Udine riporta al centro i caregiver: in Regione si chiede un sostegno stabile oltre ai bonus

Nel confronto ospitato in città è tornata la richiesta di rafforzare gli aiuti regionali per chi assiste ogni giorno familiari fragili.

03 ottobre 2026 11:57
Udine riporta al centro i caregiver: in Regione si chiede un sostegno stabile oltre ai bonus -
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A Udine si è riaperto il confronto su una figura spesso decisiva nella vita delle famiglie ma ancora poco sostenuta in modo strutturale: quella dei caregiver familiari. Nel dibattito pubblico del 2 ottobre 2026, ospitato nella sala Pasolini della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’attenzione si è concentrata sulla necessità di affiancare ai contributi economici una rete reale di servizi.

Il tema tocca da vicino anche il territorio udinese, dove molte persone si fanno carico ogni giorno dell’assistenza a un genitore, a un coniuge o a un familiare non autosufficiente. Un impegno che incide sul lavoro, sugli equilibri personali e sulla qualità della vita, e che secondo quanto emerso nell’incontro non può essere affrontato lasciando sole le famiglie.

Il punto sollevato nel confronto di Udine

A promuovere l’iniziativa è stato il MoVimento 5 Stelle, con un appuntamento dedicato al ruolo dei caregiver tra norme, bisogni concreti e testimonianze. A introdurre e coordinare il confronto è stata la consigliera regionale Rosaria Capozzi, che ha richiamato la necessità di un intervento più incisivo da parte della Regione.

Il passaggio ritenuto centrale riguarda le risorse disponibili. Secondo quanto evidenziato durante l’incontro, i fondi nazionali destinati a sostenere il lavoro di cura in famiglia non riescono a coprire tutte le richieste accolte. Da qui la sollecitazione a prevedere un’integrazione regionale, così da evitare che domande riconosciute come idonee restino senza risposta per mancanza di copertura finanziaria.

Capozzi ha insistito anche su un altro aspetto: il sostegno non dovrebbe esaurirsi in un assegno o in un contributo una tantum, ma comprendere ascolto, accompagnamento e supporto psicologico per chi affronta un carico assistenziale continuativo.

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Non solo aiuti economici: il peso del lavoro di cura

Nel corso della serata è stato ribadito quanto il lavoro svolto in ambito familiare sia parte integrante della tenuta del welfare socio-assistenziale. L’assistenza garantita dentro casa, spesso in modo silenzioso e quotidiano, sostiene persone fragili e alleggerisce in modo concreto la pressione sui servizi.

Per questo, il ragionamento emerso a Udine va oltre il semplice rifinanziamento dei fondi. L’obiettivo indicato è costruire un sistema più stabile, capace di riconoscere il valore sociale dei caregiver e di accompagnarli con strumenti adeguati nel tempo.

Le voci che hanno animato l’incontro

Al dibattito hanno partecipato Giancarlo Selmi, autore del libro “In attesa del sole, è venuto giù il cielo”, e Maria Donata Messina, referente regionale di Caregiver Familiari Uniti, Cfu. Il loro contributo ha portato nel confronto sia l’esperienza personale sia il punto di vista di chi segue da vicino le difficoltà vissute dalle famiglie.

È arrivato inoltre da remoto l’intervento di Cristian Casilli, vice presidente della Regione Puglia e assessore a Welfare, Sport e Politiche sociali. Il filo conduttore della serata è stato proprio questo doppio livello: da un lato le misure e il quadro istituzionale, dall’altro la dimensione concreta di chi presta assistenza ogni giorno.

Una questione che riguarda il futuro del Friuli Venezia Giulia

Tra i temi affrontati è entrato anche il quadro demografico del Friuli Venezia Giulia, segnato dal calo dei residenti e da un progressivo invecchiamento della popolazione. Una tendenza che rende più frequenti le situazioni di cronicità e aumenta il fabbisogno di assistenza nelle case, oltre che nei servizi.

Da Udine, dunque, è tornata una richiesta precisa alla Regione: investire di più su chi si prende cura di un familiare fragile, con risorse adeguate ma anche con servizi continuativi. Il senso del confronto emerso nella sala Pasolini è che il caregiver non può restare una figura riconosciuta solo a parole, mentre nella pratica continua a reggere da solo un pezzo essenziale dell’assistenza quotidiana.

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