Udine al centro della mappa dei boschi vetusti: riconosciuto anche il sito di Paularo

Tra i primi ingressi nella rete nazionale ci sono tre aree del Friuli Venezia Giulia. Per l’Udinese spicca Bosco Vintulins, in Carnia.

A cura di Web Team Web Team
27 settembre 2026 12:33
Udine al centro della mappa dei boschi vetusti: riconosciuto anche il sito di Paularo -
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C’è anche un’area dell’Udinese nel primo gruppo di boschi vetusti che entra ufficialmente nella rete nazionale: si tratta di Bosco Vintulins, nel territorio di Paularo. Con questo passaggio il Friuli Venezia Giulia si ritaglia un ruolo di primo piano, perché porta per primo in Italia tre siti forestali riconosciuti con decreto ministeriale.

Accanto al bosco carnico figurano Pian de le Stele, nel comune di Polcenigo, e Croseraz-Val Bona nella Foresta del Cansiglio. Tutte e tre le aree appartengono al demanio forestale regionale e sono state inserite nella rete con i decreti del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste datati 6 agosto 2026.

Per il territorio udinese, il riconoscimento di Paularo aggiunge valore a una porzione di Carnia che viene considerata di particolare interesse dal punto di vista ecologico. Non si tratta soltanto di una tutela formale: l’iscrizione certifica infatti uno stato del bosco raro e prezioso, legato alla sua evoluzione naturale nel tempo.

Alla base del risultato c’è un percorso avviato dalla Regione e sostenuto da un’indagine scientifica dell’Università di Udine. L’iter era partito nell’aprile di quest’anno, seguendo le linee di indirizzo regionali approvate nel 2025.

Friuli Venezia Giulia, i primi tre boschi vetusti d’Italia entrano nella rete nazionale

Il valore del sito carnico di Paularo

Nel linguaggio tecnico, un bosco vetusto non coincide semplicemente con un’area alberata molto antica. Il punto decisivo è un altro: la presenza di una struttura ecologica matura, nella quale i processi naturali hanno ripreso spazio e le tracce delle attività umane del passato si sono attenuate nel corso dei decenni.

È questa la condizione che distingue tali ambienti da altri boschi, pur di età avanzata, e che li rende particolarmente importanti per studio, conservazione e biodiversità. Nel caso di Bosco Vintulins, il riconoscimento inserisce l’area di Paularo in un quadro nazionale ancora agli inizi, ma già significativo per la ricerca forestale.

Le regole previste per le aree riconosciute

Per essere ammessi nella rete nazionale, i siti devono soddisfare requisiti precisi: estensione minima di 10 ettari, salvo deroghe motivate fino a due ettari, presenza di specie spontanee coerenti con l’area biogeografica, assenza di impatti antropici rilevanti da almeno 60 anni e un’elevata complessità strutturale del bosco.

Dentro queste superfici si applica inoltre il principio della non interferenza rigorosa. Questo significa niente utilizzazioni forestali e niente prelievo di legname, salvo eventuali autorizzazioni specifiche legate alla ricerca. La frequentazione da parte del pubblico resta possibile, ma soltanto lungo i sentieri ufficiali.

Il lavoro scientifico partito dall’Ateneo friulano

Lo studio che ha portato all’individuazione dei siti è stato condotto da un gruppo del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine, coordinato da Giorgio Alberti. L’analisi ha unito rilievi sul campo, tecnologie di telerilevamento come il laser Lidar e consultazione di documenti storici d’archivio.

Da una prima ricognizione su 96 boschi pubblici potenzialmente classificabili come vetusti, i ricercatori hanno ristretto il quadro a 10 popolamenti di altissimo pregio ecologico. Tra questi, i tre ora formalmente riconosciuti sono entrati nelle prime designazioni italiane.

Il lavoro richiama anche il tema della proforestazione, cioè la scelta di lasciare in alcune aree più spazio ai processi naturali, riducendo o sospendendo gli interventi selvicolturali. Secondo quanto emerge dall’indagine, questa impostazione non esclude la gestione attiva del bosco, ma può convivere con essa in una pianificazione più ampia del territorio.

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Nei popolamenti osservati, l’assenza di gestione ha favorito grandi alberi in piedi, legno morto in varie fasi di decomposizione e numerosi microhabitat, dalle cavità alle fessure dei tronchi fino ai ristagni d’acqua. Sono elementi che sostengono funghi, licheni, insetti saproxilici, uccelli e chirotteri, e spiegano perché il riconoscimento ottenuto anche da Paularo abbia un peso che va oltre i confini locali.

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