Omicidio di Mario Ruoso, la ricostruzione della Procura: come è stato ucciso e perchè

Omicidio del patron di TelePordenone Mario Ruoso: Loriano Bedin accusato di omicidio premeditato con aggravante della minorata difesa.

05 marzo 2026 17:56
Omicidio di Mario Ruoso, la ricostruzione della Procura: come è stato ucciso e perchè -
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Nel primo pomeriggio del 4 marzo 2026, personale della Squadra Volante è intervenuto a Porcia (PN), in via Porto, a seguito della segnalazione relativa al rinvenimento di un uomo riverso a terra all’interno della propria abitazione, situata al settimo piano di uno stabile residenziale.

Giunti sul posto, gli operatori hanno constatato la presenza di un uomo di 87 anni privo di vita, trovato in posizione prona nei pressi della porta d’ingresso dell’appartamento. Sul capo della vittima era visibile una profonda ferita compatibile con l’azione violenta di un oggetto contundente, circostanza che ha immediatamente indirizzato gli investigatori verso l’ipotesi di un evento di natura delittuosa.

Attivata tempestivamente la macchina investigativa, sul luogo dell’evento sono intervenuti anche gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Pordenone, unitamente a personale del Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica e del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica di Padova, che hanno proceduto alla documentazione tecnico-scientifica dello stato dei luoghi, all’esecuzione dei rilievi fotografici e planimetrici, nonché alla ricerca e repertazione di tracce biologiche e materiali utili alla ricostruzione della dinamica dei fatti.

Sin dalle prime fasi, l’attività investigativa è stata sviluppata in costante coordinamento con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pordenone, instaurando una proficua e continua collaborazione con l’Autorità Giudiziaria, che ha consentito di orientare tempestivamente le attività investigative e di valorizzare gli elementi indiziari progressivamente emersi.

Gli approfondimenti investigativi condotti dagli operatori della Squadra Mobile hanno inoltre consentito di ricostruire il contesto relazionale della vittima, evidenziando come quest’ultima e la persona successivamente sottoposta a indagine collaborassero da molti anni con una emittente televisiva locale, circostanza che ha costituito uno degli aspetti oggetto di verifica e di approfondimento nel corso delle indagini.

Le attività investigative, sviluppate senza soluzione di continuità nelle ore successive al rinvenimento del corpo, hanno consentito di ricostruire i movimenti e le frequentazioni della vittima nelle ore antecedenti al decesso, concentrando progressivamente l’attenzione su un soggetto italiano ritenuto, allo stato degli atti, gravemente indiziato in relazione ai fatti.

Attraverso una articolata attività di riscontri investigativi, che ha compreso l’analisi dei tabulati telefonici e dei dati telematici acquisiti nell’immediatezza, l’escussione di persone informate sui fatti e l’esecuzione di mirate attività di perquisizione personale e domiciliare, gli investigatori hanno raccolto plurimi elementi indiziari convergenti nei confronti dell’indagato.

Nel corso delle attività svolte nella notte tra il 4 e il 5 marzo, gli operatori hanno eseguito un provvedimento di perquisizione personale e locale, rinvenendo e sottoponendo a sequestro penale diversi elementi ritenuti di interesse investigativo, tra cui alcuni capi di abbigliamento presumibilmente indossati al momento dei fatti.

Parallelamente, gli approfondimenti investigativi hanno consentito di individuare e recuperare l’oggetto ritenuto compatibile con l’arma del delitto, costituito da un tubo in ferro della lunghezza di circa 70 centimetri, rinvenuto all’interno di un canale di irrigazione nelle vicinanze del luogo dell’evento. Il reperto è stato immediatamente sequestrato e posto a disposizione degli accertamenti tecnico-scientifici.

Nel corso dell’attività, la persona sottoposta a indagine ha inoltre reso dichiarazioni di natura confessoria, fornendo ulteriori elementi utili alla ricostruzione della dinamica dei fatti.

Alla luce del complesso quadro indiziario emerso, il Pubblico Ministero di turno presso la Procura della Repubblica di Pordenone, nella giornata del 5 marzo, ha disposto nei confronti dell’indagato un provvedimento di fermo di indiziato di delitto per il reato di omicidio volontario.

AGGIORNAMENTO PRECEDENTE

PORDENONE – Omicidio premeditato con l’aggravante della minorata difesa. È la pesantissima accusa contestata a Loriano Bedin, 67 anni, che ha confessato l’uccisione di Mario Ruoso, 87 anni, storico patron dell’emittente TelePordenone. La svolta nelle indagini è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa in Questura dal procuratore di Pordenone Pietro Montrone, che ha ricostruito i principali elementi emersi dall’attività investigativa condotta nelle ultime ore. Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe pianificato l’aggressione nei confronti dell’anziano imprenditore, circostanza che ha portato la Procura a contestare l’ipotesi di omicidio con premeditazione, aggravata dall’età avanzata della vittima.

La vicenda ha scosso profondamente il territorio, dove la figura dell’imprenditore era molto conosciuta, come raccontato anche nel ricordo e nel cordoglio della città per la morte di Mario Ruoso e le prime ipotesi investigative.

L’arma del delitto: un tubo di ferro

Gli investigatori hanno ricostruito anche il mezzo utilizzato per l’aggressione. L’omicidio sarebbe stato compiuto utilizzando un tubo di ferro lungo circa 71 centimetri. Dopo il delitto, l’assassino si sarebbe liberato dell’arma gettandola nel canale Brentella, nel tentativo di eliminare le prove.

Non solo: i vestiti indossati al momento dell’aggressione sarebbero stati abbandonati nel torrente Meduna, lungo la strada che conduce all’abitazione dell’uomo. Elementi che hanno contribuito a rafforzare il quadro accusatorio ricostruito dagli inquirenti.

Il movente economico dietro il delitto

Secondo quanto riferito dalla Procura, il movente sarebbe di natura economica.

Alla base dell’omicidio vi sarebbero infatti rivendicazioni legate alla società che gestiva l’emittente radiotelevisiva, attualmente in fase di liquidazione.

Il rapporto tra Bedin e Ruoso era molto lungo: i due si conoscevano fin dal 1980. Nel corso degli anni, il 67enne era passato dal ruolo di semplice dipendente a quello di collaboratore con incarichi societari.

Proprio nella fase finale di questo rapporto sarebbero emerse tensioni e contrasti legati alla gestione della società e alla sua liquidazione. Gli investigatori stanno inoltre approfondendo altri episodi collegati alla vicenda. Lo stesso Bedin era già stato indagato la scorsa estate per un incendio doloso che aveva coinvolto alcune auto di lusso nel salone di proprietà di Ruoso, episodio che potrebbe inserirsi nel contesto delle tensioni economiche tra i due.

La ricostruzione dei fatti e delle responsabilità è stata al centro anche dell’indagine sulla figura del sospettato, come ricostruito nelle prime ore dopo il fermo nel caso del sospettato interrogato per l’omicidio del patron di TelePordenone.

La confessione dopo l’iniziale titubanza

Durante la conferenza stampa, il procuratore Pietro Montrone ha spiegato anche le modalità con cui l’indagato è arrivato alla confessione. Secondo quanto riferito dal magistrato, dopo una prima fase di titubanza, l’uomo avrebbe compreso la gravità del gesto compiuto.

A quel punto avrebbe deciso di raccontare agli investigatori quanto accaduto.

“Dopo un’iniziale titubanza – ha spiegato Montrone – l’autore del crimine si è reso conto di aver compiuto una cosa enorme e pare essersi liberato del peso che portava, raccontando quanto avvenuto”.

La vicenda resta al centro dell’attenzione investigativa mentre proseguono gli accertamenti della Procura per chiarire nel dettaglio la dinamica dell’omicidio e le responsabilità penali dell’indagato.

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