Da San Giorgio un unico polo per i fanghi: così cambia anche il servizio idrico nell’Udinese
Entrato nella fase operativa l’impianto regionale da 13 milioni: potrà trattare fino a 20mila tonnellate l’anno, limitando i trasferimenti fuori Friuli Venezia Giulia.
Per l’Udinese e per l’intero sistema idrico regionale si apre una fase nuova nella gestione dei residui della depurazione. A San Giorgio di Nogaro è infatti pronto il nuovo hub destinato ai fanghi, un’infrastruttura che accentra in Friuli Venezia Giulia un’attività finora in parte affidata a soluzioni esterne al territorio.
La struttura, realizzata con un investimento complessivo di 13 milioni di euro, è gestita da CAFC sotto il coordinamento di AUSIR. In questa fase è in corso il collaudo tecnico che precede l’entrata a pieno regime dell’impianto, progettato per una capacità fino a 20mila tonnellate annue di fanghi disidratati.
Per un’area come quella udinese il tema non è secondario: CAFC è il principale gestore dell’acqua in regione e la disponibilità di un polo dedicato consente di riorganizzare in modo più stabile un passaggio delicato del ciclo di depurazione. L’obiettivo è ridurre il ricorso a conferimenti fuori regione e alleggerire il peso dei trasporti.
Un impianto che centralizza il trattamento
I fanghi sono il materiale residuo che rimane dopo il trattamento delle acque reflue. Finora una parte di questi quantitativi veniva inviata oltre i confini regionali oppure destinata ad altri impieghi, con costi logistici elevati e una gestione meno lineare.
Il nuovo polo di San Giorgio di Nogaro nasce proprio per concentrare questo segmento in un solo sito, in posizione funzionale rispetto ai diversi territori serviti. Secondo quanto comunicato da AUSIR e CAFC, la centralizzazione permetterà una gestione più efficiente, con benefici sia sul piano organizzativo sia su quello economico.
L’impianto utilizza un sistema di essiccamento a bassa temperatura di ultima generazione. Tra gli effetti attesi vengono indicati la diminuzione del materiale da inviare a recupero esterno, una migliore gestione dei consumi e condizioni operative più controllate grazie ai sistemi di trattamento dell’aria collegati al processo.
Che cosa significa per il territorio udinese
Per Prima Udine il dato più rilevante è l’impatto sul servizio che interessa anche i Comuni dell’area udinese. Disporre di un’infrastruttura regionale dedicata significa poter contare su una filiera più vicina e meno esposta alle criticità legate al mercato esterno dello smaltimento.
La disponibilità di un unico hub può inoltre tradursi in una maggiore prevedibilità dei costi di trattamento e in una minore dipendenza da destinazioni lontane. In un settore tecnico ma essenziale, la possibilità di chiudere il ciclo all’interno del Friuli Venezia Giulia rappresenta un passaggio strutturale.
Il cantiere PNRR e i tempi rispettati
L’opera è stata sostenuta per 10 milioni di euro con fondi PNRR. Il cantiere era partito il 4 marzo 2024 ed è arrivato al completamento entro la tempistica prevista, elemento che AUSIR evidenzia come significativo nel quadro degli interventi finanziati dal Piano nel comparto idrico regionale.
Il presidente di AUSIR Andrea Delle Vedove ha sottolineato che il risultato conferma la capacità del sistema idrico integrato regionale di trasformare la programmazione in opere concluse, attraverso il lavoro condiviso tra ente di governo, gestore e amministrazioni coinvolte.
Energia prodotta in sito e infrastrutture già presenti
Il progetto include anche una componente energetica rilevante. È previsto infatti un impianto fotovoltaico da 600 kW, con una produzione annua stimata oltre i 660mila kWh di energia rinnovabile, a supporto del funzionamento complessivo della struttura.
Nel processo viene inoltre valorizzata l’anidride carbonica generata durante l’essiccamento, impiegata per alimentare il sistema energetico interno. La scelta del sito di San Giorgio di Nogaro non è casuale: qui erano già presenti il grande depuratore, la trigenerazione e il servizio di ricezione dei fanghi liquidi provenienti da tutta la regione.
Secondo CAFC, la disponibilità dell’hub modifica in modo stabile la gestione del servizio, offrendo una risposta locale e continuativa nel rispetto degli standard ambientali. La nuova struttura, oltre a rafforzare il ruolo di San Giorgio di Nogaro come riferimento regionale, apre anche a possibilità di riutilizzo alternative rispetto alla sola destinazione agricola.