Indagata per possesso di spray al peperoncino: giornalista si incatena per protesta

Indagata per il possesso di uno spray anti aggressione, la giornalista Irene Giurovich protesta davanti alla Procura di Udine: “Non è un’arma, ma uno strumento di autodifesa”.

13 marzo 2026 13:24
Indagata per possesso di spray al peperoncino: giornalista si incatena per protesta -
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Indagata dalla Procura di Udine per il possesso di uno spray al peperoncino con la chiara scritta “legittima difesa” e con l'inequivocabile classificazione in etichetta “spray anti aggressione al peperoncino, strumento di autodifesa nonclassificabile come arma”. Eppure, da quanto emerge dalle carte di un magistrato della Procura di Udine, si tratta di un' “arma comune da sparo atta all'impiego”. Per denunciare una situazione paradossale, che coinvolge in provincia diversi cittadini, e chiedere pubblicamente l'immediato intervento del Procuratore capo, la giornalista Irene Giurovich ha deciso di mettere in atto un'azione di protesta: incatenarsi davanti alla Procura di Udine con un cartello eloquente: “Legittima Difesa. Lo spray al peperoncino non è un'arma”.

“A maggio dello scorso anno – racconta – piombarono a casa mia le forze dell'ordine per una perquisizione... : all'epoca mi sequestrarono uno spray acquistato su un sito con tutti i crismi delle certificazioni tant'è che nel contenitore era riportata la scritta che assicurava la natura di un prodotto di autodifesa e soprattutto di un prodotto che non poteva essere catalogato come arma”. Ad avvalorare la posizione ecco una bottiglia di alcol e l'accendino accanto a Giurovich: “A rigor di logica per il magistrato della Procura non si dovrebbero acquistare né tenere in casa e fuori casa né alcol, né alcolici e nemmeno girare con uno spray deodorante alcolico per le ascelle: tutto è infiammabile!”.

Spray in libera vendita – “Mi chiedo se la magistratura sia andata in tilt. E' ovvio che c'è una discrepanza fra quanto riportato sullo spray e quanto scritto dal magistrato: fra l'altro, lo stesso spray è da tempo in vendita anche a Udine, e lo si trova ancora oggi in grosse e note catene di distribuzione, sia fisiche sia online, oltre che in negozi militari e sui siti di farmacie”.

“L'acquirente – dichiara l'avvocato Andrea Castiglione – può e deve fare affidamento sulle indicazioni riportate sulla bomboletta, visto che non è certamente possibile chiedere ai cittadini il possesso di strumentazione e conoscenza tecnica tali da consentire la verifica chimico/strutturale...”. O il cittadino deve allestire in caso il laboratorio del piccolo chimico?, aggiunge provocatoriamente Giurovich che domanda al magistrato e al Procuratore capo “come mai non siano stati inquisiti chi produce il prodotto (made in Germany, ndr) e chi lo vende”.

Violati i diritti di difesa. Come se non bastasse, a gettare ulteriori ombre sull'azione della magistratura, è la modalità della perizia eseguita dalla Procura, assunta in difetto (e vale per tutti gli indagati) di qualsivoglia contraddittorio: “Non vengono citate correttamente né la metodologia di analisi né la valutazione sulla natura della sostanza che si assume infiammabile: tra l'altro la manomissione e uso del prodotto – rimarca l'avvocato Castiglione – ne alterano irrimediabilmente il contenuto e le caratteristiche originarie: si tratta di un accertamento non ripetibile, pertanto le procedure previste dal codice penale non sono state rispettate”.

La questione è seria: “Pensiamo a quanti casi di aggressioni e violenze sono stati impediti proprio grazie all'utilizzo dello spray (si pensi, uno fra i tanti casi, alla modella Amaral aggredita sul treno e salvatasi grazie allo spray, ndr). Mi domando e domando alla Procura “per quale ragione si intende ostacolare il diritto alla legittima difesa”.

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