Udine e il friulano che arretra: nel dibattito regionale pesa il dato dei 160 mila parlanti persi

A trent’anni dalla legge del 1996 torna il confronto sulla tutela della lingua: da Trieste la richiesta di strumenti regionali più forti.

26 giugno 2026 20:29
Udine e il friulano che arretra: nel dibattito regionale pesa il dato dei 160 mila parlanti persi -
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Il tema tocca da vicino Udine, dove la lingua friulana resta parte dell’identità quotidiana ma continua a misurarsi con un arretramento che preoccupa. Nel confronto politico regionale è tornato infatti un numero che riaccende la discussione: in dieci anni i parlanti sarebbero diminuiti di 160 mila unità.

Il dato è stato richiamato durante un incontro pubblico organizzato a Trieste dal gruppo consiliare Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, dedicato a un bilancio della legge regionale 15 del 1996, considerata il passaggio fondamentale nella protezione della lingua e della cultura friulana.

Per il territorio udinese, dove il friulano ha una presenza storicamente radicata, il confronto non è soltanto simbolico. La questione riguarda infatti l’efficacia concreta delle politiche linguistiche e la capacità delle istituzioni di sostenere l’uso della lingua nel tempo.

Un bilancio che riguarda da vicino il Friuli

L’incontro, moderato da Elia Mioni, direttore editoriale de Il Passo Giusto, ha rimesso al centro il percorso avviato quasi trent’anni fa con la norma regionale del 1996. Accanto al riconoscimento del valore di quella legge, è emersa la convinzione che gli strumenti attuali non bastino più a invertire la tendenza.

Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, ha richiamato i rilievi scientifici che segnalano un calo consistente nell’uso del friulano. Secondo la sua lettura, a questo si aggiunge una risposta politica e istituzionale non ancora all’altezza del problema.

Nel dibattito è riemerso così anche il nodo già avvertito in area udinese: come trasformare la tutela formale della lingua in una presenza reale, diffusa e stabile nella vita pubblica e culturale.

La richiesta di nuovi poteri per la Regione

Tra i punti più rilevanti emersi nel confronto c’è la sollecitazione a varare una nuova norma di attuazione dello Statuto di autonomia. L’obiettivo indicato è ampliare le competenze regionali sulle lingue minoritarie, così da dotare il Friuli Venezia Giulia di margini d’azione più ampi.

Moretuzzo ha ricordato che un’indicazione in questa direzione era stata approvata dal Consiglio regionale quasi all’unanimità più di due anni fa. Finora, però, quel passaggio non si è tradotto in una proposta della Giunta da portare alla Commissione paritetica Stato-Regione.

Friulano, a trent’anni dalla legge regionale torna l’allarme: 160 mila parlanti in meno
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Per il consigliere, la difesa delle lingue minorizzate dipende anche da quanto la Regione sceglie di esercitare la propria autonomia. Da qui la richiesta di passare dalle enunciazioni agli strumenti normativi, con un salto di qualità nelle politiche di promozione e protezione.

Da Udine gli interventi nel confronto aperto a Trieste

Nel corso dell’iniziativa è intervenuto anche Sergio Cecotti, già presidente della Giunta regionale ed ex sindaco di Udine, che ha ripercorso il lavoro politico e istituzionale che portò all’approvazione della legge. Un iter che, nelle ricostruzioni emerse, fu reso possibile da una convergenza ampia e trasversale.

Stefania Garlatti-Costa, consigliera comunale di Udine con delega all’identità friulana e al plurilinguismo, ha richiamato invece il clima di fiducia che accompagnò l’entrata in vigore della norma. Lorenzo Fabbro, già presidente dell’Agenzia regionale per la lingua friulana, ha offerto una fotografia aggiornata della situazione, insistendo sulla necessità di una politica linguistica capace di produrre effetti concreti.

La chiusura è tornata sulla necessità di una svolta. A quasi trent’anni dalla legge 15 del 1996, il punto posto nel dibattito regionale è chiaro: per chi vive e lavora in Friuli, e in particolare nell’area udinese, il futuro del friulano dipenderà dalla capacità di rafforzare adesso gli strumenti di tutela, prima che il calo dei parlanti diventi ancora più difficile da recuperare.

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