Fotovoltaico nell’area sud di Udine, pratica da completare prima di ogni via libera
La procedura resta sospesa dopo i rilievi emersi in Conferenza dei servizi. Al proponente è stato chiesto di integrare gli elaborati entro dieci giorni.
Per il progetto del parco fotovoltaico previsto nella parte sud di Udine non c’è, al momento, alcun passaggio conclusivo. La pratica resta infatti bloccata in attesa che vengano presentati documenti e chiarimenti ritenuti necessari dagli enti che hanno esaminato il fascicolo.
L’intervento riguarda l’area compresa tra via dei Tre Galli e via del Partidôr, un quadrante cittadino su cui l’attenzione del Comune resta alta soprattutto per gli effetti sul territorio e per le eventuali compensazioni legate all’impianto.
Al soggetto proponente sono stati concessi dieci giorni per trasmettere le integrazioni richieste. Se questo non accadrà, resterà la possibilità di ripartire con una nuova Procedura Abilitativa Semplificata, questa volta corredata da tutti gli atti previsti.
Il nodo delle integrazioni richieste
Dalla verifica svolta durante il procedimento sono emerse diverse mancanze negli elaborati depositati. Tra i punti da completare c’è anche il quadro delle compensazioni territoriali, tema considerato centrale da Palazzo D’Aronco perché rappresenta uno dei margini più concreti di ricaduta per la comunità locale.
Il riferimento è al valore economico atteso dalla produzione di energia nel corso della vita utile dell’impianto. Proprio su questo fronte l’amministrazione comunale intende mantenere un controllo puntuale, valutando con attenzione ciò che potrà essere riconosciuto al territorio nel caso in cui l’opera risulti compatibile con le norme vigenti.
Quale spazio ha il Comune nelle PAS
L’assessore alla Pianificazione territoriale Andrea Zini ha ricordato che, quando si parla di impianti fotovoltaici su aree private, il perimetro d’azione dei Comuni è ristretto. La normativa nazionale ed europea considera infatti la produzione da fonti rinnovabili un interesse pubblico prevalente, inserito nelle politiche di transizione energetica.
Per questo, nelle pratiche gestite con Procedura Abilitativa Semplificata, il ruolo degli enti locali si concentra soprattutto su verifiche formali e sostanziali: conformità degli elaborati, rispetto delle prescrizioni di legge e coerenza con gli strumenti urbanistici applicabili.
In sostanza, se un progetto presentato su area privata risponde ai requisiti fissati dalla legge, il Comune non dispone di strumenti ampi per fermarlo in via discrezionale. Da qui la scelta di insistere sul controllo degli atti e sugli aspetti che possono produrre effetti diretti per Udine, comprese le misure compensative.
Perché è stata convocata la Conferenza dei servizi
Nel caso dell’impianto previsto a Udine Sud, gli uffici comunali hanno deciso di attivare la Conferenza dei servizi anche se, nell’ambito di una PAS, questo passaggio non è obbligatorio. La decisione è servita a raccogliere osservazioni, pareri tecnici e richieste di completamento documentale prima di qualsiasi eventuale assenso.
Nel confronto sono stati coinvolti anche gli enti sovracomunali competenti per i profili ambientali e paesaggistici, tra cui Regione e Soprintendenza. Il quadro che ne è uscito ha portato appunto alla richiesta di integrazioni, passaggio indispensabile prima di andare oltre.
Il precedente richiamato dal Comune
L’amministrazione ha richiamato anche il caso dell’impianto di Paderno, spiegando che quella situazione era differente. In quel procedimento la Conferenza dei servizi non era stata convocata e l’esame del progetto era avvenuto inoltre in un contesto normativo non coincidente con quello attuale.
Per l’area sud della città la linea indicata dal Comune resta quindi quella della massima verifica: controllare fino in fondo il rispetto di tutte le prescrizioni e valutare con rigore anche il capitolo delle compensazioni, elemento ritenuto decisivo per misurare l’impatto reale dell’intervento su Udine.