Nuove Province in Friuli Venezia Giulia, Moretuzzo spinge su una regia diversa per Udine e la montagna
Nel confronto sul ddl 86 il consigliere di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg rilancia Ampezzo capoluogo di una nuova provincia montana e chiede confini ripensati.
Il ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia riapre anche una questione molto sentita nel territorio udinese: chi governa davvero le aree montane e con quali confini. Nel dibattito sul ddl 86, Massimo Moretuzzo ha portato in Consiglio regionale una linea alternativa rispetto al semplice ripristino delle vecchie perimetrazioni.
Il capogruppo di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg contesta l’impianto scelto dalla maggioranza e sostiene che la riforma avrebbe potuto rappresentare un’occasione per ridisegnare in modo più coerente le aree vaste della regione. Al centro del suo ragionamento ci sono soprattutto l’assetto del Friuli e il peso istituzionale dei territori più periferici.
La montagna friulana al centro della proposta
Per l’area udinese, il passaggio più significativo riguarda l’idea di una Provincia della montagna. Moretuzzo indica Ampezzo come capoluogo di un nuovo ente pensato per riunire zone oggi distribuite tra Udine e Pordenone, ma accomunate, secondo la sua lettura, da caratteristiche territoriali e problemi simili.
L’obiettivo dichiarato è dare un riferimento amministrativo più vicino alle comunità montane, in una fase segnata da cambiamenti economici, sociali e culturali. La proposta punta quindi a superare una divisione considerata non più adeguata rispetto alla realtà attuale del territorio.
Gli emendamenti sul tavolo del Consiglio
Le modifiche presentate da Moretuzzo riguardano l’articolo 18 del disegno di legge, quello che interviene sui confini provinciali. Tra le ipotesi avanzate compare anche la nascita di due Province autonome, Friuli e Trieste.
Lo stesso consigliere richiama, su questo punto, una proposta referendaria sostenuta in passato dall’allora sindaco di Rivignano Teor Mario Anzil, oggi vicepresidente della Regione. Un riferimento che inserisce il dibattito in una discussione più ampia, già emersa negli anni sul futuro assetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia.
Confini da rivedere anche nella Bassa pianura
Nel pacchetto di emendamenti trova spazio pure una revisione delle circoscrizioni tra Udine e Gorizia. Moretuzzo ipotizza infatti il trasferimento di alcuni Comuni della Bassa pianura friulana verso la provincia goriziana.
È un passaggio che, seppur meno visibile del tema montagna, tocca direttamente l’equilibrio territoriale del Friuli e riapre il confronto su appartenenze amministrative e funzioni dei nuovi enti. La sua posizione è che non basti rimettere in piedi i vecchi confini senza interrogarsi sulla loro tenuta oggi.
Trieste metropolitana e il nodo delle comunità locali
Accanto alla ridefinizione del Friuli, Moretuzzo rilancia anche l’istituzione della Città metropolitana di Trieste, ritenuta più adatta al ruolo del capoluogo regionale. Nella sua impostazione, quindi, il riordino non dovrebbe essere uniforme, ma modellato sulle specificità dei diversi territori.
Un altro punto che considera essenziale riguarda il coinvolgimento diretto delle popolazioni interessate. Per il consigliere, la nascita delle nuove Province e la scelta dei confini dovrebbero passare da una consultazione delle comunità locali, non da una decisione calata dall’alto.
Lo scontro politico sul ddl 86
Nella sua critica alla maggioranza, Moretuzzo afferma che le proposte alternative non sarebbero state realmente prese in esame. Il giudizio politico è netto: il ddl 86, a suo avviso, non costruisce strumenti istituzionali adeguati per il futuro della regione.
Il confronto resta aperto anche per il territorio udinese, dove il tema non riguarda soltanto il ritorno delle Province ma il modo in cui verranno rappresentate montagna, pianura e aree di confine. Ed è proprio su questo terreno che la discussione potrebbe incidere di più sugli equilibri locali dei prossimi anni.