Tolmezzo, dopo il sequestro del collare elettrico le associazioni chiedono una tutela immediata per il cane
Collare elettrico sequestrato a Tolmezzo: PAI FVG e Animal Pride chiedono protezione per il cane e interventi più rapidi.
TOLMEZZO – Il sequestro del collare elettrico deve essere seguito da un provvedimento di protezione per il cane. È la richiesta del Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia e di Animal Pride Defending Association, che sollecitano l’allontanamento dell’animale dal proprietario e il suo affidamento a una struttura nella quale ricevere assistenza veterinaria e specialistica.
La presa di posizione arriva dopo l’intervento della Polizia locale della Comunità di Montagna della Carnia, che ha sequestrato il dispositivo su delega della Procura di Udine e denunciato un uomo di 50 anni per l’ipotesi di maltrattamento di animali. Nordest24 aveva già ricostruito gli accertamenti e il sequestro del collare a Tolmezzo, avviati a seguito degli esposti ricevuti dagli agenti. La denuncia non costituisce un accertamento definitivo della responsabilità del proprietario. Nordest24
La richiesta di mettere il cane al sicuro
Le due organizzazioni esprimono apprezzamento per l’operazione della Polizia locale, ma ritengono necessario un ulteriore intervento a tutela dell’animale.
«Il sequestro del dispositivo è un passo importante, ma non può essere l’ultimo», dichiarano Irene Giurovich, giornalista, attivista e portavoce del PAI FVG, e Patrizia Munarin, presidente di Animal Pride Defending Association.
La richiesta è che il cane venga affidato a una struttura protetta, dove veterinari e comportamentalisti possano valutarne le condizioni e individuare eventuali cure o percorsi di recupero. Le associazioni chiedono che questa protezione venga assicurata per tutta la durata delle cure e del procedimento.
Il tema dell’affidamento degli animali coinvolti in procedimenti per presunti maltrattamenti è stato affrontato anche nel caso della cagnolina Nina raccontato a Nordest24. VIDEO - Nordest24
Le preoccupazioni per le conseguenze delle scariche
Nel comunicato, Giurovich e Munarin richiamano sia la sofferenza fisica sia le possibili conseguenze sul comportamento di un cane sottoposto a scariche elettriche.
Secondo le associazioni, paura, ansia e difficoltà comportamentali rendono necessario considerare anche il recupero psicologico dell’animale, senza limitarsi alla rimozione del dispositivo.
«Lasciarlo nello stesso contesto in cui ha subito il maltrattamento significherebbe esporlo al rischio di ulteriori violenze», sostengono nella nota, ribadendo: «Non può mai trovarsi in uno stato di benessere un cane sottoposto alle scariche!».
Si tratta delle valutazioni espresse dalle due organizzazioni: nel comunicato non vengono riportati esiti di visite veterinarie sul cane di Tolmezzo.
Il divieto permanente di detenere animali
PAI FVG e Animal Pride Defending avanzano anche una richiesta più ampia: vietare permanentemente la detenzione di qualsiasi animale a chi venga riconosciuto responsabile di maltrattamenti, senza distinguere fra animali domestici e altre specie.
La posizione delle associazioni riguarda il rapporto fra responsabilità accertate e possibilità di continuare a custodire animali. Non viene riferita l’adozione di un simile provvedimento nel caso di Tolmezzo.
Le due sigle chiedono inoltre di chiarire se il cane sia impiegato nella caccia e se il proprietario sia un cacciatore. Qualora questa circostanza venisse confermata, sollecitano anche il ritiro della licenza venatoria. Il comunicato non conferma né l’attività del proprietario né l’impiego dell’animale.
Le organizzazioni riferiscono di avere trasmesso le proprie richieste all’autorità competente. Il loro impegno sulla tutela della fauna era emerso anche nell’intervento sull’operazione antibracconaggio a Caneva.
«Le verifiche devono partire dalla prima segnalazione»
Un altro punto della presa di posizione riguarda la tempestività degli accertamenti.
Le associazioni condividono l’invito della Polizia locale a segnalare situazioni di presunto maltrattamento, ma chiedono che ogni esposto venga preso in carico rapidamente, senza attendere ulteriori segnalazioni.
A loro giudizio, i cittadini che denunciano una situazione sospetta compiono un atto di responsabilità e devono poter contare su una risposta, senza sentirsi obbligati a insistere per ottenere attenzione.
La collaborazione fra cittadini, volontari e istituzioni era stata richiamata dalle stesse organizzazioni anche nella vicenda delle sostanze sospette nelle ciotole di una colonia felina a Pordenone.
Accertamenti rigorosi e tutela durante il procedimento
Le richieste conclusive comprendono verifiche più rapide, protezione immediata dell’animale e massimo rigore nell’accertamento delle responsabilità.
Le associazioni richiamano la normativa vigente e i principi della giurisprudenza sull’impiego di strumenti coercitivi e dolorosi, chiedendo, qualora vengano accertati reati, l’applicazione delle pene più severe e delle aggravanti pertinenti.
«La tutela degli animali maltrattati non può dipendere dal numero di segnalazioni ricevute: un solo esposto deve bastare per mettere in moto la macchina della protezione», concludono PAI FVG e Animal Pride Defending Association.