Udine al centro del nuovo assetto dei servizi sociali: Regione spinge su regole comuni e integrazione con la sanità

Presentate in città le nuove direttrici regionali: attenzione a anziani e ragazzi, più coordinamento tra Comuni, Aziende sanitarie e territori.

07 agosto 2026 09:25
Udine al centro del nuovo assetto dei servizi sociali: Regione spinge su regole comuni e integrazione con la sanità -
Condividi

Un sistema più coordinato, con regole condivise tra Comuni, sanità e Regione, è la direzione indicata a Udine nella Conferenza regionale dei Servizi sociali dei Comuni, dove il Friuli Venezia Giulia ha messo sul tavolo una revisione dell’organizzazione dei servizi per rispondere in modo più uniforme ai bisogni delle persone.

Il punto di partenza è chiaro: ridurre gli squilibri tra territori e intervenire prima che fragilità sociali trascurate finiscano per pesare direttamente sul versante sanitario. La cornice illustrata il 6 agosto 2026 nella sede regionale di Udine punta quindi a rafforzare il raccordo tra ambito sociale e sociosanitario, con una programmazione più leggibile e stabile.

Per un territorio come quello udinese, dove la rete dei servizi rappresenta un presidio decisivo soprattutto per famiglie, anziani e persone con disabilità, il tema non è solo tecnico. La ridefinizione dei meccanismi di governance incide infatti sul modo in cui i cittadini entrano in contatto con le strutture pubbliche e ricevono risposte nei diversi passaggi della presa in carico.

Servizi sociali in Friuli Venezia Giulia, nuovo coordinamento tra Regione, Comuni e sanità

Le priorità indicate dalla Regione

Tra gli ambiti considerati più delicati emergono l’adolescenza e l’invecchiamento della popolazione, con un’attenzione particolare alla terza e quarta età. L’obiettivo dichiarato è aggiornare modelli e strumenti ritenuti non più pienamente adatti all’evoluzione dei bisogni sociali emersi negli ultimi anni.

Le linee regionali si muovono anche sulla scorta delle osservazioni contenute nel referto della Corte dei conti relativo al monitoraggio della spesa sociale dei Comuni nel triennio 2022-2024. Da quel quadro è emersa l’esigenza di una regia più forte, di assetti organizzativi maggiormente omogenei negli Ambiti territoriali sociali e di criteri comuni nella lettura dei dati di spesa.

Nel confronto di Udine è stato inoltre richiamato l’aggiornamento della legge regionale 6/2006, insieme alla volontà di dotarsi di strumenti di coordinamento strategico con cadenza annuale e maggiore concretezza operativa.

Il nuovo schema di coordinamento tra enti

La Regione intende modificare anche il livello decisionale. L’attuale cabina di regia regionale dovrebbe lasciare spazio a un tavolo tecnico di coordinamento che coinvolga amministrazione regionale, responsabili dei Servizi sociali dei Comuni e aziende sanitarie.

Nei territori, invece, il modello previsto fa perno su cabine di regia aziendali, eventualmente organizzate anche per area vasta. La struttura indicata comprende tre livelli distinti: uno politico, uno tecnico-strategico e uno operativo, così da collegare indirizzo istituzionale e gestione concreta dei servizi.

Le scelte dovranno poi confluire in un Accordo quadro per l’integrazione istituzionale e gestionale, concentrato su alcuni settori ritenuti decisivi: non autosufficienza, disabilità, salute mentale, dipendenze e tutela dei minori. La Conferenza regionale dei Servizi sociali dei Comuni viene confermata come sede principale del confronto politico e istituzionale.

Servizi sociali e sanità più vicini

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il collegamento tra programmazione sociale e programmazione sanitaria. L’impostazione presentata a Udine mira a far dialogare in modo più stretto Punti unici di accesso, Case della comunità, Centrali operative territoriali, équipe integrate e cure domiciliari.

In questa prospettiva, la presa in carico dovrebbe diventare più lineare e meno dipendente dalle differenze organizzative tra un’area e l’altra della regione. Per i Comuni, il tema è anche quello di evitare sovrapposizioni, vuoti di competenza e risposte disomogenee davanti a bisogni simili.

Ad aprire la Conferenza è stato l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e Disabilità Riccardo Riccardi, che ha richiamato la necessità di una responsabilità condivisa tra Regione, aziende sanitarie e amministrazioni comunali, indicando il lavoro presentato come una base per le scelte successive.

Fondi in crescita per autonomia possibile e disabilità

Nel corso dell’incontro udinese sono stati illustrati anche i numeri del riequilibrio del Fondo per l’autonomia possibile. Le risorse regionali sono salite dai 35,85 milioni di euro del 2023 ai 53,35 milioni previsti nel 2026, con un incremento di 17,5 milioni.

Considerando la dotazione complessiva del Fondo, il passaggio è da 52,5 milioni a 70,8 milioni di euro nello stesso arco temporale, pari a un aumento di 18,3 milioni. Il percorso di riequilibrio annunciato si svilupperà dal 2026 al 2029, con l’intenzione di distribuire le risorse in maniera più equilibrata nei diversi territori.

Per quanto riguarda il Fondo sociale per la disabilità, nato nel 2024, lo stanziamento è passato da 8,5 milioni a 16,5 milioni nel 2025, valore mantenuto anche per il 2026. La Regione ha inoltre chiarito l’intenzione di definire sul piano normativo che le quote sociali restano in capo ai Comuni, mentre il Fondo regionale opera in chiave sussidiaria e di cofinanziamento.

Servizi sociali in Friuli Venezia Giulia, nuovo coordinamento tra Regione, Comuni e sanità

Arriva il bilancio degli Ambiti territoriali sociali

Tra gli strumenti annunciati c’è anche il nuovo Bilancio degli Ambiti territoriali sociali, pensato per rendere confrontabili entrate, spese e costi dei servizi nei diversi contesti locali. L’obiettivo è costruire una base informativa più omogenea, utile sia alla programmazione sia alla verifica dei risultati.

Il rilascio in ambiente di produzione è previsto per settembre 2026. Entro dicembre dovrà poi essere predisposto il primo bilancio consuntivo degli Ambiti riferito al 2025, passaggio che dovrebbe offrire ai territori, compreso quello udinese, un quadro più chiaro sulle risorse impiegate e sulla struttura effettiva dei servizi sociali.

Segui Prima Udine