Tolmezzo, dal Garante un doppio quadro sul carcere: attività e formazione da una parte, sanità ancora fragile

Nella visita del 14 agosto con Nessuno tocchi Caino e Camera Penale di Udine emerge una struttura con 148 detenuti, ma restano scoperti i servizi sanitari.

17 agosto 2026 15:31
Tolmezzo, dal Garante un doppio quadro sul carcere: attività e formazione da una parte, sanità ancora fragile -
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Nel carcere di Tolmezzo convivono due realtà: da un lato percorsi educativi, iniziative interne e un clima che, in diversi casi, porta i detenuti a chiedere di restare nell’istituto friulano; dall’altro una questione che continua a pesare, quella dell’assistenza sanitaria. È il quadro tracciato dopo il sopralluogo del 14 agosto del Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia.

La visita ha riguardato una struttura che oggi ospita 148 persone detenute. Con il Garante erano presenti anche i rappresentanti di Nessuno tocchi Caino, Elisabetta Zamparutti e Sergio D’Elia, oltre ad alcuni avvocati della Camera Penale di Udine, coinvolti nella giornata di verifica all’interno della casa circondariale carnica.

Un istituto che, per alcuni detenuti, rappresenta un punto di equilibrio

Tra gli elementi raccolti durante gli incontri individuali c’è un dato che colpisce anche il territorio udinese: diversi reclusi provenienti da fuori regione avrebbero manifestato l’intenzione di non lasciare Tolmezzo. Un segnale che, secondo quanto riferito da Sbriglia, va letto alla luce del lavoro svolto quotidianamente dentro l’istituto.

Nei colloqui avuti nel corso della visita sono emersi apprezzamenti per l’impegno del personale penitenziario e dell’area educativa, indicati come riferimenti importanti per ascolto e accompagnamento. In questo contesto viene richiamata anche l’attività della direzione guidata da Irene Iannucci.

Il Garante collega questo riscontro anche al rafforzamento dell’organico educativo e alla presenza di occasioni concrete per chi è ristretto: formazione professionale, proposte culturali e attività artistiche vengono considerate parti rilevanti del percorso trattamentale.

Il nodo aperto resta quello della salute

Se sul versante delle opportunità interne il giudizio contiene aspetti incoraggianti, il capitolo più problematico resta quello sanitario. Sbriglia ha infatti evidenziato la persistente insufficienza di personale medico e sanitario, tema che continua a incidere sulla vita quotidiana in carcere.

Per il Garante non si tratta di un dettaglio organizzativo, ma di una questione centrale: il diritto alle cure deve essere garantito anche dentro gli istituti di pena. Proprio per questo la situazione della sanità penitenziaria viene indicata come una delle criticità principali emerse a Tolmezzo.

Appalti esterni e controlli richiesti

Nel sopralluogo è stato sollevato anche un altro punto, che riguarda alcuni servizi affidati all’esterno tramite appalti regionali. Su questo fronte è stata richiamata l’attenzione delle istituzioni competenti, con la richiesta di un monitoraggio più rigoroso sulla qualità delle prestazioni assicurate.

Il bilancio della visita, quindi, non è univoco. Da una parte c’è una struttura che, secondo quanto raccolto, mostra segnali positivi sul piano del trattamento e dell’accompagnamento educativo; dall’altra rimangono problemi concreti che toccano diritti essenziali, a partire dalla tutela della salute.

Nel commento finale Sbriglia ha ribadito un principio di fondo: il carcere deve essere il luogo in cui lo Stato fa valere le regole senza arretrare sulla dignità delle persone e sull’applicazione piena dei principi costituzionali. A Tolmezzo, il sopralluogo consegna quindi una fotografia fatta insieme di passi avanti e questioni ancora da risolvere.

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