Fusine, la vertenza Kito resta aperta: nessuna intesa sui 19 posti a rischio
Dal tavolo di Tolmezzo non arrivano svolte. Cresce la pressione politica perché l’azienda ritiri gli esuberi e presenti un progetto per il sito.
Per lo stabilimento Kito Chain di Fusine, in Valcanale, la trattativa non registra ancora il cambio di passo atteso dai lavoratori. Il confronto ospitato a Tolmezzo nella sede di Confindustria si è chiuso senza un’intesa, lasciando irrisolta la questione più delicata: i 19 posti di lavoro che l’azienda ha annunciato di voler tagliare.
È un passaggio che riguarda da vicino anche l’area udinese, perché il sito produttivo rappresenta da anni una presenza industriale significativa per una parte del territorio montano già esposta a fragilità demografiche e occupazionali. Proprio per questo il caso continua a essere seguito con attenzione anche sul piano istituzionale.
Il confronto a Tolmezzo non sblocca la situazione
Al tavolo si sono presentati la direzione di Kito Chain Italia e la delegazione sindacale unitaria formata da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Rsu. Dall’incontro, però, non è emerso alcun avanzamento concreto sul nodo degli esuberi, che resta quindi interamente aperto in vista del prossimo appuntamento.
La nuova riunione, attesa la prossima settimana, viene considerata un momento importante per capire se esistano margini reali per cambiare l’impostazione dell’azienda e avviare una discussione meno emergenziale, capace di guardare anche al futuro produttivo del sito.
La richiesta: stop ai licenziamenti e piano industriale
Sul caso sono intervenuti i consiglieri regionali del Partito Democratico Massimo Mentil e Massimiliano Pozzo, che definiscono l’esito del faccia a faccia un mancato risultato e chiedono di alzare l’attenzione sulla vertenza. Per i due esponenti dem, al prossimo incontro dovrà essere ribadita la contrarietà ai tagli occupazionali annunciati.
Accanto alla richiesta di fermare i licenziamenti, Mentil e Pozzo indicano come indispensabile la presentazione di un progetto industriale credibile. Il punto, nella loro lettura, non è soltanto gestire una fase difficile, ma capire quali prospettive l’azienda intenda garantire allo stabilimento di Fusine.
Un tema che pesa sull’equilibrio della montagna friulana
La vicenda, sottolineano i consiglieri regionali, non può essere letta solo dentro i confini aziendali. La Kito di Tarvisio, erede dell’esperienza ex Weissenfels, continua infatti ad avere un valore rilevante per l’economia locale e per il tessuto sociale della zona in cui opera.
In un contesto montano, la perdita di occupazione rischia di produrre effetti più ampi del semplice dato numerico. Ogni riduzione di personale può incidere sulla tenuta delle famiglie, sui servizi e sulla capacità del territorio di restare attrattivo per chi vi abita e vi lavora.
Per questo il prossimo passaggio negoziale viene visto come un banco di prova decisivo. Da lì si capirà se sarà possibile evitare i 19 esuberi e aprire finalmente una discussione strutturata sul futuro produttivo di Fusine, tema che nell’Udinese continua a essere seguito con particolare attenzione.