Fusine, dal fronte ambientalista nuova richiesta: i maxi live del No Borders vadano altrove
A Udine conferenza stampa con Serena Pellegrino e cinque sigle ambientaliste: nel mirino l’impatto dei concerti nella Conca e le autorizzazioni.
Il dibattito sui concerti del No Borders Music Festival ai Laghi di Fusine si riaccende anche a Udine, dove associazioni ambientaliste e opposizione regionale hanno rilanciato una richiesta precisa: spostare gli appuntamenti più affollati fuori dalla Conca, ritenuta troppo delicata per ospitare eventi da migliaia di persone.
La presa di posizione è stata illustrata nella mattinata del 14 luglio 2026 durante un incontro nel capoluogo friulano. A intervenire è stata la consigliera regionale Serena Pellegrino, vicepresidente della Commissione Ambiente ed esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, affiancata da diverse realtà impegnate sul fronte della tutela naturalistica.
La richiesta partita da Udine
Il punto centrale, per i promotori della contestazione, è la collocazione stessa dei grandi concerti. Secondo Pellegrino e le associazioni, la Conca di Fusine non sarebbe il luogo adatto per manifestazioni di questa portata, perché inserita in un contesto protetto e caratterizzato da un equilibrio ambientale considerato particolarmente vulnerabile.
L’indicazione avanzata è quella di trasferire i live più grandi in zone vicine già segnate dalla presenza umana e meglio predisposte a sostenere afflusso, servizi e mobilità, evitando di concentrare la pressione in un’area di pregio paesaggistico e naturalistico.
Le criticità ambientali evidenziate
Nel corso della conferenza sono stati richiamati diversi elementi ritenuti problematici. Tra questi, il disturbo alla fauna selvatica, compresa l’avifauna, e gli effetti del rumore in una zona che rientra nella Rete Natura 2000. Tra le specie citate figurano anche orsi e lupi, indicati come parte di un habitat da preservare con particolare cautela.
Un altro aspetto sollevato riguarda il carico umano durante gli appuntamenti: Pellegrino ha parlato di circa cinquemila persone per ogni evento, con possibili conseguenze legate al passaggio intenso del pubblico, alla produzione di rifiuti e alla modifica della quiete dell’area.
Nel quadro delle obiezioni è stato richiamato anche il tema dei controlli acustici. Secondo quanto sostenuto dai contestatori, mancherebbero rilevazioni recenti sul rumore da parte di Arpa Fvg, un elemento che, a loro giudizio, renderebbe ancora più prudente la valutazione complessiva dell’impatto.
Le sigle che sostengono la contestazione
Alla richiesta di ripensare la sede dei concerti aderiscono Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Wwf e Mountain Wilderness. La posizione comune espressa a Udine è che definire sostenibile un evento di grandi dimensioni in una simile cornice naturale sia una lettura difficilmente conciliabile con le caratteristiche del sito.
Secondo le associazioni, il rischio è che la tutela dell’ambiente finisca in secondo piano rispetto a esigenze di richiamo turistico e intrattenimento. Da qui l’insistenza su una soluzione alternativa che, a loro avviso, permetterebbe di tenere insieme programmazione musicale e salvaguardia del territorio.
I dubbi sugli iter autorizzativi
Nel confronto è entrato anche il tema delle procedure. Pellegrino ha parlato di perplessità sulla chiarezza e sulla completezza degli iter autorizzativi per eventi di forte impatto organizzati all’interno di una Zona speciale di conservazione, cioè un’area sottoposta a specifiche misure di tutela.
La linea ribadita a Udine è che i Laghi di Fusine debbano restare prima di tutto uno spazio dedicato alla biodiversità, al paesaggio e al silenzio naturale. Per questo il fronte ambientalista chiede una revisione della scelta logistica del festival, lasciando fuori dalla Conca i concerti con maggiore affluenza.