Fauna selvatica, dubbi sul numero di aiuto in provincia di Udine: esposto del PAI alla Regione

L’associazione animalista segnala chiamate senza risposta soprattutto nel pomeriggio e chiede verifiche su copertura, personale e contatti alternativi.

07 luglio 2026 08:59
Fauna selvatica, dubbi sul numero di aiuto in provincia di Udine: esposto del PAI alla Regione -
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Chi trova un animale selvatico ferito nel territorio udinese, in alcuni casi, rischia di non ricevere indicazioni tempestive. È il nodo sollevato dal Partito Animalista Italiano Fvg, che ha chiesto alla Regione di controllare il funzionamento del numero verde dedicato al recupero della fauna in difficoltà.

Al centro della segnalazione c’è il recapito 800 961969, indicato per gli interventi su animali feriti, piccoli caduti dal nido o esemplari che necessitano di assistenza. Secondo quanto raccolto dal coordinamento regionale del movimento, non sempre le chiamate troverebbero risposta e la situazione si presenterebbe con maggiore frequenza nelle ore successive al pomeriggio inoltrato.

Le segnalazioni arrivate dall’Udinese

Il caso riguarda in modo diretto la provincia di Udine, dove nelle ultime settimane sarebbero arrivate più testimonianze di cittadini rimasti senza un contatto utile proprio nel momento in cui cercavano supporto per un recupero. In alcune situazioni, viene riferito, il telefono continuerebbe a squillare; in altre partirebbe un messaggio automatico che segnala l’indisponibilità del servizio.

La richiesta di verifica è stata indirizzata agli uffici regionali competenti, dal Corpo forestale all’assessorato di riferimento, passando per direzioni e funzionari coinvolti nella gestione del servizio. Il punto, per il PAI Fvg, è capire se la copertura promessa sia effettiva anche nelle fasce orarie più delicate, quando le chiamate possono aumentare.

Cosa accade quando il numero non risponde

Secondo la portavoce regionale Irene Giurovich, l’assenza di una risposta immediata spinge spesso i cittadini a cercare da soli una soluzione. C’è chi si rivolge ad associazioni, chi prova a reperire contatti alternativi e chi decide personalmente di trasportare l’animale verso un centro di recupero.

Tra gli episodi richiamati nella segnalazione c’è quello di una residente di Cividale, che dopo vari tentativi andati a vuoto avrebbe accompagnato direttamente l’animale a Campoformido, dopo essersi confrontata con il Partito Animalista per capire come procedere. Un passaggio che, secondo il movimento, mostra quanto il problema ricada poi sui privati.

La richiesta di controlli su orari e operatori

Nella lettera inviata alla Regione viene chiesto di verificare quanti addetti siano realmente presenti nelle ore del pomeriggio e della sera. Il PAI sostiene infatti che in alcuni momenti la copertura potrebbe contare su un solo operatore per l’intera area provinciale, con inevitabili difficoltà se arrivano più richieste nello stesso arco di tempo.

Giurovich e il coordinatore regionale Fabio Rabak domandano anche un accertamento sull’appalto attivo dopo le ore 16, oltre a un monitoraggio concreto della tenuta del servizio nelle fasce dichiarate come operative. L’obiettivo è capire se il problema dipenda dall’organizzazione, dal numero di persone in servizio o dal sistema con cui vengono gestite le telefonate.

Le soluzioni proposte e il riferimento a Campoformido

Tra le misure suggerite compaiono canali più rapidi per contattare gli operatori, la possibilità di essere richiamati quando non si ottiene risposta, strumenti di messaggistica e numeri di reperibilità aggiuntivi. Il PAI chiede inoltre che le chiamate in arrivo possano essere tracciate anche quando il personale è già impegnato in un altro recupero.

Nella segnalazione viene citato anche il centro di recupero di Campoformido, gestito da Maurizio Zuliani, come destinazione raggiunta direttamente da alcuni cittadini quando il percorso ordinario non funziona. Per il coordinamento animalista, il tema non riguarda soltanto il soccorso agli animali, ma anche la necessità di dare indicazioni chiare e immediate a chi si trova davanti a un’emergenza.

La richiesta finale rivolta alla Regione è di accertare se il servizio sia realmente continuo in tutte le fasce annunciate e se gli strumenti oggi disponibili siano adeguati per il territorio udinese. In una stagione in cui gli interventi su nidiacei e fauna ferita tendono ad aumentare, il nodo dell’accessibilità del numero verde diventa un tema pratico prima ancora che organizzativo.

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