Forno crematorio di Paderno, in Regione torna il nodo delle dimensioni: Beivars chiede un tetto più basso
Davanti alla III Commissione il comitato dei residenti rilancia: no allo stop dell’impianto, ma sì a un limite molto inferiore alle 8mila cremazioni annue.
Il confronto sul nuovo impianto crematorio di Paderno si riapre partendo da un punto preciso: per i residenti dell’area di Beivars e Godia il problema non è l’esistenza del servizio, ma la sua portata. È questa la linea portata in III Commissione del Consiglio regionale dal comitato Beivars, sostenuto da una petizione che ha superato le 3mila adesioni.
L’audizione, presieduta da Carlo Bolzonello, ha rimesso al centro una questione che a Udine continua a far discutere: il numero di cremazioni previste nel progetto. Il valore massimo indicato per il nuovo impianto arriva infatti a 8mila operazioni all’anno, una soglia che il comitato considera eccessiva rispetto al fabbisogno del territorio.
La richiesta: ridurre il tetto annuale
A illustrare la posizione dei firmatari sono stati Antonella Eloisa Gatta, Daniele Romanello e Fabrizio Vicario. Il messaggio consegnato alla Commissione è stato netto: nessuna domanda di cancellazione dell’opera, ma una revisione del dimensionamento, ritenuto sproporzionato.
Nel corso del confronto sono emersi numeri diversi. Da una parte è stata richiamata una soglia di 4mila cremazioni come possibile livello più contenuto; dall’altra il comitato ha indicato in 2.400 il limite ritenuto compatibile. Vicario ha ricordato anche il piano economico-finanziario dell’investitore, nel quale il punto di equilibrio verrebbe raggiunto con 2.348 cremazioni, mantenendo comunque un margine di redditività.
Traffico, quartieri abitati e vicinanza al Bearzi
Accanto al dato numerico, i residenti hanno insistito sulle conseguenze concrete per la zona est della città. Fra i temi sollevati c’è quello della viabilità, con il passaggio dei carri funebri in un contesto urbano densamente abitato e con la presenza, nelle vicinanze, del polo scolastico Bearzi.
Sul versante ambientale, durante l’audizione i tecnici di Arpa hanno fornito indicazioni rassicuranti, spiegando che i valori rilevati risultano molto bassi e che i controlli proseguono. Ma per il comitato il tema non si esaurisce nelle emissioni: la questione riguarda anche l’impatto complessivo dell’insediamento sul quartiere.
Il nodo politico e giuridico passa dal Comune
L’assessore regionale Riccardo Riccardi ha riportato il dibattito su un piano preliminare: capire se il Comune di Udine, che è titolare del procedimento e concedente, abbia la possibilità di rivedere l’obbligazione contrattuale già assunta. Secondo l’assessore, da questa verifica dipende la possibilità concreta di ridurre la capacità prevista.
Il ragionamento espresso in Commissione è legato al rapporto fra domanda reale e offerta programmata. Se la capacità dell’impianto risultasse molto superiore rispetto alle necessità, per Riccardi avrebbe senso valutarne un contenimento, purché ciò sia giuridicamente praticabile.
Le posizioni emerse in Commissione
Nel dibattito sono intervenuti anche diversi consiglieri regionali. Massimiliano Pozzo ha condiviso l’idea di un piano di coordinamento per il settore, pur evidenziando i dubbi sulla possibilità di limitare la scelta delle famiglie di far rientrare nel proprio territorio la salma di un congiunto per la cremazione.
Serena Pellegrino ha chiesto un chiarimento sugli effetti della legge 182/2025 e sulle eventuali tutele rispetto al cosiddetto turismo delle salme. Vicario ha replicato che il testo era già stato esaminato con l’amministrazione comunale udinese prima dell’approvazione definitiva, ma che il quadro non sarebbe risultato abbastanza chiaro sul tema dei limiti.
Furio Honsell ha definito la vicenda particolarmente delicata, ricordando che durante il suo mandato da sindaco era stata prevista la riqualificazione dell’impianto esistente, senza ulteriore consumo di suolo agricolo. Honsell ha inoltre chiesto elementi sull’operazione economica e sulle tariffe, che secondo Vicario sarebbero allineate a quelle praticate da altri impianti.
Rosaria Capozzi ha parlato di una scelta calata dall’alto, mentre Simona Liguori ha sottolineato il peso politico delle oltre 3mila firme raccolte. Alberto Budai ha invece posto l’attenzione sulla congruità della soglia di 2.400 cremazioni e sul margine di riserva considerato. Da qui anche l’interrogativo, rilanciato da Manuela Celotti, sul perché di una previsione da 8mila cremazioni annue costruita su dodici ore di attività delle due linee.
Dal confronto in Commissione esce quindi una richiesta precisa che riguarda direttamente Udine: aprire una verifica sul progetto di Paderno e capire se il suo perimetro possa essere corretto. Per il comitato, la partita resta aperta proprio su questo punto: adeguare l’impianto a un fabbisogno ritenuto più realistico per il territorio udinese.