IA, il Friuli scuote le Regioni: “Serve agire subito, non basta comprare tecnologia”

A Genova il FVG rilancia sull’IA: dati sovrani, data center diffusi e progetti concreti per servizi pubblici e sicurezza.

11 marzo 2026 18:31
 IA, il Friuli scuote le Regioni: “Serve agire subito, non basta comprare tecnologia” -
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L’intelligenza artificiale va affrontata con una visione politica, istituzionale e operativa, perché il suo impatto promette di cambiare in profondità il lavoro, i servizi pubblici e il rapporto tra cittadini e tecnologia. È questa la linea tracciata dall’assessore regionale ai Sistemi informativi del Friuli Venezia Giulia, Sebastiano Callari, intervenuto a Genova all’evento nazionale Regioni per l’Intelligenza Artificiale (Reg4IA), promosso dalla Presidenza del Consiglio insieme a Regioni e Province autonome.

Dal palco dei Magazzini del Cotone, nel cuore del Porto Antico, l’esponente della Giunta regionale ha lanciato un messaggio netto: l’IA non può essere trattata come un semplice aggiornamento tecnologico, né ridotta a una questione di software da acquistare. Secondo Callari, siamo davanti a una trasformazione che impone alle istituzioni di entrare davvero nel merito, di sperimentare e di costruire soluzioni reali nei settori che incidono ogni giorno sulla vita delle persone.

Per l’assessore, le Regioni hanno un compito decisivo perché operano in ambiti strategici come sanità, trasporti, organizzazione dei servizi, monitoraggio del territorio e gestione delle emergenze. Proprio per questo, ha spiegato, non possono limitarsi ad assistere al cambiamento, ma devono diventare protagoniste di una stagione nuova fatta di progetti, test, casi applicativi e capacità di governo della trasformazione digitale.

L’intervento di Callari si inserisce in un appuntamento che ha riunito oltre 700 esperti provenienti da tutta Italia, con la presenza di rappresentanti istituzionali, mondo accademico e amministrazioni pubbliche. Tra i partecipanti anche il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica e alla transizione digitale Alessio Butti.

Nel suo intervento, Callari ha evidenziato come la portata dell’IA vada oltre le grandi innovazioni del passato. Se molte invenzioni hanno aiutato l’uomo a migliorare il proprio lavoro, questa tecnologia – ha osservato – possiede la capacità di sostituire attività umane, ridefinendo processi, competenze e organizzazione economica e sociale. Per questo la risposta delle istituzioni deve essere all’altezza della sfida, con una presenza concreta e non formale.

Uno dei passaggi più forti del suo discorso ha riguardato il tema della sovranità dei dati. Callari ha richiamato l’attenzione sul rischio che sistemi di IA alimentati con basi informative esterne, lontane dal contesto italiano, possano finire per indebolire l’identità dei territori e la capacità democratica di governo dei processi. In altre parole, il nodo non riguarda soltanto l’efficienza tecnologica, ma il controllo delle informazioni che raccontano comunità, servizi, bisogni e patrimonio pubblico.

In quest’ottica, il Friuli Venezia Giulia rivendica la necessità di utilizzare dati propri – sanitari, territoriali, storici e amministrativi – per addestrare modelli sviluppati e governati in ambito nazionale o locale. Un’impostazione che punta a evitare una dipendenza totale dai grandi operatori internazionali, ai quali negli anni è già stata affidata una quantità enorme di informazioni.

Il tema si lega direttamente anche al futuro delle infrastrutture digitali. Per Callari, la tenuta del sistema passa dalla costruzione di una rete di data center distribuiti sul territorio nazionale, capace di evitare squilibri geografici e concentrazioni in poche aree. Una diffusione più ampia delle infrastrutture, secondo l’assessore, aiuterebbe a proteggere meglio i dati e a rendere più efficace la loro gestione, in un quadro nel quale il controllo pubblico e territoriale torna centrale.

La riflessione riguarda anche il modo in cui l’IA generativa dovrà essere integrata nella macchina pubblica. L’obiettivo indicato è chiaro: alimentare i sistemi con dati protetti, affidabili e governati all’interno di cloud e strutture nazionali o regionali, così da preservare autonomia decisionale, sicurezza e valore strategico dell’informazione.

Nel ragionamento dell’assessore c’è poi un altro punto politico preciso: la trasformazione digitale non può più essere vissuta come una pratica burocratica o come un insieme di norme astratte. Serve, invece, passare alla fase del fare, mettere a terra strumenti funzionanti, produrre valore pubblico e aiutare anche il tessuto economico nazionale a rimanere competitivo in una corsa sempre più veloce e globale. In questo senso, il messaggio lanciato da Genova si collega anche ai percorsi già avviati sul fronte dell’intelligenza artificiale a Padova, dove il dibattito sul rapporto tra innovazione e applicazioni concrete è sempre più centrale.

Il Friuli Venezia Giulia partecipa a Reg4IA all’interno del partenariato dedicato a resilienza e sicurezza del territorio, uno dei quattro tavoli interregionali previsti dal programma nazionale. Il gruppo è coordinato dalla Toscana e coinvolge anche Emilia-Romagna e Sardegna, con l’obiettivo di sviluppare strumenti avanzati a supporto del monitoraggio ambientale, del controllo delle infrastrutture strategiche, della lettura predittiva dei rischi naturali e antropici e della gestione delle emergenze.

Tra gli ambiti di lavoro figurano quindi applicazioni che possono incidere sulla prevenzione, sull’analisi dei fenomeni complessi e sulla capacità di risposta in contesti di criticità. In questa direzione, il progetto prevede anche un’azione pilota legata alle tecnologie 5G, considerate un tassello utile per migliorare tempestività e qualità delle rilevazioni sul territorio.

La partecipazione del FVG a Reg4IA si inserisce in una strategia più ampia che negli ultimi mesi ha visto la Regione attiva su più fronti legati alla modernizzazione dei servizi, alla tutela delle comunità e alla gestione intelligente delle informazioni. Un’impostazione che dialoga con altri dossier aperti sul territorio, dalla transizione energetica in Friuli Venezia Giulia fino ai progetti di digitalizzazione del settore agricolo, passando per iniziative che puntano a rafforzare il legame tra innovazione, identità e servizi.

Non è un caso che Callari abbia insistito sulla necessità di non lasciare l’IA nelle mani di pochi soggetti globali. Per l’assessore, il vero salto di qualità sta nel creare un modello italiano capace di valorizzare i territori, proteggere il patrimonio informativo pubblico e far crescere competenze locali. Un percorso che può avere ricadute dirette non solo sui grandi sistemi, ma anche su attività più vicine ai cittadini, dal governo urbano ai servizi di mobilità, fino alla lettura dei dati necessari a migliorare la qualità amministrativa. Un’impostazione che richiama anche altre esperienze regionali sul versante dell’innovazione civica e digitale, come il progetto DIGI R-L-F sul friulano nell’era digitale.

Da Genova, dunque, arriva una posizione politica precisa: l’intelligenza artificiale va governata con pragmatismo, investimenti e responsabilità pubblica. Non basta dotarsi di strumenti o rincorrere la novità del momento. Occorre costruire un ecosistema in cui dati, infrastrutture, competenze e casi d’uso siano coerenti con gli interessi del Paese e dei territori.

Per il Friuli Venezia Giulia, la sfida è già aperta. E il messaggio portato a Reg4IA punta a fissare una direzione chiara: usare l’innovazione per rafforzare i servizi, aumentare la sicurezza, sostenere le imprese e difendere la centralità dei dati come bene strategico. Un orientamento che si lega anche al lavoro regionale su temi sensibili come la resilienza dei territori e il ruolo delle comunità locali, in una fase in cui il rapporto tra tecnologia e amministrazione pubblica è destinato a diventare sempre più decisivo.

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