Il Giro passa da Gemona e si ferma per ricordare il sisma: omaggio del Friuli alle vittime del 1976
Nella tappa verso Piancavallo, il momento più significativo è stato il raccoglimento davanti al cimitero di Gemona. Sulla Maglia Rosa una dedica alla memoria friulana.
Non solo sport, ma anche memoria civile. La giornata del Giro d'Italia partita da Gemona del Friuli ha avuto il suo punto più intenso nel momento di raccoglimento davanti al cimitero cittadino, dove la carovana della corsa ha osservato una pausa in ricordo delle vittime del terremoto del 1976.
Nel cinquantesimo anniversario del sisma, la tappa diretta a Piancavallo ha assunto così un significato che per il territorio udinese va oltre la dimensione agonistica. Il passaggio della corsa si è trasformato in un gesto pubblico dedicato a una ferita ancora centrale nella storia del Friuli.
Durante la sosta commemorativa sono state richiamate le quasi mille persone che persero la vita nel terremoto. Nel ricordo è stata inserita anche la figura di Enzo Cainero, tra i nomi più legati all'arrivo del Giro in Friuli. La benedizione è stata impartita da don Tacio Alexandre Puntel, vicario parrocchiale di Gemona.
La dedica sulla Maglia Rosa
Uno dei segni più visibili della giornata è arrivato dalla Maglia Rosa, eccezionalmente personalizzata con la frase "Il Friuli ringrazia e non dimentica". Una scelta voluta per legare la corsa alla ricorrenza del sisma e al percorso di rinascita compiuto dalle comunità friulane.
Alla partenza erano presenti il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e il sindaco di Gemona Roberto Revelant. Fedriga ha evidenziato il carattere particolare dell'iniziativa, spiegando che per questa edizione del Giro la maglia è stata modificata proprio per richiamare una ricorrenza di forte valore simbolico.
Un itinerario che attraversa i luoghi della ricostruzione
La frazione è scattata dalla caserma Goi-Pantanali e ha toccato diversi centri profondamente legati alla storia del dopo terremoto. Il tracciato ha attraversato Venzone, Bordano, Osoppo, Buja, Artegna, Tarcento, Nimis, Tricesimo, Colloredo di Montalbano e Majano, per poi proseguire verso Forgaria nel Friuli, Anduins, Vito d'Asio, Clauzetto, Travesio, Meduno, Maniago, Montereale Valcellina, Aviano, Piancavallo e Barcis.
Per l'area udinese, il passaggio del Giro ha rappresentato anche una vetrina ampia su paesi che hanno costruito nel tempo un'identità forte attorno alla capacità di rialzarsi. In questa chiave la tappa è stata letta come una narrazione del territorio, non soltanto come un evento sportivo di richiamo internazionale.
Le istituzioni presenti a Gemona
Al momento del silenzio davanti al cimitero ha partecipato anche l'assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi, che presiede il Comitato per il 50° anniversario del terremoto. Per Riccardi, proprio quel passaggio ha rappresentato il cuore della giornata, perché ha unito il tributo a chi non c'è più alla testimonianza della forza dimostrata dal Friuli.
L'assessore ha collegato la tappa agli altri appuntamenti organizzati a Gemona per l'anniversario, ricordando tra questi la messa solenne, la seduta straordinaria del Consiglio regionale e il concerto di Andrea Bocelli. Ha inoltre ringraziato il comitato di tappa e i volontari della Protezione civile per l'impegno richiesto da un'organizzazione particolarmente complessa.
Alla partenza e al raccoglimento era presente anche l'assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha seguito il passaggio della Carovana pure a Osoppo e Artegna. Il suo richiamo è andato al rapporto tra sport, identità e memoria, con Gemona indicata come una delle comunità simbolo della rinascita del cratere.
Zilli ha inoltre sottolineato la partecipazione dei cittadini lungo le strade, addobbate per accogliere il Giro, e ha rivolto un pensiero al campione friulano Jonathan Milan. In una giornata segnata dall'entusiasmo popolare, il messaggio più forte è rimasto quello affidato al ricordo: il Friuli ha celebrato il Giro senza separarlo dalla propria storia.
Per Gemona e per l'intero territorio udinese, questa tappa resta così come una pagina di sport intrecciata alla memoria collettiva, con il ciclismo usato anche come occasione per ricordare ciò che il Friuli ha vissuto e ciò che è riuscito a ricostruire.