A Povoletto il ricordo di Marcinelle parla ancora al presente: "Il lavoro non può costare la vita"
Nel comune udinese la commemorazione per i 70 anni della tragedia del Bois du Cazier: memoria dei sette friulani morti e appello alla prevenzione.
Settant'anni dopo Marcinelle, a Povoletto la memoria non si è fermata alla sola commemorazione. Il filo conduttore della giornata è stato infatti il valore della sicurezza nei luoghi di lavoro, richiamato come questione ancora aperta accanto al ricordo dei 262 minatori morti l'8 agosto 1956 nella miniera belga del Bois du Cazier.
Per il territorio udinese la ricorrenza ha un significato particolare anche perché tra le vittime ci fu Ciro Natale Piccolo, originario proprio di Povoletto. Insieme a lui persero la vita altri sei friulani, in una delle tragedie più dure legate all'emigrazione italiana del dopoguerra.
La giornata si è svolta tra la chiesa del paese, dove don Luigi Gloazzo ha celebrato la messa in suffragio, il monumento ai Caduti, dove è stata deposta una corona d'alloro, e il municipio, sede degli interventi istituzionali. L'8 agosto coincide dal 2001 anche con la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.
Sette nomi friulani in una ferita ancora aperta
Nell'elenco dei lavoratori che non tornarono a casa compaiono sette corregionali: Pietro Basso di Bannia di Fiume Veneto, Mario Buiatti di Udine, Ruggero Castellani di Ronchis, Lorenzo De Santis di Flaibano, Ferruccio Pegorer di Azzano Decimo, Ciro Natale Piccolo di Povoletto e Armando Zanelli di San Giorgio di Nogaro.
Il loro ricordo riporta a un'epoca in cui partire era spesso una necessità. Povertà, ricostruzione e mancanza di prospettive spinsero molti italiani a cercare lavoro all'estero, accettando occupazioni pesanti e rischiose. Marcinelle resta una delle immagini più forti di quella stagione.
Il messaggio emerso dalla cerimonia
Nel corso dell'incontro istituzionale, il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin ha collegato il valore della memoria al tema della prevenzione. Il richiamo è andato al prezzo pagato da intere generazioni, che tra guerra, miseria ed emigrazione costruirono le basi del benessere successivo.
Bordin ha ricordato come il Novecento abbia inciso profondamente anche sulla storia del Friuli Venezia Giulia. In questo quadro ha richiamato non solo la strage di Marcinelle, ma anche quella di Arsia, indicando entrambe come simboli di un lavoro affrontato in condizioni estreme da chi cercava di garantire un futuro migliore alla propria famiglia.
Nel passaggio più legato all'attualità, il presidente del Consiglio regionale ha osservato che i progressi compiuti non bastano se ancora oggi si continua a morire lavorando. Da qui l'invito a rafforzare una cultura della sicurezza condivisa tra istituzioni, imprese e rappresentanze sociali.
Povoletto, il dopoguerra e la lezione consegnata al presente
Il sindaco Giuliano Castenetto ha riportato l'attenzione al contesto in cui maturò la tragedia: l'Italia uscita dalla guerra, il bisogno di energia per la ripresa economica, il carbone come risorsa decisiva. In quello scenario, ha ricordato, il disastro del Bois du Cazier mostra cosa accade quando la vita delle persone finisce in secondo piano.
Nel suo intervento Bordin ha richiamato anche la capacità di reazione del Friuli dopo il terremoto del 1976, indicandola come esempio di responsabilità collettiva e coesione sociale. Un riferimento usato per sottolineare come lavoro, solidarietà e senso del dovere restino tratti forti della comunità regionale.
Le testimonianze e il prossimo appuntamento
Durante la commemorazione, il console regionale dei Maestri del lavoro Roberto Gerin ha ripercorso le fasi della tragedia, dall'incendio fino al recupero delle salme. Ha inoltre ricordato i riconoscimenti conferiti alla memoria dei caduti di Marcinelle e, più di recente, dei minatori morti ad Arsia nel 1940.
Momento particolarmente sentito anche quello della testimonianza di Oriano Dal Molin, figlio di un minatore e cresciuto nella Vallonia mineraria, che ha raccontato la durezza della vita quotidiana delle famiglie emigrate e il loro successivo percorso di riscatto.
A coordinare la cerimonia è stato il console provinciale dei Maestri del lavoro di Udine, Roberto Kodermatz. Presenti anche il presidente dell'Ente Friuli nel Mondo Franco Iacop, la consigliera regionale Manuela Celotti e diversi amministratori del territorio. Il prossimo passaggio della commemorazione sarà a Bannia di Fiume Veneto, che ospiterà l'appuntamento del 2027, ma a Povoletto resta il senso più forte della giornata: ricordare chi è partito per lavorare e non è più tornato.