Udine al centro del piano Asufc: quasi 300 milioni sul polo ospedaliero, 54 opere in tutto il Friuli Centrale

Confronto in città tra Regione e sindaci dell’area Asufc: investimenti complessivi per 425,2 milioni, tra ospedali, Case di comunità e servizi territoriali.

28 luglio 2026 06:53
Udine al centro del piano Asufc: quasi 300 milioni sul polo ospedaliero, 54 opere in tutto il Friuli Centrale -
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La quota più consistente del piano sanitario del Friuli Centrale guarda a Udine. Nel programma illustrato ai sindaci del territorio Asufc, il capoluogo concentra infatti 18 interventi per oltre 298 milioni di euro, dentro un pacchetto complessivo da 425,2 milioni che coinvolge 15 Comuni.

Il punto è stato fatto nel capoluogo friulano durante un confronto tra Regione e amministratori locali, occasione in cui sono stati aggiornati stato di avanzamento dei lavori, obiettivi della rete territoriale e nodi ancora aperti sul fronte dell’assistenza ai pazienti più fragili.

Il peso di Udine nel programma delle opere

È il polo ospedaliero udinese a raccogliere la parte più ampia delle risorse. Tra gli interventi indicati rientrano il nuovo padiglione, il nuovo accesso del Pronto soccorso pediatrico e la riqualificazione dell’area di Sant’Osvaldo, tasselli che definiscono il ruolo centrale del capoluogo nella riorganizzazione sanitaria dell’Asufc.

Accanto a Udine, il piano tocca anche altre realtà del territorio, dall’Alto Friuli alla Bassa Friulana. Sono previsti lavori e adeguamenti anche negli ospedali di Palmanova e Latisana, con opere legate sia alle strutture sia ai servizi di supporto all’attività sanitaria.

Da dove arrivano i fondi

Il programma comprende 54 interventi, di cui 37 sostenuti dal piano degli investimenti straordinari e 17 collegati al Pnrr per Case e ospedali di comunità. I cantieri già partiti o prossimi all’avvio sono 19.

La parte principale delle risorse arriva dal bilancio regionale, che copre il 66,6% del totale con 283,3 milioni di euro. I fondi statali valgono 110,1 milioni, pari al 25,9%, mentre i finanziamenti Pnrr ammontano a 31,8 milioni, cioè il 7,5% dell’intero pacchetto.

La rete di prossimità tra strutture attive e lavori in chiusura

Nel percorso di rafforzamento della sanità territoriale, le Case della comunità risultano già operative a Tarvisio, Tolmezzo, Codroipo e Palmanova. A Tarcento la struttura è pronta per l’inaugurazione, mentre a Cividale e Cervignano gli interventi sono ormai verso la conclusione. A Latisana, invece, il cantiere è già stato avviato.

Tra i dossier richiamati durante l’incontro c’è anche Cividale, dove il completamento della Casa di comunità viene considerato un passaggio importante per ampliare l’offerta dei servizi di prossimità. A San Daniele, inoltre, è stato completato il nuovo Pronto soccorso, mentre proseguono gli adeguamenti antincendio e il percorso legato alla futura struttura territoriale. A Gemona avanzano i lavori sul distretto e sulla nuova sede dei servizi territoriali.

Il confronto con i sindaci e le priorità indicate dalla Regione

Nel corso della riunione l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha sostenuto che la sanità territoriale, nella visione della Regione, non è più una prospettiva da costruire ma una rete già avviata. L’obiettivo dichiarato resta quello di limitare le inappropriatezze, ridurre i ricoveri evitabili e rafforzare l’assistenza domiciliare.

Riccardi ha richiamato anche l’assetto del sistema sanitario regionale organizzato su tre aziende, giudicato funzionale sia nella fase della pandemia sia nel consolidamento del rapporto tra ospedali di riferimento, strutture periferiche e servizi distribuiti sul territorio.

Il nodo della non autosufficienza

Tra i temi che più incidono sulle scelte future c’è quello della non autosufficienza, indicato come una delle questioni decisive per la tenuta del sistema. La linea illustrata dalla Regione punta a rafforzare la rete successiva al ricovero, integrare in modo più stretto cure primarie e percorsi assistenziali e costruire una collaborazione più ampia tra pubblico e privato.

Nel ragionamento portato al tavolo con i sindaci, è stato inoltre evidenziato che per il bilancio sanitario 2026 non si è reso necessario un nuovo aumento del Fondo sanitario regionale, alla luce del raggiungimento degli obiettivi di gestione. Un passaggio che si inserisce nel quadro più ampio della riorganizzazione in corso, con Udine destinata a restare uno dei perni principali del piano Asufc.

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