Da Tarcento a Moimacco, l’omaggio a Luciano Ceschia: una mostra diffusa per i 100 anni dalla nascita

Villa de Claricini apre a fine agosto un percorso tra parco, galleria e limonaia dedicato allo scultore friulano scomparso a Udine nel 1991.

04 agosto 2026 11:17
Da Tarcento a Moimacco, l’omaggio a Luciano Ceschia: una mostra diffusa per i 100 anni dalla nascita -
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Il centenario di Luciano Ceschia trova in Friuli uno degli appuntamenti più significativi dell’estate culturale 2026. A Bottenicco di Moimacco, negli spazi di Villa de Claricini Dornpacher, prende forma una vasta retrospettiva dedicata allo scultore nato a Tarcento e morto a Udine, figura centrale dell’arte regionale del secondo Novecento.

L’esposizione si intitola “Luciano Ceschia. A scala umana” e sarà aperta al pubblico dal 30 agosto al 25 ottobre 2026. L’inaugurazione è fissata per domenica 30 agosto alle 10.30. Il progetto occupa più ambienti della villa alle porte di Cividale del Friuli, costruendo un itinerario che mette insieme opere, studi e materiali legati a circa mezzo secolo di ricerca.

Per il territorio udinese l’iniziativa ha anche il valore di un ritorno: Ceschia resta infatti un nome profondamente intrecciato alla storia artistica della provincia, tra Tarcento, Cividale e Udine, oltre ai numerosi interventi pubblici e ai rapporti con architetti e luoghi del Friuli.

Un percorso pensato per dialogare con gli spazi della villa

La mostra, curata da William Cortes Casarrubios, è stata realizzata con la collaborazione della famiglia dell’artista e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Si inserisce inoltre nel programma “Sculture in villa”, nato per valorizzare il compendio monumentale della dimora e promosso da Alessandro Del Puppo insieme a giovani ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università di Udine.

Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario

L’allestimento è articolato in tre nuclei, ciascuno legato a una diversa lettura del lavoro di Ceschia. Il filo conduttore è il rapporto tra la scultura e lo spazio attraversato dal visitatore, un tema costante nella sua produzione e particolarmente adatto a un luogo come Villa de Claricini.

Nel parco si incontrano opere che lavorano per presenze nette, volumi e segni verticali in relazione con il paesaggio e con l’architettura della villa. Tra i pezzi presenti ci sono Edipo del 1968, alcune grandi verticali realizzate tra anni Settanta e Ottanta e due grandi dischi dello stesso decennio.

All’ingresso del percorso all’aperto troverà posto anche il Disco Rosso del 1976, tra i lavori più riconoscibili dell’artista. L’opera arriva dal Parco del Mare di Lignano Pineta grazie al prestito della società Lignano Pineta, aggiungendo alla rassegna un elemento simbolico della maturità di Ceschia.

Dalla galleria alla limonaia, il lato progettuale e quello più drammatico

Nella galleria il visitatore troverà sculture come Icaro, Sfera in apertura e Sviluppo di una sfera, affiancate da disegni, progetti e documenti che aiutano a leggere il dialogo tra l’opera plastica, l’architettura e lo spazio costruito. In questa sezione compaiono anche gli studi per il Monumento alla Resistenza di Cividale del Friuli del 1975 e per altri interventi realizzati in regione.

Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario

La limonaia concentra invece i lavori che mostrano il versante più intenso e drammatico della sua ricerca. Qui sono collocati i grandi gessi dei Gong da Hiroshima del 1961 e Pegaso abbattuto, opera lignea del 1970. È in questo ambiente che il titolo della mostra, “A scala umana”, si lega non soltanto alla misura del corpo, ma anche a un’idea di vulnerabilità e resistenza.

Una parte importante delle opere arriva direttamente dalla famiglia Ceschia. Al nucleo principale si sommano inoltre tre sculture monumentali provenienti dalla Braida Copetti di Leproso, nel comune di Premariacco, rafforzando il legame della rassegna con il paesaggio e con i luoghi friulani che conservano tracce del suo lavoro.

Il profilo di un protagonista della scultura friulana

Nato a Tarcento nel 1926, Luciano Ceschia si formò anche attraverso esperienze all’estero: fu mosaicista in Jugoslavia tra il 1948 e il 1949 e lavorò come decoratore a Ginevra fra il 1951 e il 1952, entrando così in contatto con l’arte moderna europea. Tornato in Friuli, dal 1953 sviluppò un’intensa attività nella ceramica, cui seguirono dal 1960 le cosiddette ceramiche greificate.

Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario

Un passaggio decisivo arrivò con La Grande porta di Hiroshima, presentata nel 1962 alla XXXI Biennale di Venezia e premiata dal Ministero dell’Industria e del Commercio. Negli anni Sessanta collaborò con architetti come Marcello D’Olivo, Ermes Midena, Gino Valle e Gianni Avon, orientando sempre di più la sua produzione verso una dimensione monumentale.

Dal 1961 prese avvio la stagione dei Gong, dei Dischi e degli Scudi in ghisa e metalli fusi, con il progressivo abbandono della figurazione a favore del motivo circolare, sviluppato poi anche nello studio della sfera nella pietra. Partecipò alle rassegne internazionali di Forma Viva a Pirano nel 1969 e a Labin nel 1971, fino alla grande Sfera in cemento armato di Maribor del 1973, anticipazione di quella realizzata per il Palazzo dei Congressi di Grado nel 1980.

Nel 1975 firmò il Monumento alla Resistenza di Cividale del Friuli, opera che portò l’anno seguente alla cittadinanza onoraria della città. Dalla metà del decennio sviluppò anche la serie delle verticali, stele-totem in ferro e materiali compositi, esposte pure a Vienna nel 1979, e si dedicò all’incisione di medaglie dedicate a fisici e poeti.

Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario

Nel 1984 espose alla Main Hall Gallery di New York. L’ultima mostra alla quale partecipò di persona, dedicata alle sue medaglie, si tenne al Castello di Udine nel luglio 1991. Morì a Udine il 4 novembre dello stesso anno. La rassegna di Moimacco riporta ora al centro della scena friulana un artista che ha lasciato un segno profondo nella cultura visiva del territorio.

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