Udine al centro del progetto nazionale sulle cure: intesa triennale tra Ateneo e Agenas
Presentato in Regione il protocollo che mette insieme ricerca, formazione e strumenti di valutazione per rendere più misurabile la centralità del paziente.
L’Università di Udine entra in modo strutturato in un percorso destinato ad avere riflessi nazionali sull’organizzazione della sanità. L’intesa firmata con Agenas, valida per tre anni, punta infatti a trasformare il tema dell’umanizzazione delle cure in un lavoro concreto fatto di ricerca, criteri di valutazione e modelli applicabili ai servizi sanitari.
La presentazione si è svolta nel Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia, dove è stato illustrato un protocollo che lega l’ateneo friulano e l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali su un terreno che riguarda da vicino pazienti, professionisti e strutture: la qualità dell’assistenza e la centralità della persona nei percorsi di cura.
Perché l’accordo riguarda da vicino anche Udine
Per il capoluogo friulano il valore dell’operazione sta anche nel ruolo riconosciuto all’Università di Udine, chiamata a contribuire con le proprie competenze a un impianto di studio e di applicazione che potrà orientare scelte più ampie. Il lavoro previsto comprende attività condivise di ricerca e approfondimento, ma anche il collegamento tra formazione universitaria, pratica clinica e organizzazione dei servizi.
Tra i punti centrali c’è la costruzione di indicatori multidimensionali, utili a capire come misurare in modo più preciso la qualità umana dell’assistenza. L’obiettivo non è soltanto enunciare un principio, ma dotarsi di strumenti che permettano di leggere esperienze, confrontare modelli e valorizzare ciò che già funziona nelle realtà regionali e aziendali.
Un possibile osservatorio nazionale parte da basi scientifiche condivise
Nel protocollo trova spazio anche una prospettiva più ampia: preparare il terreno metodologico e scientifico per un futuro Osservatorio nazionale dedicato all’umanizzazione delle cure. In questo quadro si incontrano l’esperienza maturata da Agenas a livello italiano e il lavoro sviluppato dall’ateneo udinese sui temi della medicina orientata alla persona, del benessere organizzativo e dei sistemi complessi.
L’accordo specifica inoltre che non comporta nuovi costi a carico delle parti. Le iniziative previste potranno essere sviluppate attraverso successivi atti attuativi, mettendo a disposizione strutture, professionalità e competenze già presenti nelle due istituzioni. I risultati saranno poi diffusi anche attraverso i canali di Agenas, con un ritorno informativo per Regioni, aziende sanitarie e sistema salute.
I presenti all’incontro istituzionale
Alla presentazione hanno partecipato il presidente di Agenas Massimiliano Fedriga, anche presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, il direttore generale Angelo Tanese collegato da remoto e il direttore della ricerca Giovanni Baglio. Per la Regione era presente l’assessore alla salute, politiche sociali e disabilità Riccardo Riccardi.
Per l’Università di Udine hanno preso parte all’incontro il rettore Angelo Montanari e Massimo Robiony, delegato all’umanizzazione delle cure e direttore del Dipartimento Testa Collo e Neuroscienze dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale.
Le ricadute attese su servizi e standard
Nel corso dell’incontro, Fedriga ha indicato l’intesa come un passaggio utile a rafforzare un lavoro che incide sulla qualità del Servizio sanitario nazionale, mettendo in relazione ricerca, competenze scientifiche ed esperienze maturate nei territori. La direzione indicata è quella di dare maggiore solidità e misurabilità al tema dell’umanizzazione, così da renderlo un riferimento stabile per Regioni e strutture sanitarie.
Tanese ha collegato il protocollo alla funzione di Agenas nel supportare le aziende sanitarie sul piano organizzativo, della sicurezza e della qualità dei percorsi di cura. In questa cornice, la definizione di nuovi indicatori dovrebbe servire anche a monitorare meglio i servizi offerti ai cittadini e a favorire standard più omogenei nel Paese.
Baglio ha rimarcato che il significato della collaborazione va oltre le singole azioni previste dal documento. Il punto, ha spiegato, è riportare la persona al centro delle scelte cliniche e organizzative, considerando la complessità dell’esperienza di malattia come elemento decisivo nelle strategie di sviluppo della sanità italiana.
Il peso dell’ateneo friulano nel percorso
Per il rettore Angelo Montanari, il protocollo segna un passaggio importante per estendere su scala nazionale un lavoro già avviato. Il riferimento è a un modello che mette al centro la persona come criterio per rendere il sistema sanitario più capace di rispondere in modo appropriato ai bisogni dei pazienti e anche di chi opera ogni giorno nelle professioni sanitarie.
Robiony ha letto l’intesa come il riconoscimento di un percorso costruito negli anni a Udine. L’umanizzazione delle cure, nella sua impostazione, non resta un principio astratto, ma diventa una chiave organizzativa con effetti clinici, sociali ed economici. È da qui che l’ateneo udinese punta ora a consolidare un contributo che, partendo dal territorio, mira a incidere sul quadro nazionale.