Caldo sempre più in alto anche in Friuli: il 2025 entra tra gli anni più roventi mai registrati

Il nuovo rapporto sul clima regionale colloca il 2025 al terzo posto negli ultimi 125 anni. Nel dossier anche piogge irregolari, mare più caldo e scenari per l’adattamento.

06 luglio 2026 23:37
Caldo sempre più in alto anche in Friuli: il 2025 entra tra gli anni più roventi mai registrati -
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Il Friuli Venezia Giulia archivia un altro anno segnato da temperature eccezionali, e il dato riguarda da vicino anche il territorio udinese. Il 2025, secondo il nuovo quadro tracciato da Arpa Fvg, si colloca infatti tra gli anni più caldi osservati in oltre un secolo di rilevazioni regionali.

Il bilancio è stato presentato a Trieste con il report “Segnali dal clima in Fvg 2026” e con il secondo numero della rivista “Terra rara”, pubblicazioni che raccolgono analisi e contributi scientifici utili a leggere come stanno cambiando ambiente, coste, lagune e mare della regione.

Per il Friuli, e quindi anche per l’area udinese, il tema non è solo statistico. Le tendenze climatiche incidono sulla gestione del territorio, sull’acqua, sull’agricoltura e sulla pianificazione degli interventi futuri, mentre gli enti scientifici regionali insistono sulla necessità di trasformare i dati in scelte concrete.

Il 2025 tra i più caldi da quando si misura il clima regionale

Il dato che spicca nel rapporto è netto: il 2025 è stato il terzo anno più caldo in Friuli Venezia Giulia negli ultimi 125 anni. Le precipitazioni, considerate nell’insieme, non si sono discostate molto dai valori medi, ma la loro distribuzione nell’arco dei mesi è risultata molto discontinua.

Questa alternanza ha contribuito a rendere più fragili alcuni equilibri, favorendo anche episodi intensi come quelli segnalati nel bacino dello Judrio. Il quadro che emerge è quello di una regione dove non conta soltanto quanta pioggia cade, ma soprattutto come e quando cade.

Mare, lagune e coste: i segnali più evidenti

Una parte importante del dossier è dedicata agli ambienti costieri, con indicatori che fotografano una pressione crescente. Nel 2025 il livello medio del mare ha raggiunto uno dei valori più elevati mai osservati, mentre nel Golfo di Trieste la temperatura media annua dell’acqua è stata la seconda più alta da quando esistono le serie storiche.

Sono dati che riguardano direttamente le aree marine e lagunari della regione, ma che hanno riflessi più ampi sull’intero sistema friulano, dalle attività economiche all’equilibrio ambientale. Il documento nasce proprio con l’obiettivo di offrire una base condivisa per le politiche di mitigazione e adattamento.

Il contributo degli enti scientifici, con l’Università di Udine

Le due pubblicazioni sono state coordinate da Arpa Fvg con il supporto degli enti del Gruppo clima Fvg: Cnr, Ogs, Ictp, Università di Trieste e Università di Udine. La presenza dell’ateneo udinese nel lavoro scientifico sottolinea il legame diretto del territorio con l’osservazione dei cambiamenti in corso.

Durante la presentazione, l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro ha richiamato la linea della Regione: usare monitoraggi e conoscenze tecniche come strumenti a disposizione di cittadini, amministrazioni e comunità, anche in vista della Strategia e del Piano regionale per mitigazione e adattamento climatico.

Il numero estivo di “Terra rara” guarda ai fenomeni della stagione

Accanto al report è stato illustrato anche il nuovo numero di “Terra rara”, costruito attorno al tema dell’estate. La rivista affronta diversi aspetti ambientali, dalla meteorologia stagionale alla salvaguardia del mare, con uno spazio dedicato anche alla divulgazione.

Tra i contenuti compaiono approfondimenti sulla grandine in Friuli Venezia Giulia, sugli indici collegati all’ozono e al bilancio idrico, oltre a un focus sull’ecosistema marino che tocca temi come l’inquinamento non immediatamente visibile e il rumore subacqueo prodotto dalle attività umane.

Nel corso dell’incontro è stato richiamato anche il video “Micro”, proposto come esempio di educazione ambientale: piccoli rifiuti lasciati in montagna possono arrivare, nel tempo, fino al mare, mostrando quanto siano stretti i collegamenti tra aree interne e ambiente costiero. È un messaggio che riguarda da vicino anche il Friuli collinare e montano, dove la prevenzione passa prima di tutto dai comportamenti quotidiani.

Gli interventi lungo il litorale e gli scenari futuri

Tra i temi affrontati anche le possibili risposte ai cambiamenti climatici sulla costa regionale. Sono stati citati il progetto per Barcola e quello per il recupero delle dune a Grado e Lignano, indicati come esempi di soluzioni basate sulla natura per la difesa del litorale.

Resta inoltre aperto il capitolo delle aree più esposte agli allagamenti, con attenzione rivolta in particolare a contesti delicati come Grado e Aquileia. Il lavoro di analisi, spiegato durante la presentazione, serve a orientare decisioni che non riguardano solo la fascia costiera, ma l’intera regione, compreso l’entroterra udinese chiamato a misurarsi con estati sempre più calde e con piogge meno regolari.

Il quadro che esce dai nuovi documenti è quindi quello di un Friuli Venezia Giulia che deve adattarsi a mutamenti ormai evidenti. Per Udine e il suo territorio, il valore di questi dati sta proprio qui: leggere in anticipo i segnali per non trovarsi impreparati davanti a fenomeni destinati a pesare sempre di più sulla vita quotidiana e sulla gestione del territorio.

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