Udine, presidio in via Pracchiuso per chiedere chiarezza sulla morte di Abderrahim Fakir
Davanti alla Prefettura si sono ritrovate più di 200 persone. In piazza associazioni e realtà politiche: al centro la richiesta di verità e un confronto sulle politiche sociali.
Una richiesta di verità partita anche da Udine. In via Pracchiuso, davanti alla Prefettura, si sono riunite oltre 200 persone, secondo gli organizzatori, per un presidio dedicato ad Abderrahim Fakir, morto a Bologna, e per portare all’attenzione pubblica il tema della tutela delle persone più esposte alla marginalità.
L’iniziativa è stata promossa da Donne in Nero, Open Sinistra FVG, Possibile e Anpi, che hanno scelto il capoluogo friulano per dare un segnale politico e civile. Il messaggio emerso dalla piazza ha unito solidarietà e critica verso un approccio che, secondo i promotori, tende a leggere il disagio soprattutto come questione di sicurezza.
La mobilitazione nel centro di Udine
Il presidio si è svolto in modo pacifico davanti alla sede della Prefettura. Tra i presenti si sono visti cartelli, striscioni e alcune bandiere palestinesi, in un contesto che ha raccolto sigle associative, militanti e cittadini.
Durante l’iniziativa sono stati rilanciati slogan contro la violenza e a sostegno di chi vive condizioni di fragilità. Su uno degli striscioni compariva anche una frase molto dura contro Stato, polizia e Governo: una posizione espressa dai manifestanti insieme alla domanda di accertamenti approfonditi sulla vicenda di Fakir.
Gli interventi dal presidio
Tra le voci ascoltate in piazza c’è stata quella di Antonella Lestani dell’Anpi di Udine, che ha collegato il tema alla discussione sui decreti sicurezza e ai riflessi che, a suo giudizio, possono produrre sul piano democratico.
Nel suo intervento ha sostenuto la necessità di fare piena luce su quanto accaduto a Bologna, aggiungendo che il disagio sociale non può essere affrontato soltanto con strumenti repressivi. Il richiamo è andato invece a investimenti su welfare e scuola.
Ha preso la parola anche Annalisa Comuzzi, delle Donne in Nero, che ha criticato un modello sociale ritenuto capace di alimentare esclusione, pregiudizi e discriminazioni nei confronti di migranti e richiedenti asilo. Nel suo discorso ha definito particolarmente grave il segnale che, a suo avviso, arriva quando le istituzioni non riconoscono la condizione delle persone più vulnerabili.
Le adesioni politiche e le richieste arrivate dalla piazza
Al presidio hanno partecipato anche esponenti politici. Sono intervenuti Anna Manfredi di Rifondazione Comunista ed Emanuel Oian di Alleanza Verdi Sinistra, mentre sono stati letti i messaggi di Andrea Di Lenardo, capogruppo Avs in Consiglio comunale, e del consigliere regionale Furio Honsell.
Tra le richieste rilanciate nel corso dell’iniziativa c’è stata anche quella, espressa da Di Lenardo, di introdurre numeri identificativi sulle divise, insieme all’invito ad arrivare a un chiarimento completo sulla morte di Abderrahim Fakir.
La manifestazione si è conclusa senza tensioni. Da Udine è uscita una presa di posizione netta: chiedere che i fatti vengano approfonditi e riportare al centro del dibattito pubblico il rapporto tra marginalità, diritti e risposte delle istituzioni.