Finto ufficiale al telefono, la segnalazione da Portogruaro richiama i casi già visti anche a Udine
Una donna racconta la chiamata ricevuta dalla madre: chi parlava si è presentato come comandante dei carabinieri e ha chiesto notizie su gioielli e oro.
Le truffe telefoniche che sfruttano il nome delle forze dell’ordine continuano a circolare e il racconto arrivato da Portogruaro riporta alla memoria episodi simili segnalati anche in Friuli. Questa volta a far scattare l’allerta è stata una chiamata ricevuta da un’anziana, poi raccontata dalla figlia Marta, che ha deciso di rendere pubblico l’accaduto per mettere in guardia altre famiglie.
Secondo la segnalazione, l’uomo al telefono si sarebbe qualificato come comandante dei carabinieri della città veneta, costruendo un discorso credibile attorno a una presunta indagine. Marta riferisce di avere già avvisato i carabinieri reali, invitando tutti a non fidarsi di interlocutori che chiedono dettagli su beni custoditi in casa.
Il racconto della chiamata
La conversazione, stando a quanto riferito, sarebbe partita dal riferimento a una rapina che avrebbe colpito una gioielleria, indicata con il nome Coassin. Da lì il presunto militare avrebbe sostenuto che l’auto della madre di Marta risultava in qualche modo collegata alla vicenda, citando anche la targa del veicolo.
Si tratta però di elementi riportati dalla persona che ha telefonato e usati, sempre secondo il racconto, per dare peso alla propria versione. La segnalazione non conferma che quella rapina sia davvero avvenuta nei termini descritti dal chiamante.
Le richieste sui preziosi in casa
Dopo aver introdotto il presunto scenario investigativo, l’interlocutore sarebbe passato alle domande più delicate: quali oggetti d’oro la donna avesse con sé e se possedesse gioielli riconducibili alla merce rubata. È proprio questo passaggio ad aver fatto emergere il sospetto di un tentativo di raggiro.
Lo scopo, in casi del genere, può essere quello di raccogliere informazioni sui valori presenti nell’abitazione o comunque sulle disponibilità della persona contattata. Nel resoconto diffuso da Marta non compaiono richieste immediate di denaro, né appuntamenti o accessi in casa, ma la telefonata viene indicata come fortemente anomala.
Dati personali già conosciuti
Un aspetto che ha colpito la famiglia riguarda le informazioni già in possesso di chi chiamava. Marta racconta infatti che l’uomo conosceva il numero del cellulare privato, quello di casa e l’indirizzo della madre.
Proprio questo dettaglio può rendere la conversazione più convincente, soprattutto per le persone anziane. Ma avere dati anagrafici o recapiti non prova affatto che chi chiama appartenga davvero all’Arma, né giustifica domande su oro, contanti o altri beni.
Un copione noto anche in Friuli
Per i lettori udinesi il meccanismo non è nuovo. Anche nel nostro territorio si sono già verificati episodi in cui i truffatori hanno usato la falsa identità di un carabiniere per conquistare fiducia e spingere le vittime a consegnare denaro o preziosi.
Uno dei casi ricordati più spesso è quello avvenuto a Udine ai danni di un’82enne, contattata con il pretesto di un incidente che avrebbe coinvolto la figlia. In quell’occasione erano stati portati via oro e contanti per circa 5mila euro, poi recuperati dai militari.
La precauzione più importante
Il consiglio, davanti a telefonate di questo tipo, è semplice: non dare indicazioni su ciò che si tiene in casa e chiudere subito la conversazione se emergono richieste sospette. Qualunque verifica va fatta richiamando autonomamente il 112, senza proseguire il contatto con chi si è presentato al telefono.
La vicenda raccontata da Portogruaro è un promemoria utile anche per Udine: parlare in famiglia di questi raggiri, soprattutto con i parenti più fragili o anziani, resta uno dei modi più efficaci per evitare che un finto appartenente alle forze dell’ordine riesca a ottenere fiducia e informazioni sensibili.