Piccolo idroelettrico, svolta per le concessioni: da Udine parte la richiesta di regole più lunghe
La decisione del 3 settembre 2026 riguarda le piccole derivazioni. Assimpidro Fvg chiede ora alla Regione di allungare la durata delle. sollecitano la Regione a rivedere le scadenze.
Per le aziende del piccolo idroelettrico attive anche in area udinese si apre una fase nuova. La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la decisione del 3 settembre 2026 nella causa C-653/24, ha chiarito che le piccole derivazioni non rientrano nell’ambito della direttiva Bolkestein.
Il pronunciamento viene letto dal comparto come un passaggio decisivo perché scioglie un nodo che, negli ultimi anni, aveva pesato sulla programmazione industriale. In Friuli Venezia Giulia il tema riguarda da vicino Assimpidro Fvg, realtà affiliata a Confartigianato Udine che riunisce 45 società titolari di oltre 60 concessioni.
Perché la decisione pesa anche sul territorio udinese
Il punto non è soltanto giuridico. Per le imprese, la durata delle concessioni incide direttamente sulla possibilità di pianificare manutenzioni, ammodernamenti e spese di lungo periodo. Quando l’orizzonte temporale si accorcia, anche gli interventi sugli impianti diventano più difficili da sostenere.
Molte delle aziende rappresentate dall’associazione operano inoltre in contesti montani e affiancano all’idroelettrico altre attività produttive. Per questo la questione viene considerata rilevante non solo per la produzione di energia, ma anche per gli equilibri economici e occupazionali di diverse aree del Friuli.
Il nodo aperto dopo le gare sulle grandi derivazioni
L’incertezza era nata a seguito della scelta italiana di mettere a gara le grandi concessioni idroelettriche. Da quel momento si è aperto il dubbio se lo stesso schema dovesse valere anche per gli impianti minori, con interpretazioni non uniformi da una regione all’altra.
Secondo quanto ricorda l’avvocato Cesare Mainardis, consulente di Assimpidro e di associazioni analoghe sul piano nazionale, il Veneto ha deciso di fermare i rinnovi fino al 2029. In Friuli Venezia Giulia, invece, una norma del 2021 ha previsto proroghe molto più contenute, generalmente fino al 2031 e in alcuni casi fino al 2036.
Per il settore si tratta di scadenze troppo ravvicinate per affrontare con serenità sia gli interventi ordinari sia quelli straordinari. Da qui, spiegano le imprese, il rallentamento di investimenti che richiedono tempi lunghi per essere sostenibili.
La richiesta alla Regione dopo la sentenza
Alla luce del verdetto europeo, Assimpidro Fvg chiede ora alla Regione Friuli Venezia Giulia di modificare l’attuale impianto normativo. L’obiettivo indicato è tornare a una durata più ampia delle concessioni, con un orizzonte di almeno vent’anni.
Gianna Cimenti, presidente dell’associazione, definisce la sentenza un risultato importante perché mette ordine in una materia che aveva lasciato le aziende in una condizione di forte incertezza. La richiesta al legislatore regionale nasce proprio da questa nuova chiarezza interpretativa.
Cimenti sottolinea anche il lavoro svolto dalle imprese friulane per portare il tema all’attenzione europea. Le loro ragioni, spiega, sono state sostenute attraverso un percorso che ha coinvolto professionisti e operatori economici di altri Paesi, tra cui Germania e Francia, intervenuti nel giudizio contro l’obbligo di gara applicato all’idroelettrico.
Investimenti e montagna: cosa può cambiare adesso
Per Confartigianato Udine la decisione apre uno spazio concreto per rilanciare gli investimenti su impianti da mantenere efficienti, sicuri e tecnologicamente aggiornati. Il presidente Graziano Tilatti collega l’esito della vicenda al lavoro di rappresentanza portato avanti dal sistema associativo insieme alle imprese.
Tilatti richiama anche il ruolo storico dell’idroelettrico in Friuli Venezia Giulia, ricordando l’eredità delle opere promosse da Arturo Malignani tra Ottocento e Novecento. In questo quadro, le piccole centrali continuano a essere considerate una presenza significativa per la produzione energetica e per il lavoro, soprattutto nelle zone montane.
Il passaggio successivo, ora, sarà tutto regionale. Dopo la pronuncia della Corte Ue, il comparto chiede che anche in Friuli Venezia Giulia si traduca il chiarimento giuridico in regole capaci di dare stabilità alle imprese e continuità a un settore radicato nel territorio.