Pride a Udine, Capozzi dopo il corteo: «Le istituzioni difendano chi subisce discriminazioni»
Dopo la giornata del Fvg Pride nel capoluogo friulano, la consigliera regionale del M5S torna sul ruolo di Comune e politica nella tutela dei diritti.
Il Fvg Pride che ha attraversato Udine riporta al centro anche il confronto politico sul tema dei diritti. A poche battute dalla conclusione della manifestazione, la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle Rosaria Capozzi ha affidato a una dichiarazione pubblica la propria posizione, chiedendo un impegno chiaro da parte delle istituzioni contro discriminazioni e violenze.
La rappresentante pentastellata ha spiegato di aver preso parte agli appuntamenti organizzati in città per dare un segnale preciso. Il punto, nella sua lettura, è che orientamento sessuale e identità personale non possano ancora oggi esporre qualcuno a insulti, esclusione o aggressioni.
Nel suo intervento, Capozzi ha richiamato la necessità di non trasformare la diversità in uno strumento di contrapposizione sociale. Secondo la consigliera, alimentare timori o ostilità su questi temi per ragioni di consenso significa spingere il dibattito pubblico verso una deriva pericolosa.
Il messaggio lanciato da Udine
La presa di posizione arriva direttamente dalla giornata udinese del Pride e si lega al significato politico che l'evento ha assunto anche sul piano locale. Capozzi sostiene che il compito della politica non sia limitarsi a osservare, ma creare condizioni concrete di tutela per chi rischia di essere marginalizzato.
Nel suo ragionamento, una comunità davvero inclusiva è quella in cui nessuno debba sentirsi fuori posto, invisibile o costretto a nascondere una parte di sé. Per questo ha ribadito che, sui diritti, non ci debbano essere passi indietro né ambiguità.
Il nodo del patrocinio del Comune
Tra i riferimenti richiamati dalla consigliera regionale c'è anche la scelta del Comune di Udine di concedere il patrocinio alla manifestazione. Un passaggio che Capozzi aveva già accolto positivamente nei giorni scorsi e che ora torna a indicare come segnale istituzionale rilevante nel contesto cittadino.
Il tema, del resto, si inserisce nel dibattito che ha accompagnato l'appuntamento friulano e nel ruolo che gli enti locali possono avere quando si parla di diritti civili. La sua dichiarazione si colloca proprio su questo terreno: non solo presenza simbolica, ma assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni.
La richiesta: nessun arretramento
Capozzi ha chiarito di non aver partecipato all'iniziativa per una presenza formale, ma per affermare una linea politica netta. Nelle sue parole, non è accettabile considerare normali episodi di discriminazione o violenza legati all'identità o all'orientamento delle persone.
Nella parte finale del suo intervento, la consigliera ha insistito su un principio che considera centrale: la libertà personale di ciascuno non limita quella degli altri, ma contribuisce a rendere più aperta l'intera società. Da qui l'appello conclusivo a difendere il diritto di vivere senza paura e senza dover giustificare ciò che si è.
La dichiarazione è stata diffusa al termine della manifestazione andata in scena a Udine, dove la consigliera regionale del M5S era presente in prima persona nel corso della giornata dedicata al Fvg Pride.