Udine, il centro trapianti accelera: tre cuori impiantati in un giorno grazie a organizzazione e nuove tecniche

Tra il 5 e il 6 agosto l’Asufc ha portato a termine tre trapianti cardiaci in 24 ore. Un risultato che conferma il ruolo di Udine nella rete regionale.

13 settembre 2026 00:37
Udine, il centro trapianti accelera: tre cuori impiantati in un giorno grazie a organizzazione e nuove tecniche -
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Per chi è in lista d’attesa, riuscire a non perdere nemmeno un organo disponibile può fare la differenza. È da questo punto di vista che va letto quanto accaduto a Udine, dove il Centro trapiantologico dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale ha completato tre trapianti di cuore nell’arco di 24 ore, tra il 5 e il 6 agosto 2026.

Il dato si inserisce in una fase particolarmente intensa per la struttura udinese: in appena quindici giorni i trapianti cardiaci eseguiti sono stati cinque. Un’attività resa possibile dalla capacità di gestire nello stesso momento prelievi, trasporti, preparazione dei pazienti e interventi in sala operatoria.

Perché il risultato pesa per Udine

In un territorio come quello friulano, la presenza di un centro capace di affrontare più procedure complesse in parallelo rappresenta un elemento rilevante per tutta la sanità locale. Quando le donazioni arrivano a distanza ravvicinata, infatti, non basta la disponibilità dell’organo: servono tempi rapidi, scelte coordinate e professionisti pronti a muoversi come un’unica squadra.

Il professor Igor Vendramin, direttore del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, ha spiegato il senso di questo lavoro chiarendo che il punto non è inseguire numeri simbolici, ma fare in modo che la contemporaneità delle donazioni non impedisca di utilizzare gli organi che possono essere trapiantati.

La tecnologia allunga i margini operativi

Uno dei nodi principali nel trapianto cardiaco resta il tempo. Per anni la conservazione tradizionale a bassa temperatura ha imposto finestre molto strette tra il momento del prelievo e quello dell’impianto, rendendo tutto più rigido sul piano organizzativo.

L’introduzione di sistemi di preservazione più avanzati ha cambiato questo quadro. Avere a disposizione modalità differenti di conservazione permette al centro di lavorare con maggiore elasticità, distribuendo meglio le fasi del percorso e adattando l’intervento alle condizioni cliniche del paziente e alle risorse disponibili.

In concreto, il vantaggio non è solo tecnico. Il tempo guadagnato grazie ai dispositivi di preservazione diventa utile se viene accompagnato da una macchina organizzativa capace di far dialogare sale operatorie, trasporti, équipe di prelievo e personale sanitario coinvolto nell’impianto.

Squadre multiple e procedure da incastrare

La complessità cresce quando più cuori diventano disponibili quasi insieme. In questi casi il centro deve attivare contemporaneamente cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti, infermieri, tecnici e operatori impegnati nella logistica, senza interrompere la continuità clinica per i pazienti che attendono il trapianto.

Il modello applicato a Udine punta proprio a questo: seguire diversi percorsi in parallelo, integrando le varie tecniche di preservazione con una programmazione capace di distanziare, nei limiti consentiti, il prelievo dall’impianto. È questa combinazione tra organizzazione e strumenti disponibili che ha consentito di affrontare tre interventi in una sola giornata.

Un percorso già segnato dall’innovazione

Il traguardo raggiunto ad agosto non arriva in un vuoto. Il centro udinese si era già fatto notare nel maggio 2024 con il primo trapianto cardiaco a cuore battente eseguito in Europa, un passaggio che aveva messo in evidenza la vocazione della struttura verso le tecniche più avanzate di preservazione.

Quel precedente aveva mostrato come la perfusione dell’organo durante il trasporto potesse ridurre il peso dell’ischemia, aspetto particolarmente delicato soprattutto nei cuori più fragili o provenienti da percorsi di donazione complessi.

Dalla DCD più possibilità per chi aspetta

Tra gli ambiti su cui si concentra lo sviluppo del settore c’è anche la DCD, cioè la donazione dopo la determinazione della morte secondo criteri cardiocircolatori. Si tratta di un campo che può contribuire ad ampliare il numero dei potenziali donatori, in una fase in cui la disponibilità di organi continua a essere insufficiente rispetto alle necessità.

È però un’attività che richiede protocolli rigorosi, competenze molto specialistiche e tecnologie in grado di recuperare, mantenere e valutare il cuore prima del trapianto. Anche per questo Udine sta lavorando su un sistema in cui innovazione e coordinamento procedono insieme.

Il riconoscimento alla rete regionale e alle équipe

Sul risultato è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità Riccardo Riccardi, che ha definito i tre trapianti effettuati a Udine in 24 ore un esito di grande rilievo per l’intera rete trapiantologica del Friuli Venezia Giulia. Secondo l’assessore, l’esperienza maturata nel capoluogo friulano dimostra quanto sia strategico investire contemporaneamente in alta specializzazione, tecnologia e organizzazione.

Al centro, però, restano i pazienti. Ogni organo che si riesce a utilizzare è una possibilità concreta in più per chi convive con un’insufficienza cardiaca terminale. Ed è proprio in questa capacità di trasformare una donazione in una cura che Udine misura oggi il valore del lavoro svolto dalle sue équipe.

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