Nordest a 4 Zampe, accumulatori di animali: il racconto degli "Amici di Poldo" | VIDEO
Nordest a 4 Zampe su Nordest24: puntata con Silvia Zanella sul caso dei 43 gatti salvati nel Medio Friuli.
Martedì 28 aprile 2026 abbiamo trasmesso su Nordest24 una nuova puntata di Nordest a 4 Zampe, il format dedicato agli animali, alle adozioni, al volontariato e alle storie di rinascita raccontate dal territorio. La puntata, condotta da Silvia Zanella, ha affrontato un tema delicato e sempre più presente anche nei racconti di cronaca del Nordest: quello degli accumulatori di animali, persone che arrivano a detenere decine, talvolta centinaia, di animali in condizioni non compatibili con il loro benessere.
Al centro della puntata di Nordest a 4 Zampe c’è stato un caso concreto avvenuto nelle scorse settimane in un comune della zona del Medio Friuli, dove sono stati recuperati 43 gatti grazie all’intervento dell’associazione Gli Amici di Poldo di Aiello del Friuli, con il coinvolgimento del Comune e del servizio veterinario.
Nel corso della trasmissione, Silvia Zanella ha introdotto un argomento spesso frainteso: l’accumulo di animali viene a volte scambiato per amore, protezione o cura, ma può nascondere forme di disagio personale e trasformarsi in una situazione di forte sofferenza per gli animali coinvolti.
Ospite della puntata è stata Cristina Malvaso, dell’associazione Amici di Poldo di Aiello del Friuli, che ha raccontato l’intervento avvenuto nel Medio Friuli e il lavoro complesso svolto dai volontari per mettere in sicurezza i gatti, avviare le cure veterinarie e trovare soluzioni di accoglienza.
Per rispetto della delicatezza della situazione, durante la puntata non sono state mostrate immagini dell’abitazione in cui vivevano gli animali. La scelta è stata quella di raccontare i fatti con attenzione, dando spazio alla testimonianza diretta di chi è entrato in quella casa e ha visto le condizioni in cui i gatti erano costretti a vivere.
Il caso è partito da una richiesta di aiuto arrivata direttamente all’associazione. Una persona si è rivolta agli Amici di Poldo chiedendo supporto per portare via alcuni gatti detenuti nella propria abitazione. In un primo momento il numero stimato era di circa 30 animali, ma già quella cifra ha messo in allarme i volontari.
Di fronte a una situazione così ampia, l’associazione ha chiesto un sopralluogo congiunto con il servizio veterinario e con il Comune di riferimento. Qualche giorno dopo, i volontari sono potuti entrare nell’abitazione privata, dove hanno trovato un contesto pesante dal punto di vista igienico-sanitario, non adatto né agli animali né alle persone che vivevano all’interno.
La casa, secondo quanto raccontato in puntata, era in condizioni molto difficili. L’ambiente era buio, le finestre venivano tenute chiuse e oscurate da tapparelle e scuri, senza un adeguato ricambio d’aria. L’odore era acre, l’aria quasi irrespirabile e i gatti correvano ovunque, spaventati dalla presenza degli estranei.
Dentro l’abitazione i volontari hanno trovato pavimenti cosparsi di feci e urine, poche cassette igieniche rispetto al numero degli animali e una situazione di pulizia sostanzialmente assente. I gatti apparivano impauriti e non completamente a loro agio nemmeno con la persona che li deteneva.
Un altro elemento emerso durante l’intervento riguarda il cibo. La quantità disponibile non era sufficiente per tutti gli animali. Alcuni gatti avevano una corporatura nella norma, mentre molti altri erano magri, probabilmente perché non riuscivano ad avvicinarsi al cibo o perché il nutrimento scarseggiava.
Tra i primi animali recuperati c’erano anche quattro cuccioli con gravi problemi agli occhi, subito prelevati e portati in associazione. La fase di conteggio è stata complessa: i gatti si nascondevano sotto i divani, dietro i mobili, sulle mensole e in vari angoli della casa. La presenza di diversi gatti neri ha reso ancora più difficile il censimento visivo.
Alla fine, il numero iniziale di circa trenta gatti è cresciuto progressivamente. Continuando le catture e le verifiche, i volontari sono arrivati a contare 43 gatti.
Uno degli aspetti più preoccupanti emersi nel corso dell’intervento è stato il fatto che, secondo quanto riferito da Cristina Malvaso, i gatti non risultavano sterilizzati. Questo ha aperto il tema del rischio di nuove cucciolate e della possibile consanguineità, visto che molti animali potrebbero essere nati da accoppiamenti tra soggetti appartenenti allo stesso nucleo.
La mancata sterilizzazione, in una casa con decine di gatti, può portare in poco tempo a un aumento incontrollato del numero degli animali. Proprio per questo, in una prima fase si era pensato di prelevarli, sterilizzarli, identificarli con microchip, avviare le prime cure e poi riportarli temporaneamente nello stesso luogo in attesa di una decisione più ponderata.
Questa ipotesi, però, è stata abbandonata. Dopo la cattura, gli interventi veterinari e i giorni di degenza necessari, l’associazione ha maturato la decisione di non riportare gli animali in quell’abitazione. Le condizioni della casa, il buio, la muffa, l’odore e l’ambiente non compatibile con il loro benessere hanno reso impossibile immaginare un ritorno.
Gestire oltre quaranta gatti in una sola emergenza è un impegno enorme per qualsiasi realtà di volontariato. Per questo gli Amici di Poldo hanno lanciato un appello ad associazioni, volontari e privati disponibili a offrire accoglienza.
La risposta, come raccontato da Cristina Malvaso, è stata immediata. Alla rete di supporto hanno partecipato diverse realtà del territorio, tra cui Il Gattila di Trieste, il Gruppo Ambiente di Ronchi dei Legionari, La Cuccia di Monfalcone, Zampette Cormonesi e l’associazione Zampa su Zampa, con la volontaria Romina.
Accanto alle associazioni si sono mosse anche volontarie private, citate in puntata da Cristina Malvaso: Ambra, Simonetta, Cristina, Veronica e Michela. Grazie a questa disponibilità, quasi tutti i gatti sono stati ricollocati in tempi rapidi.
Una dozzina di animali è rimasta in carico agli Amici di Poldo, dove è iniziata la fase di osservazione, cura e valutazione individuale. Ogni gatto ha una storia diversa, un carattere diverso e bisogni specifici, soprattutto dopo aver vissuto per lungo tempo in un ambiente chiuso e non adeguato.
Dopo il recupero, i gatti hanno iniziato un percorso veterinario che comprende sterilizzazione, microchip, sverminazione, controlli sanitari e, successivamente, vaccinazioni. Per alcuni animali, già buoni e affettuosi, il percorso verso l’adozione potrebbe essere relativamente rapido una volta completato l’iter sanitario.
Per altri, invece, la strada sarà più lunga. Alcuni gatti non godono di buona salute. In particolare sono emersi problemi ai denti, che secondo il veterinario potrebbero avere anche una componente genetica, oltre a lievi otiti e altre situazioni da monitorare caso per caso.
Non tutti i gatti, inoltre, sono socializzati. Alcuni hanno bisogno di tempo per imparare che le mani dell’uomo non rappresentano una minaccia. Per questi animali serviranno persone pazienti, capaci di rispettare i loro tempi e di costruire gradualmente un rapporto di fiducia.
L’obiettivo dell’associazione resta quello di trovare una casa al maggior numero possibile di gatti. Tuttavia, qualora alcuni di loro non riuscissero ad affrontare un percorso di adozione, potrebbero diventare ospiti stabili dell’oasi felina gestita dagli Amici di Poldo.
Durante la puntata di Nordest a 4 Zampe, Silvia Zanella ha chiesto anche aggiornamenti sui lavori in corso nella struttura dell’associazione. Gli Amici di Poldo stanno infatti portando avanti un progetto articolato su due grandi aree: l’oasi felina e la struttura di custodia e ricovero.
L’oasi è pensata per accogliere gatti sterilizzati, identificati, sverminati, testati e pronti a vivere in libertà controllata. Gli animali, dopo il necessario periodo di adattamento, possono muoversi in un’area di circa 4.000 metri quadrati, correre, giocare e interagire in un ambiente protetto.
La struttura di custodia e ricovero, invece, è destinata ai gatti che non stanno bene, che hanno bisogno di degenza o che devono affrontare un percorso sanitario prima di essere liberati in oasi, dati in adozione o eventualmente reimmessi sul territorio, sempre secondo le indicazioni veterinarie.
Cristina Malvaso ha spiegato che la struttura di custodia e ricovero è arrivata a circa il 60% dei lavori, mentre l’oasi è pronta per circa l’80%. La realtà è già operativa, ma restano spazi da completare e interventi da migliorare.
Tra i lavori in corso c’è anche la realizzazione di una tettoia per i box di adattamento, spazi pensati per accogliere i gatti nelle prime settimane dopo l’arrivo. In media servono due o tre settimane, a volte anche di più, perché un gatto capisca il nuovo ambiente e si abitui senza essere subito inserito in un contesto con molti altri animali.
L’associazione dispone anche di aree dedicate ai gatti positivi alla FeLV, la leucemia felina, e alla FIV, spesso indicata come immunodeficienza felina. Si tratta di animali più fragili, che richiedono spazi separati, attenzioni specifiche e un monitoraggio costante.
L’oasi, per dimensioni, potrebbe ospitare un numero molto elevato di gatti, ma l’associazione ha chiarito di voler restare ben al di sotto della capienza massima teorica. L’obiettivo è evitare il sovraffollamento e garantire una gestione sostenibile, perché ogni gatto deve essere seguito con attenzione.
La puntata ha permesso di approfondire anche l’aspetto umano dell’accumulo di animali. Nel caso raccontato dagli Amici di Poldo, la situazione è stata definita anomala perché la richiesta di aiuto è arrivata direttamente dalla persona coinvolta. Non sempre accade.
Spesso, nei casi di accumulo, le segnalazioni arrivano dall’esterno: vicini, conoscenti, istituzioni o persone che si accorgono delle condizioni in cui vivono gli animali. Chi accumula un numero eccessivo di animali può non avere piena consapevolezza del danno prodotto, convinto di offrire protezione quando in realtà gli animali stanno vivendo in una condizione di privazione.
Nel caso del Medio Friuli, i gatti erano abituati alla semioscurità, non conoscevano l’esterno, non conoscevano l’erba, non conoscevano il pulito. Il loro pelo era impregnato dell’odore acre presente in tutta l’abitazione. Eppure, per loro, quello era il mondo conosciuto.
Portarli via da quella casa ha significato salvarli da una situazione non adatta al loro benessere, ma anche far affrontare loro un trauma. Per quanto degradato fosse l’ambiente precedente, era l’unico luogo che conoscevano.
Secondo le prime valutazioni, molti dei gatti recuperati hanno tra uno e due anni. Alcuni potrebbero avere cinque o sei anni, ma la stima dell’età non è semplice. Di solito i denti offrono indicazioni importanti, ma diversi animali presentano problemi dentali che rendono più difficile una valutazione precisa.
Questi problemi potrebbero dipendere da più fattori: alimentazione non adeguata, predisposizione genetica, eventuale consanguineità o una combinazione di elementi. Per questo l’associazione sta procedendo con cautela, valutando ogni animale singolarmente.
Anche il rapporto della persona con i gatti è stato affrontato in puntata. Cristina Malvaso ha spiegato che, dall’esterno, l’atteggiamento appariva piuttosto distaccato e molto fermo nella decisione di non tenerne più. La richiesta è stata quella di portarli via tutti, senza trattenere nemmeno uno o due animali.
Secondo l’associazione, lasciare anche pochi gatti in quella casa avrebbe significato mantenerli in una condizione di prigionia, al buio, con pareti segnate dalla muffa e senza un ambiente idoneo
Durante la trasmissione è stato affrontato anche il tema delle condizioni di vita delle persone coinvolte. Silvia Zanella ha chiesto se fossero stati contattati gli assistenti sociali, visto che l’ambiente non era salubre nemmeno per chi viveva nell’abitazione.
Cristina Malvaso ha spiegato che, dopo l’intervento, il Comune si sarebbe attivato per la parte sociale, pur non potendo fornire dettagli su aspetti che non competono all’associazione e che riguardano la sfera personale delle persone coinvolte.
Il caso raccontato mostra quanto sia importante intercettare per tempo queste situazioni. La persona coinvolta, un uomo di circa 60-65 anni, avrebbe raccontato di essersi preso cura di alcune cucciolate abbandonate nel giardino. Ma bastano pochi gatti non sterilizzati perché, nel giro di poco tempo, il numero degli animali diventi ingestibile.
La puntata di Nordest24 TV è stata anche l’occasione per dare indicazioni utili ai cittadini. Chi si trova davanti a gatti randagi, gatte gravide o cucciolate non deve aspettare che la situazione cresca fuori controllo.
Il primo riferimento, nella gestione del randagismo felino, è il Comune, che può attivarsi direttamente o tramite associazioni del territorio. In Friuli Venezia Giulia il tema rientra nel quadro della tutela degli animali d’affezione, con indicazioni raccolte anche dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla normativa regionale, tra cui la Legge regionale 20/2012.
Cristina Malvaso ha ricordato che spesso le persone chiedono aiuto solo quando la gatta ha già partorito e i cuccioli sono diventati un problema. Ma a quel punto intervenire è più difficile, più costoso e più rischioso per gli animali.
Il periodo migliore per segnalare la presenza di gatti apparentemente senza proprietario è quello tra ottobre e febbraio, al massimo marzo, prima dell’inizio della stagione delle cucciolate. Una segnalazione tempestiva può permettere la cattura, la sterilizzazione e la gestione corretta della colonia, evitando che da pochi gatti si arrivi rapidamente a dieci, quindici o più animali.
Per informazioni generali sugli animali d’affezione e sulla prevenzione del randagismo è possibile consultare anche la sezione dedicata del Ministero della Salute.
Un altro passaggio importante della puntata ha riguardato i cuccioli trovati soli. Non sempre una cucciolata senza mamma visibile è davvero abbandonata. La gatta può essersi allontanata per cercare cibo, cacciare, riposare o semplicemente prendersi una pausa dall’allattamento.
Per questo è importante osservare da lontano, senza toccare i piccoli, senza trasferire odore umano e senza avvicinarsi troppo. Se la mamma si spaventa, potrebbe decidere di non tornare o di spostare i cuccioli in un luogo più pericoloso.
Secondo quanto spiegato in puntata, bisogna monitorare la situazione per alcune ore, anche quattro o sei, prima di concludere che la mamma non tornerà. Solo a quel punto può essere opportuno chiedere aiuto a un’associazione o al Comune.
Cristina Malvaso ha raccontato anche un episodio recente: tre gattini portati all’associazione di sera, apparentemente ritenuti abbandonati, ma che non davano l’impressione di essere deperiti o privi di cure. Ora devono essere allattati artificialmente ogni tre o quattro ore, mentre è possibile che la madre li stesse cercando.
La stagione delle cucciolate mette sotto pressione tutte le associazioni. Ogni giorno arrivano richieste di aiuto, segnalazioni, emergenze, gatti malati, cuccioli con infezioni agli occhi, animali incidentati o in pericolo.
Le associazioni devono dare priorità alle situazioni più urgenti. Una cucciolata in pericolo su una strada ad alto scorrimento, gattini con problemi sanitari gravi o animali a rischio avvelenamento richiedono un intervento immediato. Altri casi, pur importanti, potrebbero dover attendere.
Per questo la collaborazione dei cittadini è fondamentale. Segnalare presto, non improvvisare, non spostare cuccioli senza una reale necessità e rivolgersi ai canali corretti può fare la differenza.
La nuova puntata di Nordest a 4 Zampe, condotta da Silvia Zanella e trasmessa martedì 28 aprile 2026, può essere rivista sui canali social di Nordest24 e su Nordest24 TV, insieme agli altri contenuti della sezione video.
L’appuntamento con Nordest a 4 Zampe prosegue martedì 5 maggio 2026 alle 20:30, con una nuova puntata dedicata agli animali, alle associazioni e alle storie di chi ogni giorno lavora per dare loro una seconda possibilità.