A Ragogna memoria del Friuli e canti alpini: omaggio a Sante Boscarello con Capuozzo
Nella chiesa del paese una serata dedicata al reduce friulano della campagna di Russia, nel programma per i 50 anni dal terremoto del 1976.
La memoria del terremoto del 1976, a Ragogna, è passata anche attraverso la musica e il racconto. Nella chiesa della Natività della Beata Vergine Maria il pubblico ha seguito una serata costruita attorno ai canti alpini e al ricordo di Sante Boscarello, figura legata alla campagna di Russia e simbolo di una generazione segnata dalla guerra.
L’appuntamento ha unito la dimensione civile a quella culturale, inserendosi nel calendario che in Friuli accompagna il cinquantesimo anniversario del sisma. Non solo commemorazione, dunque, ma un momento pensato per tenere insieme identità, ricostruzione e memoria condivisa.
Il concerto nella chiesa di Ragogna
Protagonista della serata è stato il Coro della Brigata Alpina Julia 1982-1984, affiancato dalla voce recitante di Toni Capuozzo e dal pianoforte del maestro Glauco Venier. La formula scelta ha alternato esecuzione musicale e parole, seguendo un filo narrativo legato alla storia del territorio e alle sue ferite.
Il programma ha attraversato repertori alpini, richiami alle tradizioni popolari e pagine capaci di evocare il rapporto profondo tra il Friuli e la propria storia. L’omaggio a Boscarello ha dato un centro preciso alla serata, trasformando il concerto in un tributo personale ma anche collettivo.
Un tassello delle iniziative per i 50 anni dal sisma
Ragogna rientra così tra i luoghi che in queste settimane stanno ospitando eventi dedicati al ricordo del terremoto e della ricostruzione. In varie località friulane il cinquantesimo anniversario viene raccontato attraverso incontri pubblici, iniziative culturali e appuntamenti musicali, con l’obiettivo di rileggere una vicenda che ha segnato in profondità le comunità.
In questo percorso si inseriscono anche altri momenti già proposti sul territorio, come il concerto “Con il cuore nello zaino”, anch’esso legato alla stessa memoria. La scelta di affidare il racconto alla musica e alle testimonianze conferma la volontà di mantenere vivo un patrimonio che riguarda l’intero Friuli.
Il significato pubblico della serata
All’incontro era presente anche l’assessore regionale alla Salute e alla Protezione civile Riccardo Riccardi, che ha evidenziato il valore dell’iniziativa nel quadro delle celebrazioni dedicate ai cinquant’anni dal sisma. Il riferimento è alla capacità di far convivere in un unico evento il ricordo del terremoto, il cammino della ricostruzione e la storia degli alpini.
La serata di Ragogna ha mostrato proprio questo intreccio: la memoria delle prove affrontate dal Friuli, il peso delle biografie individuali e il bisogno, ancora oggi, di ritrovarsi attorno a simboli riconoscibili. In un luogo carico di significato come la chiesa del paese, il concerto ha restituito alla comunità un’occasione di riflessione oltre che di partecipazione.
Per il territorio udinese, iniziative di questo tipo hanno anche il merito di riportare al centro storie e voci che appartengono alla memoria locale. Il nome di Sante Boscarello, affidato ai canti, alla narrazione di Toni Capuozzo e al pianoforte di Glauco Venier, è diventato così il punto di incontro tra passato personale e memoria collettiva friulana.