Spray sequestrato a Udine, il Gip archivia: Irene Giurovich rivendica la sua battaglia

La giornalista udinese rende nota la decisione del giudice sul procedimento nato dal sequestro di una bomboletta al peperoncino.

16 settembre 2026 21:46
Spray sequestrato a Udine, il Gip archivia: Irene Giurovich rivendica la sua battaglia -
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Si chiude con un esito favorevole a Irene Giurovich la vicenda giudiziaria nata a Udine attorno a uno spray al peperoncino acquistato, secondo quanto sostenuto dalla stessa giornalista e attivista, per autodifesa. Davanti al Tribunale, Giurovich ha reso noto che il giudice per le indagini preliminari avrebbe escluso la sussistenza del fatto contestato.

L’espressione riportata da Giurovich è netta: «Il fatto non sussiste». Nel suo resoconto, la decisione farebbe riferimento all’assenza dell’elemento oggettivo del reato ipotizzato, con richiamo a una relazione dei vigili del fuoco datata 16 aprile 2026.

Per la città, il caso era diventato noto nei mesi scorsi anche per la protesta pubblica dell’attivista, che aveva scelto di portare la questione davanti alla Procura. Ora, con la pronuncia del Gip annunciata dalla diretta interessata, il procedimento segna un passaggio decisivo.

Un caso nato dal sequestro della bomboletta

Al centro della vicenda c’è una confezione spray da 15 millilitri, prodotta in Germania e distribuita in Italia da Defence System. Giurovich ha sempre sostenuto che si trattasse di un articolo regolarmente in commercio e conforme all’uso di difesa personale.

Il sequestro risale al maggio dello scorso anno. Da quel momento, secondo la ricostruzione fornita dalla giornalista, l’indagine si è protratta per oltre dodici mesi con ipotesi legate al possesso di arma pronta all’uso e di esplosivi, sulla base delle caratteristiche attribuite al prodotto.

Le contestazioni sugli accertamenti tecnici

Uno dei punti più discussi ha riguardato l’ipotizzata infiammabilità della bomboletta. Giurovich contesta apertamente gli accertamenti eseguiti nell’ambito dell’inchiesta e sostiene che le conclusioni di una consulenza tecnica sarebbero state smentite da altra documentazione raccolta dalla difesa.

Nel suo intervento cita schede tecniche e di sicurezza, una relazione dell’Aeronautica Militare e gli accertamenti dei vigili del fuoco come elementi incompatibili con la qualificazione contestata. La giornalista critica anche le modalità con cui sarebbe stata effettuata la prova richiamata nell’indagine.

Va precisato che queste sono le obiezioni formulate dall’interessata: nel materiale diffuso non compaiono il testo integrale della consulenza tecnica né eventuali repliche dei soggetti chiamati in causa.

Dalla protesta davanti alla Procura al dissequestro

La vicenda aveva assunto una forte visibilità pubblica a marzo, quando Giurovich si era incatenata davanti agli uffici della Procura di Udine per contestare la classificazione dello spray. In seguito, aveva riferito di un incontro con il procuratore capo Massimo Lia.

Sul fronte legale, l’avvocato Andrea Castiglione aveva depositato memorie corredate da documenti tecnici per sostenere la regolarità del prodotto. Nel percorso ricostruito da Giurovich rientrano anche un interrogatorio e il successivo dissequestro della bomboletta.

I rilievi su perquisizione e quantità indicate negli atti

Tra gli aspetti sollevati dalla giornalista c’è anche quanto sarebbe emerso dagli atti sulla fase della perquisizione. Secondo la sua versione, gli agenti della Digos avrebbero inizialmente cercato un prodotto differente da quello poi effettivamente sequestrato.

Giurovich segnala inoltre una divergenza sul contenuto indicato in un atto inviato al Gip: 20 millilitri, mentre la bomboletta in suo possesso ne conteneva 15. Su questo punto richiama il decreto ministeriale 103/2011, osservando che il limite massimo previsto è proprio di 20 millilitri.

Dopo l’annuncio della decisione del giudice, la giornalista ha accompagnato la soddisfazione per l’esito con nuove critiche alla gestione dell’indagine e con l’intenzione di proseguire con ulteriori iniziative. Per ora non ha specificato quali passi intenda compiere né verso chi saranno eventualmente diretti.

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