Ad Artegna un segno stabile della memoria: sul colle nasce il monumento per il sisma del Friuli
La nuova opera firmata da Giovanni Basso è stata presentata il 2 maggio sul Colle di San Martino, punto simbolico per la comunità e per il ricordo del 1976.
La memoria del terremoto del 1976 prende forma in un nuovo luogo di raccoglimento ad Artegna. Sul Colle di San Martino, spazio che per il paese conserva un significato profondo, è stato inaugurato il 2 maggio un monumento dedicato ai cinquant’anni dal sisma che sconvolse il Friuli.
Per la comunità locale non si tratta soltanto di un’opera commemorativa, ma di un riferimento concreto affidato a uno dei punti più evocativi del territorio. Da quel colle, dopo la grande scossa del 6 maggio, si osservava un centro abitato segnato dalle distruzioni; oggi lo stesso scenario viene consegnato alla riflessione e al ricordo collettivo.
Un luogo che parla alla storia di Artegna
La scelta del Colle di San Martino lega direttamente il monumento alla vicenda della rinascita del paese. In quell’area, e nel vicino Castello di Savorgnan, si riconoscono ancora oggi immagini forti della ricostruzione friulana, diventata negli anni un modello richiamato ben oltre i confini regionali.
Durante la cerimonia è intervenuta anche l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha sottolineato proprio il valore simbolico di questo luogo per Artegna e per l’intero percorso di ripartenza seguito dal Friuli dopo il terremoto.
L’opera di Giovanni Basso e i simboli scelti
Il monumento porta la firma dell’artista Giovanni Basso, che ne ha spiegato il significato nel corso dell’inaugurazione. L’opera è stata realizzata con il sostegno di PrimaCassa e costruisce un racconto visivo che unisce dolore e rinascita.
Al centro della composizione compare una figura femminile sofferente, pensata come immagine del Friuli ferito dal sisma. Accanto a lei ci sono un’aquila colpita e un germoglio che torna a spuntare: tre elementi che richiamano la ferita, la resistenza e la capacità di ricominciare.
La cerimonia tra istituzioni civili e religiose
L’incontro è stato aperto dal sindaco Alessandro Marangoni. Alla giornata hanno partecipato anche monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma, il delegato del vescovo di Vicenza, il vicario episcopale per l’Evangelizzazione nelle unità pastorali don Flavio Marchesini, e don Dino Bressan, vicario generale e vicario per la Forania della Pedemontana dell’Arcidiocesi di Udine.
La benedizione del monumento ha dato alla cerimonia un carattere insieme civile e spirituale, in linea con una ricorrenza che in Friuli continua a unire memoria pubblica, esperienza personale e identità delle comunità colpite quasi mezzo secolo fa.
Il richiamo a Zamberletti inciso accanto al monumento
Sullo sfondo dell’opera è stata riportata una frase di Giuseppe Zamberletti, figura decisiva nella fase della ricostruzione: «Un popolo non muore con il crollo delle case e il Friuli è vivo perché sono vivi i valori che ne costituiscono l’anima».
È un passaggio che sintetizza il senso dell’iniziativa promossa ad Artegna: non limitarsi a ricordare la tragedia, ma custodire ciò che da quella prova è emerso, cioè solidarietà, dignità e aiuto reciproco. Valori che nel territorio udinese restano parte viva della memoria collettiva e che il nuovo monumento affida anche alle generazioni più giovani.