Nuove Province in Fvg, Moretuzzo attacca il ddl: «Rischio poltronificio»
In V Commissione il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG critica contenuti e percorso del ddl: restano aperti i nodi su competenze, risorse e tempi.
Nella seduta del 4 giugno della V Commissione consiliare, Massimo Moretuzzo ha attaccato il disegno di legge sulle nuove Province parlando del rischio di un poltronificio e di un testo ancora privo di punti chiari su funzioni, risorse e tempi. Il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG ha contestato anche il metodo con cui è partito l’esame del provvedimento.
Il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG ha concentrato le sue obiezioni su un punto considerato decisivo anche per il territorio udinese: quali funzioni concrete avrebbero i nuovi enti provinciali e in che modo si distinguerebbero dagli EDR già esistenti. Secondo la sua lettura, il testo non offre ancora una risposta netta su questo aspetto.
Da qui l’accusa politica più dura, quella di una riforma che potrebbe trasformarsi in un “poltronificio” se non accompagnata da una vera ridefinizione dell’assetto amministrativo regionale. Per Moretuzzo, avviare il percorso senza una cornice già chiara significa lasciare aperti i nodi principali proprio sulla norma istituzionalmente più pesante della legislatura.
Le perplessità sulle competenze dei nuovi enti
Nel dibattito emerso in Commissione, l’esponente di opposizione ha sostenuto che la reintroduzione delle Province venga proposta mentre restano indefinite le attribuzioni aggiuntive rispetto a quelle oggi svolte dagli Enti di decentramento regionale. Un passaggio che, a suo avviso, rende difficile valutare la portata reale dell’intervento.
Moretuzzo ha richiamato anche una posizione già espressa dall’onorevole Ciriani, che aveva indicato come necessario chiarire prima le competenze dei futuri organismi. In assenza di quel chiarimento, ha osservato il consigliere, il rischio è che il progetto si traduca in una modifica formale dell’architettura istituzionale, senza benefici amministrativi misurabili.
Il confronto acceso sul metodo seguito in V Commissione
Le critiche non hanno riguardato soltanto il contenuto del ddl. Moretuzzo ha infatti contestato anche il percorso con cui il provvedimento è stato avviato in Commissione, sostenendo che l’ordine del giorno della seduta non sarebbe passato dall’Ufficio di presidenza come previsto dal regolamento del Consiglio regionale, ma sarebbe stato definito dal presidente Bernardis assieme all’assessore.
Nella stessa direzione va il rilievo sul dibattito successivo all’illustrazione del testo, che secondo il capogruppo del Patto per l’Autonomia sarebbe stato contingentato. A questo si aggiunge, nella sua ricostruzione, la scelta di alcuni interlocutori istituzionali convocati in audizione in modo arbitrario. Un’impostazione che, sempre secondo Moretuzzo, non ha consentito di completare né il giro di ascolti né il confronto previsto in quella seduta.
Tempi, risorse e autonomia finanziaria ancora da chiarire
Tra i punti lasciati aperti, Moretuzzo ha indicato anche la questione delle tempistiche con cui la Regione dovrebbe trasferire eventuali nuove competenze alle future Province. Il tema, per i territori, non è secondario: senza un calendario definito, il rischio è quello di creare enti la cui operatività resti sospesa o affidata a passaggi successivi.
Altro capitolo, quello delle entrate proprie. L’esponente del Patto per l’Autonomia-Civica FVG ha osservato che il riferimento all’articolo 119 della Costituzione imporrebbe una definizione più precisa delle risorse a disposizione dei nuovi enti, mentre nel disegno di legge questo aspetto, a suo giudizio, non risulta ancora delineato in modo sufficiente.
Il confronto sulle Province si inserisce così in una partita più ampia sul riordino delle autonomie locali del Friuli Venezia Giulia, con effetti che riguardano direttamente anche Udine e il suo sistema territoriale. Per Moretuzzo, prima di arrivare a una forma definitiva della riforma servono spiegazioni puntuali su competenze, coperture e tempi di attuazione, evitando accelerazioni che finirebbero per lasciare irrisolti i problemi di fondo.
La richiesta avanzata in Commissione è quindi quella di proseguire l’esame del provvedimento senza forzature, dando spazio al confronto con enti e soggetti chiamati a esprimersi nelle prossime audizioni. Il giudizio politico del capogruppo resta netto: senza una definizione preventiva delle funzioni, i nuovi enti provinciali rischiano di nascere con un profilo ancora troppo simile a quello degli EDR.
Aggiornamento
Nel confronto in V Commissione del 4 giugno, Moretuzzo ha rincarato le critiche al ddl sulle Province definendolo una riforma costruita per passaggi incompleti e con il rischio di trasformarsi in un poltronificio. Il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG ha indicato come ancora irrisolti i nodi su funzioni aggiuntive rispetto agli EDR, risorse, tempi di attuazione e metodo seguito nell’avvio dell’esame.