Gemona, 50 anni dal terremoto, la Messa del Tallero richiama unità e solidarietà

A Gemona la Messa del Tallero nel 50° del sisma del Friuli: memoria, unità e solidarietà come eredità viva.

06 gennaio 2026 15:14
Gemona, 50 anni dal terremoto, la Messa del Tallero richiama unità e solidarietà -
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GEMONA – Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, Gemona torna a interrogarsi sul proprio passato e, allo stesso tempo, a guardare avanti, rinnovando un patto profondo di unità e coesione che affonda le radici nella ferita più dolorosa e, insieme, più luminosa della sua storia recente. È questo il messaggio emerso con forza durante la tradizionale Messa del Tallero, celebrata nel Duomo cittadino e partecipata non solo dalla comunità gemonese, ma da tutto il Friuli.

A sottolineare il valore simbolico della ricorrenza è stata l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, presente alla celebrazione officiata dall’arcivescovo di Udine monsignor Riccardo Lamba e concelebrata dall’arciprete don Valentino Costante, proprio nell’anno che segna mezzo secolo dal sisma del 1976, che ebbe in Gemona il suo epicentro.

La memoria del sisma e lo spirito della ricostruzione

«Questa Messa – ha evidenziato Zilli – richiama lo spirito che seppe animare la comunità nell’immediatezza dell’emergenza e poi nella ricostruzione: coesione, solidarietà, aiuto reciproco e responsabilità condivisa». Valori che, secondo l’assessore, rappresentano un’eredità ancora viva, da custodire e riempire di significato soprattutto oggi, in una società che rischia derive di solitudine ed egoismo.

Il riferimento al terremoto del Friuli non è solo un atto di memoria, ma un invito a rendere quotidiano quello stesso patto comunitario che permise a Gemona e all’intera regione di rialzarsi dalle macerie, trasformando una tragedia in un esempio riconosciuto a livello internazionale.

Un patto che guarda alle nuove generazioni

Nel suo intervento, Zilli ha ribadito l’auspicio che quello spirito torni a essere parte integrante della vita di ogni giorno, alimentando le relazioni semplici, lo sport, la cultura, lo studio, i luoghi di incontro e il volontariato. Un’attenzione particolare è stata rivolta ai giovani, chiamati a essere protagonisti attivi della comunità: solo realtà unite e partecipate, ha sottolineato, possono davvero costruire futuro.

La Messa del Tallero, un rito unico

La Messa del Tallero rappresenta un rito unico nel panorama liturgico occidentale. Non si tratta di un atto di sottomissione tra potere civile e religioso, ma di un solenne gesto di lode della comunità, riconosciuta nella sua indivisibilità, al Signore della pace.

La celebrazione è stata preceduta dalla cerimonia civile sotto la loggia del Municipio, da cui è partito il corteo verso il Duomo, guidato dal sindaco Roberto Revelant e dalle autorità. L’ingresso solenne dell’arcivescovo Lamba e il tradizionale rito dell’aspersione hanno aperto la liturgia, seguiti dall’arrivo dei Re Magi, figure centrali della celebrazione dell’Epifania e simbolo secolare scolpito nella pietra del Duomo.

Tradizione, liturgia e gesti simbolici

Dopo l’omelia, è stato recitato il Credo secondo l’antica tradizione di Aquileia, privilegio riservato alle sedi apostoliche più antiche. È quindi avvenuta la consegna del Tallero, dono solenne del sindaco all’arcivescovo, seguita dalla Berakhà, una delle più antiche benedizioni bibliche, e dal rito dell’incensazione, che attribuisce al sindaco un gesto raro nella liturgia occidentale, di origine bizantina.

A suggellare la celebrazione, il bacio della pace con il prezioso gioiello gotico del Lionello, la litania di origine antiochea e, dopo la benedizione pontificale, il canto dell’antifona Tu es Sacerdos Magnus.

Un messaggio che parla al presente

«Un segno di gratitudine e affetto per l’arcivescovo Lamba», ha concluso Zilli, ricordando come il presule si sia fermato a Gemona in preghiera per le vittime del sisma. Una celebrazione che continua a parlare al presente attraverso memoria, fede e unità, confermando Gemona come simbolo di una comunità capace di trasformare il dolore in responsabilità condivisa e visione collettiva.

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