Majano, truffa del falso carabiniere finisce con il recupero dei gioielli: due donne bloccate in autostrada

Una 79enne del Friuli collinare ha riavuto oro, orologi e contanti sottratti da casa. Il valore complessivo dei beni recuperati è di circa 15mila euro.

04 novembre 2026 11:32
Majano, truffa del falso carabiniere finisce con il recupero dei gioielli: due donne bloccate in autostrada -
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Si è chiusa con la restituzione completa della refurtiva una vicenda che aveva colpito una pensionata di 79 anni del Friuli collinare. A Majano i carabinieri hanno riconsegnato alla donna gioielli, quattro orologi e 500 euro in contanti, beni che le erano stati portati via con un raggiro studiato per sfruttarne la fiducia.

Il valore complessivo di quanto recuperato è stato quantificato in circa 15mila euro. Per la proprietaria, però, il peso di quegli oggetti non era soltanto economico: tra i monili sottratti c'erano anche ricordi personali e familiari.

La fuga intercettata fuori dal Friuli

L'indagine ha portato al fermo di due donne italiane, di 30 e 19 anni, residenti fuori regione, ritenute coinvolte nell'episodio. Le due sono state rintracciate mentre si allontanavano in auto e poi bloccate in area autostradale dopo le ricerche avviate dai militari.

Decisivo è stato il lavoro di ricostruzione del percorso del veicolo, individuato grazie ai sistemi di videosorveglianza dopo il passaggio lungo l'A23 in zona Palmanova. Da lì il monitoraggio si è spostato fino all'A4, dove è stato chiesto anche il supporto della Polizia Stradale di San Donà di Piave.

Il controllo si è concluso nel parcheggio di Roncade Nord, in provincia di Venezia. Durante la perquisizione è stata trovata tutta la refurtiva, poi sequestrata e successivamente restituita alla legittima proprietaria.

Come è stato messo in atto il raggiro

I fatti risalgono al pomeriggio del 7 ottobre. La 79enne aveva ricevuto una telefonata da un uomo che si era presentato come appartenente all'Arma, sostenendo che l'auto della donna fosse stata utilizzata per una rapina.

Con questa scusa, il sedicente carabiniere l'aveva convinta a raccogliere denaro e preziosi presenti in casa, spiegandole che sarebbero serviti per verifiche legate all'indagine. Poco dopo, all'abitazione si è presentata una donna, indicata dagli investigatori come la 30enne, che si sarebbe qualificata a sua volta come carabiniera.

Secondo la ricostruzione, mentre l'anziana veniva distratta, la visitatrice avrebbe cercato altri oggetti di valore nelle stanze dell'abitazione, per poi allontanarsi con oro e contanti. Ad attenderla all'esterno ci sarebbe stata la complice di 19 anni, già pronta in auto per la fuga.

La chiamata al 112 e il ritorno dei beni

Quando si è resa conto di quanto era accaduto, la donna ha contattato subito il 112. Da quel momento è partita la catena di ricerche coordinata dal Comando provinciale dei carabinieri di Udine, con il coinvolgimento della Sezione Operativa della Compagnia di Udine.

A circa un mese dall'episodio, i carabinieri della Stazione di Majano hanno potuto restituirle tutto ciò che era stato sottratto. Un esito non scontato in casi di questo tipo, che nel territorio udinese continuano a riproporre lo stesso schema: utilizzare il nome delle forze dell'ordine per conquistare la fiducia delle persone più fragili.

Le responsabilità delle due indagate saranno valutate nel procedimento penale, nel rispetto della presunzione di innocenza. Per la 79enne, intanto, il ritorno di quei beni ha significato soprattutto recuperare oggetti legati alla propria storia personale.

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