Udine, sport e scuola fanno rete: percorsi su misura per alunni con disabilità grave
Iniziativa di ASU con IC Udine 6, CONI e CSEN FVG: attività motoria personalizzata per otto studenti e più autonomia a scuola.
UDINE – Lo sport entra in classe come strumento di inclusione concreta, capace di sostenere autonomia, autostima e relazioni, anche nei casi di disabilità grave. È l’obiettivo di “A proprio agio nelle scuole”, progetto realizzato dall’Associazione Sportiva Udinese (ASU) insieme all’Istituto Comprensivo Udine 6, con la collaborazione di CONI FVG e CSEN FVG e il sostegno della Fondazione Pietro Pittini.
Un progetto nato per colmare un vuoto
Al centro dell’iniziativa c’è un’esigenza precisa: portare nelle scuole figure tecniche formate sul binomio sport-disabilità, così da rendere l’attività fisica accessibile e regolare anche agli alunni con bisogni complessi. La risposta è arrivata con l’inserimento di un tecnico ASU appositamente formato, in grado di costruire percorsi calibrati e adattati alle caratteristiche di ciascun bambino.
Otto studenti seguiti con percorsi personalizzati
Nei mesi scorsi l’IC Udine 6 ha coinvolto otto alunni riconosciuti in situazione di grave disabilità: sei dalla primaria “Girardini”, uno dalla primaria “Friz” e uno dalla secondaria di primo grado “Bellavitis”. Le attività si sono svolte in modalità one-to-one o, quando possibile, in piccoli gruppi omogenei o eterogenei.
L’impostazione è stata fortemente individualizzata: l’obiettivo dichiarato è valorizzare al massimo l’autonomia residua, rafforzare la fiducia in sé e favorire processi di integrazione significativi, intervenendo anche sul superamento di barriere fisiche e cognitive attraverso esercizi e proposte motorie mirate.
Il sostegno economico e la rete territoriale
La collaborazione tra scuola, ASU, CSEN FVG e CONI FVG, resa possibile dal contributo della Fondazione Pietro Pittini, ha consentito di coprire integralmente i costi necessari per individuare e impiegare istruttori con competenze specialistiche e certificazioni nell’ambito della motricità adattata. Un passaggio considerato decisivo per garantire una partecipazione piena e dignitosa e per offrire opportunità di sviluppo che, altrimenti, rischiano di restare escluse dall’offerta scolastica ordinaria.
La presentazione dei risultati: istituzioni e tecnici a confronto
Il bilancio dei primi mesi è stato illustrato nella sede ASU alla presenza, tra gli altri, di Alessandro Nutta (presidente ASU), Nicola Di Benedetto (direttore generale ASU), Leonardo Primus (dirigente dell’IC Udine 6) e Giuliano Clinori (presidente CSEN FVG e delegato CONI FVG). Con loro anche Laura Galliussi, tecnica ASU che ha coordinato le attività. Per il Comune di Udine sono intervenuti l’assessore alla Cultura e Istruzione Federico Pirone e l’assessora allo Sport Chiara Dazzan.
Pirone ha richiamato il tema dei diritti come dimensione universale, sottolineando come l’iniziativa contribuisca a rimuovere ostacoli e barriere e rafforzi l’idea di una comunità più equa. Dazzan ha evidenziato il valore dello sport quando viene progettato in modo accessibile, e l’importanza della rete tra istituzioni, scuola e associazionismo per rendere l’inclusione una pratica quotidiana.
Primus ha inquadrato il progetto nel contesto di un territorio segnato da fragilità sociali, culturali ed economiche, ribadendo il ruolo della scuola come presidio di comunità e la necessità di potenziare risposte educative a sostegno dei più fragili, auspicando continuità e sviluppo del percorso.
Clinori ha ricordato l’impegno di CSEN, anche con Special Olympics, e il lavoro fatto negli anni sulla formazione di tecnici specializzati, mentre Nutta ha rivendicato la scelta di ASU di investire in un’inclusione “reale”, ringraziando sostenitori e sponsor che si avvicinano a questi temi.
Di Benedetto ha infine rilanciato la prospettiva di ampliare il modello: l’obiettivo dichiarato è reperire risorse e, con il supporto del pubblico, estendere direttamente l’esperienza o coordinare una rete tra istituti della provincia, con l’ambizione che il progetto possa diventare un apripista verso una stabilizzazione di questi percorsi.
Come si svolgono le attività
Le sessioni, della durata di un’ora, sono organizzate in piccoli gruppi di due o tre bambini. Secondo la coordinatrice Laura Galliussi, il progetto offre un momento di “sfogo motorio” particolarmente importante per chi non frequenta contesti sportivi extrascolastici. Attraverso giochi, esercizi e percorsi, i partecipanti sviluppano abilità motorie di base, apprendono regole semplici e sperimentano collaborazione, condivisione di spazi e materiali e relazioni positive all’interno dell’ambiente scolastico.
In sintesi, “A proprio agio nelle scuole” mette a sistema competenze sportive e bisogni educativi, trasformando la motricità adattata in un tassello concreto di inclusione e benessere, con l’obiettivo di rendere strutturale un modello che oggi, a Udine, ha già mostrato i primi risultati.