Udine, dal coma al libro: la storia di Lorenzo e di una ripartenza costruita attorno alla famiglia
Nella quarta puntata di Storie di vita, Patrick Ganzini incontra Lorenzo: il coma, il ritorno in famiglia e il libro sulla sua esperienza.
UDINE – «Io credo di essermi salvato perché ero padre». Nelle parole di Lorenzo, papà friulano di due figlie, c’è il desiderio che ha accompagnato il suo ritorno a casa dopo il coma: ritrovare la bambina che lo aspettava, allora di appena quattro anni.
È lui il protagonista della quarta puntata di “Storie di Vita”, il programma di Nordest24 condotto da Patrick Ganzini, andata in onda mercoledì 28 ottobre alle 20:30. La storia di Lorenzo e del suo ritorno dalla famiglia attraversa il malore del 2015, la riabilitazione, gli incubi e un percorso psicologico che ha cambiato profondamente il suo modo di vivere.
Dall’esperienza è nato anche un libro, “Poteva essere l’ultima foto”: un racconto personale che Lorenzo ha scelto di condividere per aiutare altri pazienti, le loro famiglie e chi lavora nella cura.
Il 25 ottobre 2015 e il coma senza preavviso
La vita di Lorenzo cambia il 25 ottobre 2015. Racconta di essere stato colpito da quello che definisce un «malore epilettico», senza avvisaglie che gli permettessero di immaginare ciò che sarebbe successo.
«Io tutt’oggi non so perché sono finito in coma», spiega a Ganzini. Da quell’episodio è iniziato un percorso legato all’epilessia, una condizione che riferisce essere oggi controllata e che non gli procura grandi problemi nella quotidianità.
All’epoca era padre della sola figlia maggiore, che frequentava l’asilo. Per la famiglia, all’emergenza sanitaria si erano aggiunte immediatamente le necessità di ogni giorno: accompagnare la bambina, organizzare la casa, affrontare domande alle quali nessuno poteva ancora rispondere. Su tutte, l’incertezza sul ritorno del papà.
I giorni in terapia intensiva e il risveglio
Nel ricostruire la fase più grave, Lorenzo racconta che al terzo giorno il suo neurologo aveva perso le speranze.
La moglie, che lavora in ospedale, si era confrontata con una dottoressa esperta di malattie immunitarie. Secondo il suo racconto, da quel confronto era nata la proposta di un trattamento utilizzato anche in ambito autoimmune, poi accettato dall’équipe di terapia intensiva. Una possibilità senza garanzie di successo, che Lorenzo collega al miglioramento successivo.
Descrive tre giorni di coma profondo e altri quattro di coma indotto e colloca il risveglio intorno al 3 novembre. Quando riapre gli occhi, non comprende dove si trovi né perché sia ricoverato.
La crisi, riferisce, gli aveva cancellato circa sei ore di ricordi precedenti. Conservava una memoria vaga del treno preso quel giorno, ma non degli eventi successivi.
Tornare a mangiare e camminare
Il risveglio apre una fase nuova, fatta di difficoltà anche nei movimenti più semplici. Lorenzo ricorda di non riuscire a portare correttamente la forchetta alla bocca: la mano non rispondeva come avrebbe voluto.
Non sapeva ancora se avrebbe recuperato pienamente la capacità di camminare e temeva possibili conseguenze neurologiche. Distingue questo periodo dalla sofferenza psicologica emersa più avanti, pur riconoscendoli come parti della stessa esperienza.
A spingerlo nel recupero era soprattutto il pensiero della figlia.
«Quando tu hai una figlia di quattro anni che ti aspetta a casa, riesci a fare tutto. Diventi una potenza», racconta.
Ricorda il desiderio di rialzarsi e percorrere il corridoio, talvolta anche quando non aveva ancora il permesso. Nella sua testimonianza, ogni tentativo era legato allo stesso obiettivo: riuscire a tornare a casa.
La seconda figlia e il “Lorenzo 2.0”
Dopo l’emergenza, Lorenzo e la moglie hanno scelto di avere una seconda bambina. Una decisione maturata affrontando anche l’incertezza di non sapere se un episodio simile potesse ripetersi.
Lui si definisce “Lorenzo 2.0”, perché sente di essere diventato una persona diversa. La nascita della seconda figlia ha portato nuove energie e nuove responsabilità, insieme alla necessità di conoscere meglio i propri limiti.
Riferisce infatti una maggiore difficoltà nella gestione dello stress e il bisogno di prestare attenzione al riposo e all’affaticamento mentale. Nonostante le difficoltà, della scelta di diventare nuovamente padre dice: «La rifarei cento volte».
La fotografia di Venzone che dà il titolo al libro
“Poteva essere l’ultima foto” nasce da uno scatto che Lorenzo aveva dimenticato di aver realizzato.
Era stato a Venzone, in occasione della festa della zucca, e aveva fotografato il paesaggio al tramonto, pubblicandolo su Facebook. Un anno dopo, il ricordo riproposto dal social lo aveva spinto a riguardare l’immagine e a ricostruirne il momento.
Quella fotografia apparteneva alle ore precedenti il coma, delle quali aveva perso memoria. Avrebbe potuto essere l’ultima della sua vita.
«E invece è stata l’ultima foto della vecchia vita e l’inizio di una nuova», racconta.
Il ricordo della festa resta per lui importante, tanto da esprimere durante la puntata il desiderio di vederla tornare: a quel luogo associa una parte della propria storia, con la quale non è stato facile confrontarsi nuovamente.
Scrivere per mettere ordine e aiutare gli altri
Il libro è arrivato circa dieci anni dopo l’esperienza. Inizialmente Lorenzo cercava qualcuno che lo aiutasse a raccogliere le memorie: aveva frequentato l’istituto d’arte, ma non si sentiva uno scrittore e temeva di non riuscire a esprimere ciò che aveva vissuto.
Racconta di aver poi utilizzato l’intelligenza artificiale come supporto per organizzare e mettere in sequenza il materiale dettato. Tiene però a precisare che i contenuti sono suoi, frutto del proprio racconto.
Rileggendoli, ha compreso che quelle pagine potevano parlare a molte persone: pazienti, familiari, medici e infermieri, ma anche a chi non ha mai affrontato un’esperienza simile.
Tra i messaggi ricevuti, ricorda quello di una lettrice del mondo sanitario che, dopo il libro, gli aveva scritto di voler dedicare maggiore attenzione alle emozioni e alle paure dei pazienti.
Appuntamento mercoledì prossimo alle 20:30
La quarta puntata prosegue così il percorso di “Storie di vita”, dopo l’episodio dedicato ad Alessandro e all’ictus affrontato mentre era con il figlio di quattro anni. Storie diverse, raccontate da Patrick Ganzini, che lasciano spazio anche a ciò che accade dopo l’emergenza: il recupero, gli affetti e il modo in cui cambia la quotidianità.