Paularo porta l’Udinese nella rete dei boschi vetusti: riconosciuto il Bosco Vintulins
Tra i primi tre siti regionali ammessi nella rete nazionale c’è anche l’area forestale di Forchiutta, studiata con il supporto dell’Università di Udine.
C’è anche un tratto di montagna della Carnia nel primo ingresso del Friuli Venezia Giulia nella Rete nazionale dei Boschi vetusti. Il riconoscimento riguarda il Bosco Vintulins, nella foresta di Forchiutta a Paularo, affiancato da due aree del Cansiglio.
Per il territorio udinese si tratta di un passaggio significativo sul piano ambientale e scientifico: il sito di Paularo entra infatti in un elenco nazionale riservato a ecosistemi forestali che hanno conservato caratteristiche di lunga evoluzione naturale e grande ricchezza biologica.
L’ufficializzazione è arrivata con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 17 agosto 2026, data che rende definitivo l’inserimento dei tre boschi regionali nella rete dedicata a queste aree di particolare pregio.
Accanto al Bosco Vintulins compaiono Croseraz Val Bona, nel comune di Budoia, e Pian dele Stele, nel comune di Polcenigo, entrambi in Cansiglio. Per la Regione è il primo riconoscimento ottenuto su boschi di proprietà regionale.
Il valore del sito di Paularo nel quadro regionale
La presenza del bosco di Forchiutta tra i tre siti selezionati dà rilievo diretto all’area montana udinese dentro una strategia più ampia di tutela forestale. La scelta è maturata nell’ambito di un lavoro tecnico che ha individuato, tra i patrimoni regionali, le zone con i requisiti richiesti per entrare nella rete nazionale.
L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, ittiche e forestali Stefano Zannier ha attribuito il risultato all’attività sviluppata dal Servizio foreste insieme all’Università degli Studi di Udine, indicando anche l’obiettivo di allargare in futuro il numero dei boschi riconosciuti.
Che cosa distingue un bosco vetusto
Con questa definizione si indicano ambienti forestali composti da specie autoctone e lasciati evolvere per oltre sessant’anni senza interventi umani rilevanti. Sono contesti in cui convivono alberi molto vecchi, esemplari più giovani, piante mature, tronchi in fase di decadimento e legno morto.
Proprio questa complessità rende tali aree preziose sotto il profilo naturalistico. La biodiversità che si sviluppa in questi boschi li rende importanti anche per lo studio dei processi ecologici e per la conservazione degli habitat.
La tutela di questi ecosistemi, nelle indicazioni richiamate dalla Regione, si inserisce comunque in una visione complessiva di gestione sostenibile delle foreste. In questo quadro il legno continua a essere considerato una risorsa rinnovabile di peso per diversi comparti produttivi, dall’arredo all’edilizia fino alla liuteria, oltre al suo ruolo nello stoccaggio della CO2.
Il percorso che ha portato all’iscrizione
Il cammino amministrativo e tecnico parte dal decreto legislativo 34 del 2018 e passa per le linee guida ministeriali approvate nel 2021. La fase concreta è cominciata nel 2022, quando alle Regioni sono state assegnate risorse specifiche per individuare i popolamenti forestali candidabili.
Da quel momento la Regione ha attivato una convenzione con il Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine, chiamato a supportare le attività necessarie per riconoscere le aree con le caratteristiche richieste.
L’analisi ha messo insieme piani di gestione forestale, documentazione relativa a parchi e riserve regionali, studi scientifici, fonti storiche e archivistiche, oltre al confronto con tecnici, Comuni, enti parco e soggetti che seguono le aree protette. Sono stati utilizzati anche dati regionali e rilievi lidar per individuare ulteriori popolamenti di possibile interesse.
Il passaggio del 2025 e i prossimi sviluppi
Un passaggio decisivo era stato compiuto dalla Giunta regionale il 1 agosto 2025, quando aveva recepito gli esiti del lavoro tecnico. In quella sede erano state indicate le tre aree poi trasmesse per l’inserimento nella rete nazionale, insieme a un quarto sito considerato potenzialmente vetusto e quindi da approfondire.
Per l’Udinese, l’ingresso del Bosco Vintulins rappresenta dunque un primo riconoscimento formale di valore nazionale. Il lavoro, però, non si ferma qui: la prospettiva annunciata è quella di ampliare ulteriormente la mappa regionale dei boschi vetusti con il contributo del Servizio foreste e dell’Ateneo friulano.