Ferragosto in centro, il Palio in miniatura richiama udinesi e visitatori: vince Roberta Turco
In piazza Matteotti la quarta edizione del “Pali di Avost”: 15 partecipanti, casate storiche e finale in corteo fino a via Mercatovecchio.
Il centro storico di Udine ha scelto la memoria come forma di festa. Nel pomeriggio di Ferragosto piazza Matteotti si è riempita per il “Pali di Avost”, appuntamento che ha riportato nel cuore cittadino un gioco-rievocazione ispirato agli antichi palii udinesi.
Attorno alla fontana di Giovanni da Udine si sono ritrovati residenti, famiglie, curiosi e turisti, in una città tutt'altro che vuota. La quarta edizione dell'iniziativa, nata dal Fogolâr Civic di Udin, ha messo in gara quindici concorrenti con cavalli e fantini in scala, inseriti in un percorso che richiama le vecchie corse un tempo legate alla Città Vecchia e poi spostate, alla fine del Settecento, verso il “Zardin Grant”.
Il successo di Roberta Turco
A imporsi è stata Roberta Turco, di Grions del Torre, dama del Gruppo Storico di Borgo Pracchiuso. La sua pedina, associata alla casata dei Valentinis, ha chiuso davanti a tutti conquistando il drappo vermiglio del Palio con l'aquila di Aquileia.
Dietro di lei si è piazzata Paola Taglialegne, di Latisana e residente a Udine, abbinata alla famiglia Moisesso. Per il secondo posto è arrivata la tradizionale “civuite”, oggi rappresentata da un salvadanaio dalle forme bovine. Terzo Eros Cisilino, presidente dell'ARLeF, con i colori dei nobili di Polcenigo.
Una gara tra casate e dadi di legno
Le iscrizioni e il sorteggio degli abbinamenti si sono svolti alla Galleria Italian Secret di piazza Matteotti. Ogni partecipante ha ricevuto un cavallo e una livrea collegati a una famiglia storica del territorio.
Le casate erano suddivise in tre ambiti: nobiltà udinese, castellani friulani e patrizi veneziani. L'avanzamento sul tracciato è stato deciso con dadi artigianali in legno realizzati dal rievocatore Sergio Copetti, elemento che ha dato alla competizione un tono insieme ludico e filologico.
La classifica è proseguita con Maria Luisa Ranzato al quarto posto, seguita da Marina Scagnetti e Albana Plos. Poi Renata Capria D'Aronco, Claudia Pascoletti, Franca Mattiussi ed Eduardo Dino Baschera. A pari merito all'undicesimo posto Alberto Travain e Francesco Nicolettis; quindi Marisa Celotti e Sergio Copetti.
In coda Ermano Beltrame, marito della vincitrice, abbinato alla famiglia Manin. A lui è andata la “purcite”, oggi trasformata in un salvadanaio a forma di maiale, nel solco di una tradizione riproposta con tono ironico e popolare.
Il richiamo alla storia di Udine e a Lodovico Manin
L'edizione di quest'anno ha voluto ricordare i trecento anni dalla nascita di Lodovico Manin, ultimo doge della Repubblica di Venezia. Per questo nella fontana sono state accostate le bandiere friulana e veneziana, con un richiamo simbolico a San Marco.
La presenza di costumi trecenteschi dentro una rievocazione che guarda al Settecento è stata letta dagli organizzatori come un ponte tra epoche diverse della storia udinese, compresa la fase medievale in cui la città accolse anche gli antenati dei Manin.
Una piazza che partecipa, non solo assiste
A sostenere il “Pali di Avost” sono stati, oltre al Fogolâr Civic di Udin e all'Arengo popolare, anche la Presidenza ARLeF, la Presidenza del Consiglio comunale, il Club per l'Unesco di Udine e il Gruppo Storico di Borgo Pracchiuso. Hanno collaborato inoltre Academie dal Friûl, Coordinamento Civico Udinese Borgo Stazione, Gruppo Storico Borgo Sette Stelle e Associazione Amici di Mercatovecchio.
Il senso dell'iniziativa resta quello di una manifestazione costruita dal basso, in cui la comunità cittadina sceglie di mettersi in gioco direttamente. Anche la dimensione linguistica ha avuto il suo peso, con interventi e momenti condivisi tra italiano, friulano, friulano cittadino e veneto udinese.
Tra i presenti anche Rita Nassimbeni, Renata Capria D'Aronco, Sergio Copetti e il sindaco di Buttrio Eliano Bassi.
La chiusura si è spostata poi in via Mercatovecchio, meta storica delle antiche competizioni: lì i partecipanti sono arrivati in corteo seguendo l'ordine della graduatoria, consegnando al Ferragosto udinese un finale di comunità, memoria e presenza in città.