Coccau, il passaggio digitale verso l’Austria può correre più veloce: la Regione punta sulla mappa del sottosuolo
Da Roma l’assessore Callari indica il caso del valico udinese: usare infrastrutture già presenti permetterà di contenere spese e tempi del collegamento.
Per il collegamento tecnologico attraverso il valico di Coccau, nel territorio udinese, la novità più concreta riguarda il modo in cui verrà realizzata l’opera: invece di affrontare un attraversamento più complesso della montagna, sarà possibile sfruttare un’infrastruttura già esistente per far passare il cablaggio. Un passaggio che, secondo la Regione, alleggerirà sia i tempi sia l’impiego di risorse pubbliche.
Il riferimento è al Sinfi, il Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture, richiamato a Roma dall’assessore regionale ai Sistemi informativi Sebastiano Callari durante un incontro dedicato proprio allo strumento che raccoglie e organizza la conoscenza delle reti del sottosuolo.
Nel suo intervento, Callari ha portato come esempio proprio il caso di Coccau, porta d’accesso strategica tra Friuli Venezia Giulia e Austria. La disponibilità della mappatura, ha spiegato, ha consentito di individuare una soluzione tecnica meno onerosa rispetto a quella inizialmente prevista, con un beneficio immediato sul piano operativo.
Un caso che riguarda da vicino il territorio udinese
Per l’area di Tarvisio e del valico, il tema non è solo tecnico. Ogni collegamento infrastrutturale che migliora i rapporti con l’estero rafforza infatti un punto di confine che per l’Alto Friuli ha un peso rilevante, sia nei traffici sia nelle connessioni di rete. In questo senso, il progetto citato dalla Regione viene letto anche come un tassello della crescita digitale di una zona di frontiera.
L’assessore ha sottolineato che la presenza del sistema nazionale ha evitato costi aggiuntivi nella realizzazione dell’intervento. La possibilità di calare i cavi in una struttura già presente, anziché procedere con opere più invasive, rappresenta il tipo di vantaggio pratico che il Sinfi può offrire quando la pianificazione si basa su dati condivisi e aggiornati.
Perché il Sinfi viene considerato uno strumento utile
Nel corso del convegno romano, Callari ha descritto il sistema come una piattaforma capace di mettere in relazione informazioni provenienti da soggetti pubblici e privati. L’obiettivo è dare a enti locali, tecnici e gestori un quadro più chiaro di ciò che si trova nel sottosuolo, così da programmare interventi con meno margini di errore e con una migliore coordinazione tra reti diverse.
Tra gli effetti indicati ci sono una gestione più ordinata dei cantieri, tempi ridotti nella fase esecutiva e una visione più integrata delle infrastrutture, dalle telecomunicazioni ai servizi energetici e idrici. Per i Comuni, specialmente quelli più piccoli, questo approccio può tradursi in una pianificazione meno frammentata e in una maggiore sostenibilità degli interventi.
Callari ha partecipato al panel riservato alle amministrazioni locali anche nel ruolo di coordinatore della commissione per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione della Conferenza delle Regioni, inserendo così il caso friulano in un confronto di livello nazionale sulle ricadute concrete della mappatura delle reti.
Dalle aree periferiche al tema della sovranità digitale
Nel passaggio finale del suo intervento, l’assessore ha allargato il ragionamento al superamento del digital divide. Il Friuli Venezia Giulia, ha osservato, può offrire un contributo importante soprattutto nelle zone meno appetibili per gli operatori tradizionali, dove l’intervento pubblico diventa decisivo per garantire connessioni adeguate.
Ha poi richiamato anche l’esperienza della Slovenia, indicata come modello interessante per il conferimento delle mappature al sistema nazionale: un meccanismo che incentiva gli enti a condividere i dati sulle infrastrutture, con ricadute positive sulla tutela e sulla gestione delle reti.
Infine, Callari ha collegato il tema delle reti alla più ampia questione della sovranità digitale, sostenendo la necessità di sviluppare e governare in Italia e in Europa le infrastrutture strategiche legate ai dati e ai sistemi di calcolo. In questo scenario, per posizione geografica e per il patrimonio di collegamenti già costruito, il Friuli Venezia Giulia punta a ritagliarsi un ruolo sempre più centrale anche sul fronte digitale.