decisivi per passare dalla teoria all’applicazione.

Il punto decisivo resta la sostenibilità economica

Se dal punto di vista tecnico il riuso delle acque depurate viene considerato una strada praticabile, la questione più delicata resta quella dei costi. Il presidente di CAFC, Salvatore Benigno, ha richiamato proprio questo aspetto, sottolineando che la soluzione potrà diffondersi davvero solo se risulterà sostenibile per chi dovrà adottarla.

In altre parole, l’acqua affinata dovrà essere competitiva rispetto ai costi di approvvigionamento da falda o da altre fonti. In un quadro in cui pesano già gli aumenti lungo la filiera, ulteriori oneri rischierebbero di scoraggiare sia le imprese sia il comparto agricolo.

Per questo CAFC indica la necessità di valutare strumenti incentivanti che riconoscano il beneficio ambientale prodotto dal minor prelievo di acqua primaria e dalla riduzione della pressione sugli ecosistemi. Tra le ipotesi richiamate c’è anche un meccanismo premiale simile a quello dei certificati bianchi nel settore energetico, una sorta di “certificati blu” per favorire chi sceglie di sostituire parte dei consumi con risorsa affinata. La partita, dunque, si giocherà non solo sulla tecnologia, ma anche sulla capacità di rendere il riuso davvero conveniente e stabile nel tempo.

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