Richiami al Friuli e alla montagna sui latticini: multa da 67mila euro a un’azienda dell’Alto Friuli
Verifiche dei Carabinieri del Centro Anticrimine Natura di Udine: contestate etichette e messaggi promozionali sull’origine di latte, burro e formaggi.
Un richiamo al territorio friulano e all’ambiente di montagna che, secondo gli accertamenti, non corrispondeva alla provenienza reale delle materie prime. È questo il punto centrale della sanzione amministrativa da circa 67mila euro elevata a carico di un’azienda lattiero-casearia dell’Alto Friuli.
L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Centro Anticrimine Natura di Udine, con il supporto del Comando Provinciale, nell’ambito dei controlli dedicati alla filiera agroalimentare e alla correttezza delle informazioni rivolte ai consumatori.
Il nodo: origine del latte e immagine dei prodotti
Secondo quanto contestato, alcuni prodotti sarebbero stati presentati in modo tale da evocare una filiera locale e montana, mentre il latte utilizzato non proveniva dal Friuli. Tra i casi esaminati c’è quello del burro associato alla dicitura “montagna”, pur essendo ottenuto con ingredienti arrivati interamente da fuori regione.
Per gli investigatori, anche il materiale promozionale e il contesto commerciale contribuivano a rafforzare questa percezione. Lo spaccio aziendale si trova infatti in area montana e il sito dell’impresa richiamava scenari di prati e pascoli locali, con riferimenti capaci di suggerire al cliente un legame diretto con il territorio.
Le contestazioni su burro e formaggio
Nel dettaglio, il latte indicato come ingrediente principale per alcuni articoli sarebbe arrivato da allevamenti intensivi della Pianura Padana. Un altro rilievo riguarda un formaggio presentato con una denominazione che richiamava la tradizione delle zone montane, ma realizzato con latte di provenienza estera.
In questo secondo caso, la materia prima sarebbe stata importata dai Paesi Bassi tramite un intermediario francese. Elementi che, nella ricostruzione degli accertatori, si discostavano dall’immagine complessiva proposta al pubblico al momento della vendita.
La norma richiamata e l’importo della sanzione
Ai rappresentanti dell’azienda è stata contestata la violazione dell’articolo 7 del Regolamento UE 1169/2011, che disciplina la correttezza e la trasparenza delle informazioni sugli alimenti. La misura economica complessiva sfiora i 67mila euro.
Il calcolo, viene spiegato, è stato effettuato tenendo conto anche del volume d’affari dell’impresa, indicato in circa 5 milioni di euro. La disciplina entrata in vigore nel 2026 prevede, per i casi più gravi di comunicazione ingannevole sui prodotti alimentari, importi che possono arrivare fino al 3% del fatturato annuo, con un limite massimo fissato a 100mila euro.
Perché il controllo riguarda da vicino anche il territorio udinese
Per una provincia come quella di Udine, dove il valore delle produzioni locali e dell’identità agroalimentare è particolarmente sentito, verifiche di questo tipo hanno un peso che va oltre il singolo verbale. La corretta indicazione dell’origine delle materie prime incide infatti sulla fiducia di chi acquista e sulla tutela di chi lavora davvero in filiere territoriali riconoscibili.
L’attività dei Carabinieri si inserisce proprio in questa linea: contrastare presentazioni commerciali che possano alterare la percezione del consumatore e difendere, allo stesso tempo, i prodotti tipici e le realtà che legano in modo autentico la loro produzione al Friuli e alla montagna.