Al Visionario un viaggio nei riti delle montagne friulane: a Udine l’anteprima del film di Marco D’Agostini

Martedì 5 maggio in Sala Astra la proiezione di “Quello che resta”, con il regista, l’antropologa Marta Pascolini e le comunità protagoniste.

04 maggio 2026 17:08
Al Visionario un viaggio nei riti delle montagne friulane: a Udine l’anteprima del film di Marco D’Agostini -
Condividi

Il Visionario di Udine ospita una serata dedicata a tre tradizioni ancora radicate nelle terre alte del Friuli. Martedì 5 maggio, alle 20 nella Sala Astra, è in programma la prima proiezione di “Quello che resta. Tre riti nelle montagne del Friuli”, lavoro firmato da Marco D’Agostini e costruito sulle ricerche e sulle interviste curate da Marta Pascolini.

L’appuntamento udinese si inserisce tra le anteprime di vicino/lontano 2026 ed è proposto insieme alla Setemane de culture furlane della Società Filologica Friulana. Prima dell’inizio del film prenderanno la parola il regista e l’antropologa che ha seguito il progetto; dopo la visione, prevista in 50 minuti, è annunciata anche la presenza delle persone che compaiono nel documentario, in arrivo dai territori raccontati.

Udine come punto d’incontro delle comunità di montagna

La serata al cinema cittadino porta nel capoluogo storie, gesti e preparativi che appartengono a tre contesti diversi ma legati da una stessa dimensione collettiva. Il film mette infatti accanto il Pust a Rodda, la sacra rappresentazione del Venerdì Santo a Erto e la notte delle Cidules a Cercivento, quando nel buio vengono lanciate in aria le rotelle di legno accese.

Non si tratta di una semplice raccolta di usanze. Il documentario osserva come queste pratiche continuino a esistere dentro comunità che cambiano, mantenendo un rapporto stretto con i paesi, con la montagna e con chi ogni anno sceglie di portarle avanti.

Un racconto che guarda al presente

Il lavoro non punta su una memoria da cartolina, ma segue i tempi dell’attesa, le mani che preparano, le parole di chi tramanda e allo stesso tempo trasforma. È in questa continuità concreta che il film cerca il significato dei riti, più come esperienza vissuta che come reperto del passato.

Il filo che unisce le tre realtà passa proprio da qui: la tradizione non come gesto immobile, ma come pratica condivisa che si rinnova. Ne emerge uno sguardo che tiene insieme identità locali e mutamenti sociali, senza separare il patrimonio culturale dalla vita quotidiana delle persone.

I nomi del progetto e la produzione

“Quello che resta” è prodotto da Snait Società Cooperativa. Il progetto ha ricevuto il contributo della Friuli Venezia Giulia Film Commission - PromoTurismoFVG e il sostegno di Regione FVG, Società Filologica Friulana e Fondazione Friuli.

Tra i principali crediti figurano Claudio Cescutti e Marco D’Agostini per la fotografia, Massimiliano Borghesi e Andrea Blasetig al suono, Eric Guerrino Nardin per il sound design e Serena Fogolini come consulente linguistica.

Per Udine, la proiezione al Visionario diventa così anche un’occasione per avvicinare pubblici diversi a una parte importante del patrimonio immateriale friulano, portando in città voci e ritualità che continuano a dare forma alla vita delle comunità di montagna.

Segui Prima Udine