L’Udinese riparte dal Moretti: presentazione della nuova stagione nel parco simbolo dei bianconeri
A Udine la serata di lancio del 2026-2027 riporta club, tifosi e istituzioni in uno spazio che per decenni ha accompagnato la storia della squadra.
Per Udine non è stata soltanto una presentazione sportiva, ma un ritorno in un luogo che appartiene alla memoria cittadina. L’Udinese ha aperto ufficialmente la stagione 2026-2027 al Parco Moretti, scegliendo uno scenario che richiama direttamente le origini e una lunga parte del cammino bianconero.
La decisione di organizzare qui l’evento ha dato alla serata un significato che va oltre il calendario del calcio. Quel campo, per molti udinesi, resta infatti uno dei punti in cui il rapporto tra la squadra e la città si è costruito nel tempo, molto prima dell’approdo stabile allo stadio Friuli.
Alla presentazione era presente anche il vicesindaco Alessandro Venanzi, che ha richiamato il valore simbolico della scelta. Nelle sue parole, il Moretti rappresenta una sorta di casa storica per il club, uno spazio che conserva un legame profondo con una delle società più antiche del calcio nazionale.
Un parco che torna al centro della vita cittadina
Negli ultimi mesi il Parco Moretti ha già ospitato appuntamenti pubblici molto partecipati, come Burattini Senza Confini a luglio. La serata dedicata all’Udinese aggiunge così un altro tassello alla funzione del parco come luogo condiviso della città, capace di tenere insieme cultura, tempo libero e sport.
Per la realtà bianconera, però, questo spazio non è una semplice cornice. Il Moretti resta uno dei riferimenti più riconoscibili della propria identità, perché qui la squadra ha vissuto per oltre cinquant’anni una parte essenziale della sua storia.
Dal vecchio campo agli anni di Zico
Nel suo intervento, Venanzi ha ricordato che il legame con il parco non si è interrotto nemmeno dopo il trasferimento del calcio udinese allo stadio Friuli. Anche in seguito, infatti, l’area ha continuato a essere frequentata dalla squadra per le sedute di allenamento.
Tra le immagini richiamate durante la serata ci sono quelle dell’Udinese degli anni di Zico, quando proprio su quel prato si allenava una squadra entrata nell’immaginario sportivo della città. È un passaggio che ha riportato il racconto a una fase in cui il club cominciava ad affacciarsi su una dimensione internazionale.
Il vicesindaco ha sottolineato anche la continuità costruita dalla società nel tempo, ricordando la presenza dell’Udinese in Serie A da oltre trent’anni. Un traguardo che, nel suo ragionamento, si lega alla solidità del club e al rapporto mantenuto con il territorio.
Identità friulana e legame con la città
Un altro tema toccato durante l’incontro è stato quello della proprietà. Venanzi ha evidenziato come l’Udinese rappresenti ancora una realtà con guida italiana e friulana, aspetto considerato significativo in un calcio segnato sempre di più da capitali internazionali e da equilibri economici molto più complessi rispetto al passato.
Il riferimento non è stato solo societario, ma anche culturale. Nell’immagine restituita durante la presentazione, la squadra continua a essere letta come un pezzo dell’identità udinese e friulana, capace di tenere insieme appartenenza locale e presenza stabile ai massimi livelli del campionato.
Il via al 2026-2027 davanti alla sua gente
Nel finale c’è stato spazio anche per un ricordo personale: Venanzi ha raccontato di quando, negli anni Novanta, raggiungeva il Moretti per assistere agli allenamenti e di essersi appassionato da ragazzo all’Udinese di Zaccheroni, quella che aprì una nuova pagina europea per i bianconeri.
La serata al Parco Moretti ha così segnato il primo momento pubblico della nuova annata, con un’immagine molto precisa: squadra, tifosi e istituzioni di nuovo riuniti in un luogo che a Udine continua a parlare di calcio, memoria e appartenenza.