Regeni, da Udine la richiesta di non archiviare il verdetto di Roma: l’intervento di Moretuzzo
Il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG lega la sentenza sul ricercatore friulano alla responsabilità delle istituzioni italiane ed europee.
La decisione arrivata da Roma sul caso di Giulio Regeni riporta al centro anche il Friuli, terra da cui proveniva il ricercatore e che da anni segue con partecipazione la sua vicenda. Nel dibattito politico regionale è intervenuto Massimo Moretuzzo, che invita a considerare il pronunciamento della Corte d’Assise come un passaggio destinato a pesare nel tempo.
L’esponente del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, nella giornata del 29 settembre 2026, ha sottolineato che il verdetto rappresenta un riferimento ormai solido nella ricostruzione dei fatti. Il suo messaggio, però, va oltre il commento alla sentenza: il timore espresso è che, dopo questo snodo giudiziario, l’attenzione pubblica possa nuovamente affievolirsi.
Il richiamo che parte dal Friuli
Nel suo intervento, Moretuzzo collega il nome di Regeni a questioni che toccano direttamente una comunità democratica: la libertà della ricerca, il valore della conoscenza e il diritto di cercare la verità senza intimidazioni. Per questa ragione, osserva, non si tratta di una vicenda confinata al dolore familiare, ma di un tema che riguarda l’intero Paese.
Il riferimento al ricercatore friulano assume quindi anche un significato civile e pubblico. Da Udine e dal Friuli Venezia Giulia, il caso continua a essere letto non solo come una tragedia personale, ma come un banco di prova per la tenuta dei principi democratici.
Che cosa rappresenta la sentenza secondo Moretuzzo
Secondo il capogruppo regionale, la decisione della Corte d’Assise non chiude tutto. Il dolore dei familiari resta intatto e rimangono questioni ancora aperte. Tuttavia, nelle sue parole, il pronunciamento fissa un elemento che non può più essere aggirato nel racconto giudiziario della vicenda.
Moretuzzo insiste sul fatto che si arrivi a questo risultato dopo anni segnati, a suo giudizio, da ostacoli e reticenze. In questo quadro, riconosce un ruolo decisivo alla determinazione della famiglia Regeni, che ha continuato a chiedere verità e giustizia con continuità.
Il senso politico del suo intervento sta proprio qui: la sentenza, per quanto non sufficiente a sanare la ferita, viene indicata come un punto di riferimento preciso nel percorso verso l’accertamento delle responsabilità.
La richiesta alle istituzioni
Nel passaggio finale della presa di posizione, Moretuzzo chiama in causa le istituzioni italiane ed europee. L’idea espressa è che la verità emersa in sede giudiziaria non possa restare senza effetti sul piano politico e istituzionale.
A nome dell’intero gruppo consiliare del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, il capogruppo lega inoltre il caso Regeni alla credibilità delle democrazie, misurata anche dalla capacità di difendere diritti umani e libertà fondamentali quando vengono messi in discussione.
Nelle stesse ore sono arrivate anche altre prese di posizione dal panorama politico regionale, tra cui quelle di Rosaria Capozzi e Furio Honsell. Il tema, dunque, resta pienamente aperto anche in Friuli Venezia Giulia, dove il verdetto di Roma viene letto come un passaggio da non lasciare scivolare nel silenzio.