Santa Lucia, il cantiere dell’Università fa riemergere antiche tombe nel cuore di Udine
Durante i lavori nell’ex chiesa di via Mantica sono affiorate decine di sepolture e strutture murarie. Gli studi proseguiranno con la Soprintendenza.
Nel cantiere dell’ex chiesa di Santa Lucia, in via Mantica, i lavori per l’ampliamento della Biblioteca umanistica e della formazione dell’Università di Udine stanno restituendo una parte importante della storia cittadina. Durante gli scavi sono infatti emerse decine di antiche sepolture, insieme a strutture murarie che raccontano le diverse trasformazioni vissute dal complesso nel corso dei secoli.
Il rinvenimento riguarda un’area dal forte valore storico nel centro di Udine e aggiunge nuovi elementi alla conoscenza dell’ex edificio religioso e del convento agostiniano che sorse accanto alla cappella originaria. Le indagini dovranno ora chiarire con maggiore precisione tempi, modalità d’uso e fasi di rimaneggiamento di uno spazio che ha avuto una lunga frequentazione.
Sepolture e resti emersi durante gli scavi
Le verifiche archeologiche si sono concentrate soprattutto nella zona dell’abside e del transetto. Proprio qui sono stati individuati elementi considerati di particolare interesse, tra tombe ossario, fosse semplici e strutture murarie che in alcuni casi sembrano riferirsi a fasi precedenti rispetto all’assetto architettonico oggi riconoscibile della chiesa.
Tra i materiali riportati alla luce ci sono anche resti ossei non sempre in connessione anatomica. Un dato che, insieme alla presenza di deposizioni individuali e collettive, suggerisce un uso funerario protratto nel tempo, con successivi interventi di riutilizzo e trasformazione dello spazio sacro.
La lettura completa di quanto emerso richiederà ulteriori approfondimenti scientifici. Lo studio antropologico dei resti umani potrà offrire indicazioni sulle caratteristiche biologiche delle persone sepolte, mentre il lavoro su fonti e archivi servirà a ricostruire meglio il contesto religioso, sociale e urbano legato a Santa Lucia e alle comunità che la frequentarono.
Il progetto per la Biblioteca e il confronto con i ritrovamenti
L’intervento rientra nel piano di ampliamento e completamento della Biblioteca umanistica e della formazione dell’Ateneo friulano. L’idea è quella di recuperare l’ex chiesa per destinarla a funzioni culturali e universitarie compatibili con il suo rilievo storico e monumentale.
Le nuove evidenze archeologiche impongono però ora una valutazione attenta delle soluzioni progettuali, in modo da conciliare le esigenze della futura Biblioteca con la tutela del patrimonio emerso nel sottosuolo e con una possibile valorizzazione dei ritrovamenti.
Il progetto vale 3,2 milioni di euro, finanziati dal Ministero dell’università e della ricerca e dalla Regione Friuli Venezia Giulia. La riconversione prevede la navata principale destinata a consultazione e studio, con possibilità di utilizzo anche per conferenze, mostre ed eventi culturali. Le navate laterali, parte del transetto e l’abside saranno invece adibite ad archivi compattatori per i fondi speciali della Biblioteca.
La prima fase dei lavori è affidata a un’impresa specializzata in ambito archeologico. Il cantiere viene seguito dall’Università di Udine insieme alla Soprintendenza, con il supporto del gruppo di progettazione, della direzione lavori e dei tecnici incaricati. Lo studio preliminare era stato svolto dal gruppo di ricerca di archeologia medievale del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale, coordinato da Simonetta Minguzzi.
Un edificio segnato da secoli di trasformazioni
La storia del complesso di Santa Lucia affonda le radici nel Trecento. Le fonti fanno risalire al 1367 la fondazione della cappella originaria, promossa da tre sorelle di una famiglia nobile udinese. Dal 1381 nell’area si insediarono i frati agostiniani, arrivati da Mereto di Tomba, che svilupparono il convento accanto alla cappella e ne favorirono l’ampliamento nei secoli successivi.
L’aspetto dell’edificio come oggi lo si conosce è il risultato di più interventi. L’impianto generale rimanda all’ampliamento cinquecentesco su un nucleo più antico, mentre nel Settecento furono introdotte modifiche interne rilevanti. Dopo la perdita della funzione religiosa, nell’Ottocento l’ex chiesa venne progressivamente adattata a usi civili.
Dopo la soppressione del convento agostiniano, avvenuta nel 1772, il complesso passò nel 1775 alle monache francescane di San Nicolò. Anche questa presenza terminò nel 1806 con le soppressioni napoleoniche. In seguito l’immobile fu destinato a funzioni pubbliche, tra cui quella di sede dell’Intendenza di Finanza.
Nel corso di un incontro tecnico ospitato proprio nell’ex chiesa sono stati illustrati l’avanzamento dei lavori e i risultati emersi finora. Presenti rappresentanti dell’Università di Udine, della Soprintendenza, del Comune e i professionisti coinvolti nel cantiere.
Le scoperte di via Mantica aprono così una nuova fase di studio su uno dei luoghi storici del centro cittadino, dove il progetto di recupero dovrà ora dialogare con una memoria materiale tornata in superficie dopo secoli.