Crematorio di Udine, in Regione arriva la petizione: chiesto un tetto annuale per l’impianto
Oltre tremila firme sul nuovo impianto cittadino: tra le richieste un limite di 2.400 cremazioni l’anno e il riordino della pianificazione regionale.
Il confronto sul futuro crematorio di Udine entra nella sede politica regionale. La petizione dedicata al nuovo impianto cittadino è stata infatti portata all’esame della III Commissione del Consiglio regionale, passaggio che dà voce alle preoccupazioni espresse da una parte della comunità udinese.
Al centro del documento ci sono più di tremila sottoscrizioni raccolte sul territorio. Un numero che, nel dibattito locale, pesa perché segnala un’attenzione diffusa su un’opera destinata ad avere effetti non solo sul capoluogo, ma anche sull’assetto dei servizi funerari nell’intera area friulana.
A riferire il contenuto delle richieste è la consigliera regionale Simona Liguori, del gruppo Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, che ha richiamato la necessità di tenere in considerazione il punto di vista delle comunità interessate quando le scelte amministrative incidono direttamente sul territorio.
Il nodo del limite alle cremazioni
Uno dei punti più rilevanti della petizione riguarda la dimensione operativa della futura struttura. I firmatari chiedono che la Regione introduca atti vincolanti per fissare un tetto massimo di 2.400 cremazioni all’anno.
L’obiettivo indicato è evitare che Udine diventi un riferimento sovradimensionato rispetto al proprio bacino naturale, con un afflusso di richieste provenienti da fuori provincia o addirittura da altre aree della regione. La questione, quindi, non viene posta come un rifiuto assoluto dell’impianto, ma come una richiesta di proporzione tra servizio offerto e necessità del territorio.
Pianificazione regionale ferma da anni
Nel testo si richiama anche il tema della programmazione generale. Tra le domande rivolte alla Regione c’è infatti l’adozione del Piano regionale di coordinamento, indicato come fermo dal 2012.
Secondo quanto evidenziato, l’assenza di questo strumento avrebbe contribuito a creare squilibri territoriali nella distribuzione degli impianti. Il riferimento è a un sistema che, oggi, non garantirebbe una presenza omogenea dei servizi nelle diverse zone del Friuli Venezia Giulia.
Ambiente, salute e principio di prossimità
Nella discussione entrano poi temi che a Udine restano particolarmente sensibili: l’impatto ambientale, la tutela della salute pubblica e il principio di prossimità, cioè la possibilità di organizzare i servizi senza concentrazioni eccessive in un solo punto.
Liguori ha sottolineato che una pianificazione attenta viene considerata dai promotori della petizione la strada necessaria per garantire equilibrio e risposte adeguate ai cittadini. In questo quadro viene citata anche la mancanza di impianti nel Pordenonese, indicata come uno degli elementi che mostrano l’attuale disomogeneità regionale.
Per Udine, dunque, il passaggio in Commissione rappresenta un nuovo momento di confronto su un tema che tocca scelte urbanistiche, organizzazione dei servizi e rapporto con i residenti. La discussione ora si sposta sul piano politico-amministrativo, dove le richieste contenute nella petizione dovranno trovare una risposta concreta.