Enti di area vasta in Fvg, al via le firme: Friuli con capoluogo ad Aquileia

Presentata una proposta di legge popolare in Fvg: due soli enti intermedi tra Regione e Comuni, uno per il Friuli e uno per Trieste.

09 giugno 2026 06:56
Enti di area vasta in Fvg, al via le firme: Friuli con capoluogo ad Aquileia -
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È iniziata la raccolta firme per la proposta di legge popolare che ridisegna gli enti intermedi in Friuli Venezia Giulia in due sole aree vaste, una per il Friuli e una per Trieste. Per l’ente friulano il capoluogo indicato è Aquileia, con funzioni e sedi distribuite anche negli ex capoluoghi provinciali.

Il testo immagina una struttura intermedia ridotta a due soli livelli territoriali tra Regione e Comuni: da una parte il Friuli, dall’altra Trieste. Per il nuovo ente friulano viene indicata Aquileia come capoluogo, mentre per l’area triestina resterebbe Trieste.

Che cosa cambia per il Friuli

Dal punto di vista del territorio friulano, la proposta punta a superare l’attuale assetto degli enti intermedi attraverso un organismo pubblico con personalità giuridica autonoma, collocato tra amministrazione regionale e Comuni. I promotori motivano la scelta con l’esigenza di semplificare l’organizzazione istituzionale e contenere i costi.

Nella relazione che accompagna il progetto si richiama inoltre la specificità del Friuli Venezia Giulia, descritto come una realtà interna non uniforme sotto il profilo storico, geografico, linguistico e culturale. Da qui l’idea di riconoscere due grandi riferimenti territoriali distinti.

Il confine tra i due enti verrebbe fissato in corrispondenza della foce del Timavo. Per l’area friulana, oltre alla sede simbolica ad Aquileia, il testo prevede però una presenza diffusa delle funzioni istituzionali anche negli ex capoluoghi provinciali di Udine, Pordenone e Gorizia, con una disciplina statutaria dedicata alla turnazione delle sedute e alla collocazione di organi e uffici.

Aquileia capoluogo, ma con funzioni distribuite

La scelta di Aquileia viene legata al suo valore storico e culturale, anche in chiave internazionale, come luogo di riferimento per il Friuli. Allo stesso tempo, il progetto non concentra tutto in un solo punto: l’impianto immaginato dai promotori lascia spazio a un equilibrio territoriale che coinvolgerebbe anche Udine e gli altri centri già sede delle vecchie Province.

Per chi guarda la riforma dall’area udinese, questo è uno degli aspetti più rilevanti. Pur indicando Aquileia come capoluogo, il testo prova infatti a tenere insieme il peso amministrativo delle diverse aree del Friuli, evitando almeno sulla carta una centralizzazione rigida.

Funzioni, elezione diretta e risorse

Le competenze dei nuovi enti ricalcherebbero, per la parte propria, quelle assegnate alle Province nel resto d’Italia dal Testo unico degli enti locali, mentre ulteriori attribuzioni potrebbero arrivare con successive leggi regionali. Viene richiamato anche il principio di sussidiarietà verticale: alla Regione resterebbero le funzioni da esercitare unitariamente, tutte le altre potrebbero essere trasferite al livello di area vasta se non più adatte ai Comuni.

Il progetto attribuisce ai due enti autonomia politica, statutaria e regolamentare. È prevista anche la possibilità di presentare atti consultivi agli organi regionali. Gli statuti dovrebbero inoltre disciplinare la partecipazione popolare e la tutela dei gruppi linguistici riconosciuti sul territorio regionale.

Quanto agli organi, vengono previsti consiglio, giunta e presidente. Per il Friuli i seggi in consiglio sarebbero calcolati in rapporto alla popolazione residente, con un rappresentante ogni 20 mila abitanti; per Trieste il numero fissato è di 20 consiglieri. Presidente e consiglio sarebbero scelti direttamente dai cittadini, con mandato di cinque anni rinnovabile una sola volta.

Sul piano economico, la proposta stabilisce che i due enti abbiano autonomia di entrata e di spesa. La Giunta regionale dovrebbe trasferire ogni anno una quota non inferiore a un decimo delle compartecipazioni erariali regionali ricavate dai rispettivi territori nell’anno precedente, oltre a coprire i costi iniziali di avvio.

Referendum, personale e superamento degli Edr

I promotori riconoscono che una riforma di questo tipo passerebbe anche da un referendum consultivo regionale, almeno per l’area friulana compresa tra Livenza e Timavo. Nel loro impianto, il voto popolare rappresenterebbe un passaggio di democrazia diretta utile a orientare il legislatore regionale, pur senza vincolo automatico sull’esito finale.

Un altro capitolo riguarda personale e strutture. Il testo ipotizza il trasferimento o l’assegnazione di personale regionale ai nuovi enti, privilegiando chi ha già lavorato nelle ex amministrazioni provinciali, con l’obiettivo di limitare nuove assunzioni e contenere l’impatto sui bilanci pubblici.

Se la legge dovesse essere approvata, i due enti subentrerebbero agli attuali Edr, assorbendone patrimonio e rapporti giuridici. Nella fase iniziale è prevista una gestione commissariale nominata dalla Regione, in attesa dell’elezione diretta dei nuovi organi. La consultazione, secondo il testo, potrebbe svolgersi solo in coincidenza con elezioni comunali.

A firmare la proposta sono dieci elettori del Friuli Venezia Giulia, tra cui Luca Campanotto, Stefano Colussi, Giorgio Marchesich, Franco Zotti, Lucio Vincenzo Tonelli, Barbara Moratti, Fausto Brunello, Guido Germano Pettarin, Andrea Zilli e Claudio Antonio Boaro. Ora il percorso passa dalla raccolta delle sottoscrizioni e, se l’iter andrà avanti, dal confronto politico in Consiglio regionale.

Aggiornamento

La raccolta firme è partita per la proposta di legge popolare che in Friuli Venezia Giulia punta a istituire due enti di area vasta tra Regione e Comuni, con confine fissato alla foce del Timavo. Per il Friuli il capoluogo indicato è Aquileia, ma il testo prevede anche una turnazione delle adunanze e una distribuzione di organi e uffici negli ex capoluoghi provinciali, mentre i promotori indicano come obiettivo la semplificazione del sistema e dei costi.

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